69 – Illustri graffitari

Tomba Di DanteGiovanni di Sassonia appartiene a quell’innumerevole schiera di persone che Ravenna annovera tra i suoi più illustri visitatori. Appassionato di Dante, tanto che curerà personalmente una traduzione della Divina Commedia in lingua tedesca e mai smetterà di studiarne l’opera, nel 1938 durante un suo viaggio in Italia, non mancò di fare tappa a Ravenna spinto dal desiderio, come egli annoterà nelle sue memorie, «di compiere un pellegrinaggio alla tomba di Dante».

Giunto in città non mancò di tornare più volte al sepolcro del sommo poeta: «A Ravenna – scriverà il principe – mi fermai davanti alla tomba del mio amico Dante, posso dire con animo commosso. Il sepolcro rimane solitario presso una cantonata, in quella città solitaria anch’essa, in cui esule morì. I monumenti ravennati vincono quasi ogni cosa d’importante. Qui ci si affaccia all’età del cadente impero, che fu quella del Cristianesimo crescente. Qui nelle basiliche, quantunque purtroppo spesso rimodernate, oltre alle magnifiche colonne, ritrovansi dappertutto reliquie antiche adattate al culto cristiano, e i simboli della Chiesa dei primi secoli. Visitai la maestosa pineta della marina dal Poeta rammentata; poi, tornato al sepolcro di lui scrissi sul muro col mio nome le seguenti righe: Pace alle tue ceneri! Ora tu sei cittadino della vera città, dimenticato il crudo dolore dell’esilio nello splendore della luce che non conosce ombra».
Principe o no, oggi si sarebbe certamente pigliato una bella multa!

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