Ghirardelli scende in campo alla guida del settore giovanile del Ravenna Women

Calcio B femminile / La ex giocatrice di Lugo, Imola, Cervia e Ravenna rivestirà il ruolo di responsabile del vivaio giallorosso: «E’ un progetto ambizioso al quale sono convinta di potere dare un contributo importante»

Alessandra Ghirardelli

Il nuovo responsabile del settore giovanile del Ravenna Women, Alessandra Ghirardelli

Il Ravenna Women continua nell’opera di costruzione delle basi per un progetto solido, duraturo e di prospettiva. Dopo l’insediamento del direttore generale Sollima si aggiunge un altro tassello all’organigramma societario. Scende in campo infatti Alessandra Ghirardelli, che occuperà un ruolo di assoluto rilievo nello scacchiere giallorosso, quello di responsabile del settore giovanile femminile.

La neo-dirigente ha alle spalle una lunghissima carriera da giocatrice sempre ad alto livello, avendo giocato sia in B che in A con la maglia del Lugo con la quale ha vinto anche una Coppa Italia, prima di passare a Imola, Cervia, Ravenna. In seguito ha passato un’esperienza anche come allenatrice di settori giovanili maschili e ora è pronta ad affrontare con la consueta determinazione anche la nuova avventura. «E’ un compito difficile – spiega – ma sono molto stimolata. Sono convinta che ci sia la possibilità di creare qualcosa di nuovo ed entusiasmante. E’ un progetto ambizioso al quale sono convinta di potere dare un contributo importante. Credo che Ravenna sia un terreno molto fertile per il calcio femminile: negli ultimi mesi ho fatto attività promozionale nelle scuole e ho avuto riscontri molto positivi. Al di là del calcio è importante il lavoro che può essere fatto a livello emotivo e di crescita delle ragazze: sono i valori basilari dello sport».

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Grande visibilità al calcio femminile viene data anche dalla partecipazione al mondiale della nazionale, uno sport che in Italia però ha sempre vissuto un alone stereotipato: «Può essere un anno importante per lo sviluppo di questo sport in Italia. Oramai non è più considerato un ghetto dove a calcio giocavano solo le ragazze più mascoline, anzi i tempi sono maturi per avere più apertura mentale. Al riguardo posso dire di essere un esempio, avendo sempre giocato a calcio, ma riuscendo a coniugare anche una vita “normale”: mi sono sposata, ho avuto un figlio, una famiglia. Non è quindi uno sport che precluda qualcosa, anzi tutt’altro».

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