Novembre e quella sensazione quasi erotica nel tepore della platea

1984 Matthew Lenton

Una scena da “1984” di Matthew Lenton

Si parla molto – e giustamente – di teatro come luogo civile, politico e poetico. Come una boa di bellezza il teatro resiste ai marosi dello squallore, in questo paese in piena tempesta metaforica. Si parla meno, però, del teatro come rifugio alle tempeste vere e proprie; e non è una qualità da sottovalutare. Con novembre torna finalmente quella sensazione morbida, quasi erotica, di rilassamento nel tepore della platea; quel lasciarsi carezzare dalle sedute di velluto e dalle parole degli attori, nel buio uterino del teatro. E allora vediamo cosa offre la nostra bella provincia per i freddolosi romagnoli amanti della prosa.

Partiamo dalla bassa, dove la nebbia punge di più. Al teatro Socjale di Piangipane, il 10 novembre, Elena Bucci porta un suo monologo, Di terra e d’oro, che aveva debuttato l’anno scorso. Accompagnata dal violino e dalla tastiera di Dimitri Sillato, l’attrice delle Belle Bandiere riflette sul tema del lavoro; ma lo fa senza inutili “civilismi”, con la consueta grazia che intreccia ricordi personali, attinti dalla lunga esperienza teatrale, e il racconto dei lavori “umili” del passato.

Ci spostiamo di poco, al Comunale di Russi, con una produzione dello Stabile di Torino: il 16 novembre il regista Valerio Binasco affronta l’Arlecchino servitore di due padroni, un classico del repertorio goldoniano. A vestire i panni dell’ingordo bifronte sarà un interprete poliedrico come Natalino Balasso che, come tutti gli altri attori della troupe, eviterà l’uso della maschera per dare una tinta più malinconica e realistica alla commedia.

Passando alle città, bisogna citare almeno quattro spettacoli che si annunciano molto interessanti. Al Rasi di Ravenna, dal 27 novembre al 6 dicembre, va in scena la nuova produzione del Teatro delle Albe, Fedeli d’amore. Reduce da un recente tour a Timişoara, questo “polittico” di Marco Martinelli torna a Dante, nella breve parentesi che ci separa dal Purgatorio della prossima estate. Ermanna Montanari darà voce alle visioni allucinate di un Dante moribondo, accompagnata dalla musica di Luigi Ceccarelli e Simone Marzocchi.

Al teatro degli Atti di Rimini sono due gli appuntamenti notevoli. Il 20 novembre andrà in scena Porpora del Teatro Valdoca, un rito sonoro “per cielo e terra” che mette assieme il talento poetico di Mariangela Gualtieri e quello musicale del pianista milanese Stefano Battaglia. Datato 2016, diretto da Cesare Ronconi, è l’occasione buona per recuperare una tappa importante della teatrografia del gruppo cesenate.

“Retrospettivo” anche l’incontro del 23 novembre. Lo spettacolo si chiama Avevo un bel pallone rosso, e fu scritto da Angela Demattè nel lontano 2009, vincendo il premio Riccione. Nel 2011 Carmelo Rifici firmò la prima regìa di questo spettacolo fortunatissimo, vincitori di premi internazionali, che racconta la vita di Margherita (“Mara”) Cagol, brigatista trentina compagna di Renato Curcio, e il suo difficile rapporto col padre, cattolico e conservatore. Oggi Rifici lo riporta in scena, con Andrea Castelli e Francesca Porrini.

Chiudo il baedeker a Cesena, con una nuova produzione Ert rivolta al futuro – se non già al presente. Al Bonci, dal 22 al 25 novembre, va in scena 1984, adattamento del capolavoro di Orwell curato dal regista britannico Matthew Lenton e dalla giovanissima Martina Folena. Dire che il libro di Orwell è ancora attuale è già di per sé un grido d’allarme abbastanza forte. Con qualche forzatura, Lenton si sofferma sulla pervasività dei social network, grandi fratelli digitali che, anche quando non ce ne accorgiamo, raccolgono informazioni sui nostri gusti e li condividono con le aziende, e che hanno modificato profondamente le dinamiche del dibattito pubblico. Staremo a vedere.

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