Maggio con il contagocce per chi cerca l’aria viziata delle platee

Masque Teatro

Masque Teatro

Maggio è un mese duro per tutti i produttori di istamina come il sottoscritto. I pollini cominciano a danzare nell’aria, penetrano nel naso invisibili, scatenano reazioni allergiche, malumori e allegre risate fra gli astanti. Non ho mai trovato nulla di simpatico nelle vaganti “manine” con cui Fellini decide di aprire il suo Amarcord. Purtroppo questo mese teatrale non offre grande sollievo agli allergici: le programmazioni invernali sono quasi tutti finite e i festival estivi devono ancora iniziare. La benedizione dell’aria viziata delle platee, unica oasi di pace per noi, giunge col contagocce.

Partiamo da Cesena. Il Bonci chiude la stagione con due appuntamenti interessanti. Il primo è uno spettacolo del Teatro Valdoca, Non se ne vadano docili in quella buona notte (11-12 maggio). Cesare Ronconi firma la regìa di uno spettacolo scritto da una delle più talentuose poetesse italiane, la “nostra” Mariangela Gualtieri. Come suggerisce il titolo, tratto da una stupenda poesia di Dylan Thomas, il fuoco dello spettacolo sarà una riflessione sui defunti – o meglio, del nostro rapporto con loro. Questo dittico, nato per le vittime dei recenti terremoti del centro Italia, vede la partecipazione di una violoncellista, Silvia Colasanti, che accompagnerà dal vivo la voce della Gualtieri. Ad introdurre il pubblico all’ascolto della parola poetica, un “Introito” musicale col percussionista Enrico Malatesta.

Secondo appuntamento cesenate, a costo di far alzare qualche sopracciglio, il nuovo spettacolo di Giuseppe Giacobazzi (4-5 maggio), Io ci sarò. Possiamo pensarla come vogliamo, ma è fuor di dubbio che Giacobazzi possieda una dote rara, quella di riuscire a conciliare popolarità e grande abilità narrativa, rimanendo uno dei più equilibrati comici di questo paese. Non mi stupirebbe sapere già sold out entrambe le date, alla faccia di tutti gli snob.

Il tour continua a Forlì, dove tra le varie amabili astruserie della stagione contemporanea del Fabbri, mi ha colpito la presentazione di uno studio su La metamorfosi di Kafka del gruppo Città di Ebla (4 maggio). Lo spettacolo, una performance diretta da Claudio Angelini, sarà in scena all’Ex deposito ATR, e tenterà una lettura brutalmente espressionista del capolavoro scritto nel 1915. Dichiarazione d’intenti: evitare le interpretazioni psicanalitiche che nel tempo ne hanno incrostato il senso originario per tornare al Kafka più crudo ed estremo. A seguire, uno spettacolo dei Masque dedicato a Nikola Tesla, Tesla Reloaded. Colorado Springs Notes (18-19 maggio), in scena al Félix Guattari. La biografia del genio serbo, rielaborata da Lorenzo Bazzocchi, funge da ingresso per uno studio à la Warburg del fulmine, pathosformel tra i più affascinanti della storia dell’umanità. Tutto molto raffinato, ma anche molto astratto. Starà al pubblico capire se, oltre il fumo, si potranno intercettare gli arrosti.

Graditissima sorpresa, infine, la nascita di un nuovo festival teatrale a Ravenna. Curato dal giovane gruppo ErosAntEros, Polis animerà la città dal 17 al 20 maggio, dividendosi fra l’Alighieri e la Biblioteca Classense. Come suggerisce lo stesso nome, il festival rifletterà sul nodo che lega teatro e città, offrendo concrete possibilità di partecipazione attraverso momenti di discussione collettiva. Tra gli spettacoli ospitati, per la prima volta a Ravenna la Ballata del carcere di Reading, lettura-concerto tratta da Oscar Wilde che ha già compiuto dieci anni e che vede protagonisti tre grandi artisti italiani: Elio De Capitani alla regìa, l’attore Umberto Orsini, e la cantautrice romana Giovanna Marini. Ma ci sarà spazio anche per felici ritorni: 1917 CORE dei padroni di casa, dedicato ai poeti della rivoluzione russa; E’ Bal, di Nevio Spadoni con Roberto Magnani e Simone Marzocchi; nonché un momento di riflessione sull’Odin Teatret di Eugenio Barba. Le premesse ci sono tutte: buona fortuna.

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