Ritornano le stagioni, spazio dal potere terapeutico

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“Gli sposi”, foto di Franco Rabino

Il teatro come luogo di cittadinanza attiva; come presidio di resistenza culturale; come tempio di conservazione per opere altrimenti destinate all’oblio; come spazio per l’esercizio di una mentalità critica. Ne ho sentite tante negli ultimi mesi, e devo dire che non lo so. In tempi di granitiche certezze (sono i tempi più confusi a sviluppare i dogmatismi più forti), io devo dire che: non lo so.

Non credo che andare a teatro renda migliori; non credo che farlo significhi essere più integri o al limite più intelligenti. Io credo (perché lo provo) solo al potere terapeutico del teatro, del suo buio, del suo odore, della sua scomodità. Della sua noia mortale, a volte. Allora forse il teatro come spazio di sospensione, dove poter essere soli-in-compagnia (perfetto connubio per misantropi autofobici), dove poter silenziare, per qualche ora, quel fastidioso acufene che si chiama mondo.

Dunque isoliamoci insieme questo novembre. I teatri romagnoli offrono alcuni appuntamenti ghiotti.

Il Bonci di Cesena propone due spettacoli degni di nota. Dal 7 al 10 novembre è in cartellone Falstaff e il suo servo, per la regìa di Antonio Calenda. Lo spettacolo vede impegnati due giganti come Franco Branciaroli e Roberto Herlitzka in omaggio ad uno dei personaggi più indimenticabili di Shakespeare, quell’irresistibile ciccione di Falstaff, appunto. (Una ripassata del classico di Orson Welles, Chimes at Midnight, è sicuramente consigliata).
Dal 21 al 24 torna in scena Winston vs Churchill, ottimo spettacolo scritto da Carlo Gabardini, per la regìa di Paola Rota, sostenuto dalla buona interpretazione di Giuseppe Battiston. L’irascibile primo ministro inglese, celebre per i suoi aforismi taglienti e per la sua vita sregolata, affronta col consueto humour una schermaglia dialettica contro la sua infermiera, interpretata da Maria Roveran.

Spostiamoci agli Atti di Rimini, dove il 20 novembre arriva quello che, probabilmente, è il più interessante appuntamento del mese. Parlo de Gli sposi, romanian tragedy, di Frosini/Timpano. La coppia romana continua il suo serrato confronto con la decostruzione della Storia e della sua narrazione, questa volta per raccontare la triste fine di Ceauşescu e della sua consorte, Elena Petrescu, senza lesinare echi grotteschi, umor nero, ricordi dell’Ubu di Jarry. Lo spettacolo è basato su un testo di David Lescot, drammaturgo francese.

E infine arriviamo il 26 novembre a Ravenna, per uno spettacolo che è già diventato un classico grazie al suo grande interprete. Parlo di Elvira, omaggio di Toni Servillo al grande attore francese Louis Jouvet, traduzione di un testo di Brigitte Jacques del 1986. Assieme a Petra Valentini, Francesco Marino e Davide Cirri, Servillo riporterà in vita una grande lezione di teatro e di recitazione, realmente tratta dalle lezioni di Jouvet, che nella Parigi del 1940, occupata dai nazisti, insegnava alla sua allieva Claudia come interpretare la famosa scena dell’addio di Donna Elvira nel Dom Juan di Molière.

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