Aprile, il periodo migliore per un po’ di sano nomadismo teatrale

Locandina Imbrunire

“Si nota all’imbrunire”, in scena allo Spazio Tondelli di Riccione

Se c’è un mese adatto per esercitare un po’ di sano nomadismo teatrale in Romagna, questo è aprile. Le giornate si fanno più calde, ma l’afa ancora non intontisce; le campagne rallegrano il viaggio col rosa e col bianco dei peschi, dei susini, dei ciliegi; di notte, senza nebbia, si possono addirittura evitare le buche delle statali. Una pacchia.

Bisogna approfittare degli ultimi colpi di coda dei cartelloni prima dell’arrivo dell’estate e dei festival; e quest’anno aprile offre appuntamenti particolarmente interessanti. Andiamo con ordine e partiamo dal teatro Binario di Cotignola che a sorpresa, il 5 aprile, ospita Ritratto di donna araba che guarda il mare, un testo ormai datato del giovane Davide Carnevali (classe ’81), con cui si aggiudicò il premio Riccione nel 2013. Siamo in piena drammaturgia contemporanea: non si disdegnano gli intrecci complessi e la riflessione sul diverso, innestate sulla narrazione di un incontro fra un uomo europeo e una donna araba in un’imprecisata città del Nordafrica. Questa produzione, firmata dai milanesi di LAB121 e diretta da Claudio Autelli, ha debuttato nel 2016 e ha raccolto i consensi della critica. In scena, tra gli altri, anche un attore ormai rodato come il cesenate Michele Di Giacomo.

Passano ventiquattr’ore e al Rasi di Ravenna, il 6 aprile, approda per la prima volta uno dei gruppi più interessanti e premiati della nuova scena italiana, gli Anagoor di Castelfranco Veneto. Magnificat è una produzione “in minore” della compagnia, abituata a messe in scena complesse, e risale al 2010. Diretta da Simone Derai, Paola Dallan è sola in scena a confrontarsi con la poesia di Alda Merini. Al centro dello spettacolo uno degli ultimi lavori della poetessa milanese, ormai già approdata alla sua fase mistica, edito nel 2002 per Frassinelli e dedicato alla figura teologica di Maria.

Al Bonci di Cesena, dall’11 al 14 aprile è in scena il progetto teatrale Tito/Giulio Cesare, ideato da Gabriele Russo e vincitore nel 2017 del premio dell’Associazione Nazionale Critici. Come si evince dal titolo, Shakespeare non è lontano. I due drammi classici del Bardo sono reinterpretati rispettivamente dalla drammaturgia di Michele Santeramo (che si era già confrontato con Shakespeare con l’ottimo Preamleto di qualche anno fa) e da quella di Fabrizio Sinisi, giovane dramaturgo cresciuto alla bottega di Lombardi-Tiezzi. Si riflette attorno al potere, al suo significato, alle sue implicazioni, al nesso che lo lega alla violenza (Tito Andronico è fra le tragedie più sanguinolente mai scritte).

Ritorniamo a Ravenna, all’Alighieri, il 18 aprile, per Katër I Radës, opera firmata dalla compagnia salentina Koreja, commissionata nel 2014 dalla Biennale di Venezia. Uno spettacolo che si preannuncia particolarmente interessante, perché mescola talenti teatrali, musicali – come quello del compositore albanese Admir Shkurtaj, autore delle partiture – e letterari: il libretto è stato scritto dal compianto Alessandro Leogrande, che aveva dedicato alla vicenda un romanzo reportage, Il naufragio. Era il 28 marzo del 1997, governo Prodi: una motovedetta carica di albanesi in fuga dal loro paese, disastrato dall’anarchia e dalla crisi economica, veniva speronata dalla corvetta italiana Sibilla, nel tentativo di evitarne l’approdo sul suolo italiano. Risultato: 81 morti. Storia ben presto cancellata dalla memoria collettiva di questo paese, che portò alla condanna definitiva a due anni per il comandante italiano Fabrizio Laudadio. La storia della battaglia all’immigrazione ha radici profonde.

Per finire, scendiamo verso il mare. Allo spazio Tondelli di Riccione, il 20 aprile è in scena la nuova produzione di Lucia Calamaro in collaborazione con Napoli Teatro Festival, Si nota all’imbrunire. Ancora una volta, la drammaturgia della Calamaro fa i conti con le solitudini contemporanee: un uomo vive da solo, in un paesino ormai spopolato, affetto da manie e patologie più o meno gravi, come ad esempio quella di non voler più camminare. Protagonista d’eccezione, Silvio Orlando, affiancato da attori già usi alla lingua nervosa della Calamaro, come Riccardo Goretti e Alice Redini.

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