L’evento del mese è la riapertura del Galli a Rimini, ma c’è anche altro

Federico Buffa

Federico Buffa

La costellazione teatrale romagnola – quell’insieme caotico di luci nascoste spesso nei luoghi più inaspettati – si arricchisce di un nuovo punto. È la notizia principale di ottobre, in campo teatrale: nel cuore di Rimini riapre l’Amintore Galli. Il teatro riminese di piazza Cavour torna alla vita dopo essere stato bombardato (dagli alleati, nel ’43), saccheggiato, demolito e trasformato in palestra. Sono passati 75 anni, ma finalmente, il prossimo 28 ottobre, si alzerà nuovamente il sipario. Il restauro, affidato a Pier Luigi Cervellati, era iniziato nel 2014.
Com’è naturale, si faranno le cose in grande . A 48 ore dal “vernissage” in gran stile con la mezzosoprano Cecilia Bartoli (vincitrice di 5 Grammy Award, per capirci), il Galli ospiterà uno dei più grandi interpreti italiani viventi, Toni Servillo. Il 30 ottobre, assieme al fratello Peppe, Servillo porta in scena La parola canta, uno spettacolo ormai datato (il debutto risale al 2015), ma molto apprezzato da pubblico e critica. I fratelli, accompagnati dal Solis String Quartet, proporranno una selezione di musica, poesie e canzoni per cantare lei, Napule mille culure. Un ritorno alle origini per Toni Servillo: il colore del dialetto partenopeo, contenuto nei testi di Mimmo Borelli, Raffaele Viviani e Michele Sovente, sarà il miglior farmaco per dimenticare l’ultima grigia interpretazione di Loro.

Saliamo a Ravenna. L’apertura di stagione è affidata a un altro grande interprete del teatro italiano, Marco Paolini. Avevo già accennato il mese scorso a questo spettacolo, Tecno-Filò, in scena all’Alighieri dal 29 ottobre all’1 novembre, per cui non mi dilungherò troppo. Negli ultimi anni Paolini sta seguendo un curioso filo tematico “scientifico” – penso all’indimenticabile ITIS Galileo, o all’ultimo Numero Primo – come per smarcarsi dell’etichetta di “teatro civile” che ha segnato l’inizio della sua carriera. Dopo aver raccontato il passato del nostro disgraziato Stivale, Paolini si lancia ora a immaginare un futuro, osserva in controluce questo “tempo crisalide” per cercare di capire dove ci sta portando la deriva tecnologica.

Dal 2 al 20 ottobre il Rasi sarà invece segnato dalla lunga residenza di Macbetto, o la chimica della materia. Roberto Magnani del Teatro delle Albe firma la regìa di questo adattamento testoriano, in collaborazione con Consuelo Battiston di Menoventi ed Eleonora Sedioli dei Masque. Lo spettacolo ha debuttato lo scorso 14 settembre al Guattari di Forlì, e l’accoglienza pare essere stata molto buona. Dopo Odisèa e E’ bal, Magnani ritrova in questo autore scomodo e paradossale (ciellino e omosessuale, credente e bestemmiante) un’eco estetica profonda – lo stesso gusto per lo scandaloso, il viscerale, l’oscuro – e una profonda riflessione su una lingua teatrale radicalmente “altra”.

Chiudo il beadeker con la segnalazione di un autore non strettamente teatrale, ma che si è dimostrato capace di saper raccontare storie ed ammaliare il pubblico più di molti altri professionisti. Il 19 ottobre, al Masini di Faenza, Federico Buffa porta lo spettacolo A Night in Kinshasa (tralascio con galanteria le imprecazioni sorte nel leggere un titolo così brutto), firmato assieme alla regista Maria Elisabetta Marelli. In questo spettacolo che ha debuttato la scorsa stagione, Buffa ricostruisce la storia di quello che, a detta di molti esperti, è stato il più importante incontro di boxe della storia. È il 1974, siamo nello Zaire del dittatore Mobutu. Muhammad Ali, 32 anni, sfida il campione del mondo in carica George Foreman, 25enne; li seguono dal vivo 100 mila spettatori. “The Rumble in the Jungle” non fu un semplice incontro di boxe. Come tutti i grandi eventi sportivi condensò in sé motivi sociali, politici, ideologici, finendo per segnare indelebilmente l’atmosfera del periodo. Starà a Buffa districare tutti i fili e consegnare al pubblico il significato profondo di questo incontro fra giganti.

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