Viaggio tra Buchettino e Ifigenia in un aprile non entusiasmante

Buchettino

“Buchettino” della Socìetas Raffaello Sanzio

In teoria la primavera è alle porte. In pratica, un giorno sì e l’altro pure, i giornali strillano allerte meteo. Niente più sweet showers d’aprile, ma pioggia torrentizia, gelicidio, mareggiate, frane, corsi d’acqua incarogniti che ci promettono vendetta e tracimazione. Per placare il cambiamento climatico, andiamoci a piedi a teatro. Teniamoci stretta almeno l’estate.
Prima tappa suggerita al viaggiatore nomade in questo aprile invero non entusiasmante dal punto di vista della programmazione, il Masini di Faenza. Mercoledì 4 aprile la giovane compagnia Kepler-452 del bolognese Nicola Borghesi presenta uno studio liberamente tratto da Il giardino dei ciliegi di Čechov. Ho incrociato lo stralunato Borghesi qualche anno fa, all’interno della rassegna Giovani Artisti per Dante indetta da Ravenna Festival. Assieme a una folta compagnia di “cinni” aveva messo in scena, nei Chiostri Francescani, un interessante adattamento “esistenzialista” dell’Inferno dantesco. A quanto pare, anche stavolta la cifra è quella dell’attualizzazione: usare un classico per decrittare un presente sempre più bisognoso di nuove ermeneutiche. Così almeno mi viene da spiegare il sottotitolo, “Trent’anni di felicità in comodato d’uso”; nonché il fatto che l’adattamento di Borghesi ospiti la storia vera di una coppia che sarà presente in scena. Giuliano Bianchi e Annalisa Lenzi racconteranno di uno sfratto subìto dal Comune di Bologna: il candore della provincia russa trova una curiosa rispondenza nell’umidore emiliano.
Scendendo per la via Emilia, troviamo due appuntamenti curiosi firmati dalla Socìetas Raffaello Sanzio. Il primo, dal 20 al 22 aprile in scena al Diego Fabbri di Forlì, è Buchettino, un fortunato spettacolo per bambini che continua a girare i palchi dal lontano ’95 (nella foto). Intabarrati fra le lenzuola di veri e propri letti sistemati sul palco (le scene sono state curate da Romeo Castellucci) i piccoli spettatori ascolteranno la storia del Pollicino di Perrault narrata da attrici di vaglia come Chiara Guidi, Silvia Pasello e Monica Demuru. Il secondo appuntamento è in programma al Bonci di Cesena il 29 aprile. In Lettere dalla notte la Guidi affronterà la poesia di Nelly Sachs in una lettura concerto, accompagnata dalla musica originale dal vivo di Natàn Santiago Lazala. Una bella occasione per riscoprire una voce poco letta della poesia tedesca del secondo Novecento, troppo spesso rubricata come controcanto femminile di Paul Celan.
Sempre al Bonci, il 14 aprile sarà di scena Sonia Bergamasco accompagnata dall’ensemble cameristico Estrio nello spettacolo dal titolo (alquanto infelice) Pochi avvenimenti, felicità assoluta. Scena da un matrimonio. Musica e voce si intrecceranno per raccontare la storia d’amore fra Robert e Clara Schumann, coppia simbolo del romanticismo musicale tedesco, segnata dalla tragedia della malattia mentale del compositore.
Concludo il Baedeker a Ravenna. Dal 27 al 28 aprile sarà in scena all’Alighieri l’Ifigenia, liberata (così, con la virgola) di Angela Demattè e Carmelo Rifici. Dando una scorsa alla locandina si rimane schiacciati dai nomi che hanno “collaborato” alla drammaturgia (si va da Eraclito a Sofocle, da Euripide a Nietzsche, dal Nuovo Testamento a Girard). Ma l’ansia da mattone filosofico sesquipedale è controbilanciata dalla curiosità di vedere come un regista di grande talento come Rifici (di cui il pubblico ravennate, nella scorsa stagione, aveva già potuto ammirare un bell’adattamento de Il gabbiano di Čechov), abbia tenuto le redini di uno spettacolo così complesso, che pone al centro della sua riflessione un tema infinito: la scellerata giustificazione della violenza sugli altri e su di sé (aleggia lo spettro del terrorismo contemporaneo) attraverso la maschera del sacro e del sacrificio.

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