173 – Dante e Ravenna

173) Dante E Ravenna

In occasione del VI centenario dalla morte di Dante, si dava alle stampe un piccolo opuscolo che riuniva nel nome del Sommo Poeta le città di Firenze, Ravenna e Roma.

Per ciascuna di queste città si riportavano i monumenti principali, in modo che il visitatore potesse meglio orientarsi, ma soprattutto veniva dichiarato, quasi fosse una sorta di premessa, il legame di queste con l’Alighieri.

Di Ravenna, che aveva dato «la suprema ospitalità nell’iniquo esilio», si offriva una visione romantica e malinconica di «città del silenzio», dalla vita «intima e nascosta», «abitata da ombre nere e bianche, vaganti leggermente, silenziosamente, nelle anguste strade».

Ravenna, in questa visione di città sospesa e assorta, emergeva come il «rifugio più dolce al Poeta affaticato e deluso», che «gli apre le sue porte, e lo accoglie maternamente nella sua pace, e calma lo spirito irrequieto nella pacata serenità della nuova vita operosa!».

Ovviamente, non poteva mancare un ricordo alla sepoltura del «Ghibellin fuggiasco» che rendeva Ravenna indissolubilmente legata alla sua figura: «Gelosa custode del sepolcro e delle ossa del Poeta, la città illustre ed umile sente d’essere la vestale di una viva fiamma che ella stessa alimentò, per virtù di uomini, per grandezza di memorie, per fulgore di arte […]. E l’anima di Ravenna è tutta e sempre accanto alla tomba del suo Poeta; lo vigila, lo coltiva, lo adora; ne ascolta la voce che ammonisce […], ne attende la parola che l’inciti o la riconforti».

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