Due spettacoli di area tedesca per questo mese di passaggio

Madrecoraggio TeatroCome diceva Gramsci, «il vecchio è morto e il nuovo non può nascere». Ecco una citazione colta e assolutamente gratuita per descrivere questo ottobre nei teatri romagnoli. Periodo di passaggio, ottobre è una soglia indecisa, che non ha più la spensieratezza dei festival estivi né ancora la voglia per iniziare a far sul serio con le stagioni ufficiali. Perciò le primizie di stagione sono tarde e rare, sebbene di alta qualità.

Il 28 ottobre, il Goldoni di Bagnacavallo inaugura la sua stagione con Maria Paiato (doppio premio Ubu nel 2004 e 2005, premio Duse 2009, nella foto) con un classicissimo di Brecht, Madre Courage e i suoi figli. Una grande produzione (10 attori sulla scena) che ha debuttato a inizio estate al Napoli Teatro Festival, per la regìa del napoletanissimo Paolo Coletta. Con Madre Courage siamo nel cuore dell’opera brechtiana: il teatro epico, in una delle sue massime espressioni, fa riflettere lo spettatore sulle cause e sulle miserie della guerra e, prendendo lo spunto narrativo da un romanzo di Grimmelshausen, istituisce un’analogia fondamentale fra Seconda Guerra Mondiale (Brecht lo scrive fra il ’38 e il ’39, prevedendo lo scoppio del conflitto di qualche mese) e Guerra dei Trent’anni. Se non ricordate cos’è la Guerra dei Trentanni, è stata quella guerra politico-religiosa che ha dilaniato l’Europa fra il 1618 e il 1648.

Rimaniamo in area tedesca anche con il secondo spettacolo, al Galli di Rimini il 30 ottobre. Si tratta del riallestimento, a 18 anni di distanza, de Il nipote di Wittgenstein . Storia di un’amicizia con Umberto Orsini (che proprio con questo spettacolo si aggiudicò l’Ubu nel 2001). Interessante notare che il regista francese che firma questo allestimento, Patrick Guinand, ha conosciuto personalmente Thomas Bernhard, l’autore del romanzo riadattato per la scena.
Il nipote di Wittgenstein è uno dei lavori più letti dell’autore austriaco, un’opera tarda scritta nel 1982. Come di consueto in Bernhard, si tratta di un monologo fiume, una verbigerazione ai limiti dell’autismo, nel quale l’autore racconta il legame che lo unì a Paul Wittgenstein, nipote del celebre filosofo, durante la degenza in una clinica psichiatrica. Riflessioni sull’amicizia, sulla lucidità della follia, sul dolore della separazione: tutto questo interpretato da uno dei più esperti attori italiani, in scena assieme a Elisabetta Piccolomini.

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