lunedì
02 Novembre 2026

Il futuro quarant’anni prima

Condividi

The The – Infected (Some Bizarre Records, 1986)
Nel 1986 il pop britannico sa vestirsi benissimo, ma Matt Johnson preferisce controllare che cosa si nasconde sotto la giacca: desiderio, paura, rabbia politica, qualche impulso poco presentabile. Infected, pubblicato il 17 novembre a nome The The, trasforma questa ispezione in otto canzoni che seducono l’orecchio mentre mettono a disagio tutto il resto. Dopo il primo album Soul Mining, del 1983, Johnson allarga il campo, l’inquietudine individuale incontra un mondo altrettanto malato. La Gran Bretagna di Margaret Thatcher, il peso degli Stati Uniti, la guerra e il sesso entrano nello stesso circuito, come sintomi di un’infezione che passa continuamente dall’intimità alla società. Il nome The The indica soprattutto il laboratorio del suo autore, circondato qui da musicisti e produttori capaci di dare al tormento una forma sorprendentemente accessibile. Il suono è un congegno sovraccarico, bassi elastici, percussioni incalzanti, fiati, elettronica e cori impastano funk, soul, blues e tensione post-punk. È una produzione pienamente anni Ottanta, con quella batteria che sembra occupare da sola metà dello studio; eppure ogni eccesso contribuisce al clima febbrile. Johnson canta con una voce scura, fisica, spesso sul punto di trasformare la confessione in un’accusa.

La title track, che all’epoca ascoltai a ripetizione in maniera folle, è una deflagrazione irresistibile che spalanca subito le porte al contagio, fra pulsazione danzereccia e ossessione. Heartland offre il ritornello più invitante e il ritratto più amaro del Paese, dietro la melodia si affacciano abbandono sociale e dipendenza dall’America. Sweet Bird of Truth entra nella mente di un pilota militare sopra il Golfo Persico; Slow Train to Dawn, con Neneh Cherry, mette in scena un duello sentimentale in cui l’attrazione ha già qualcosa della resa dei conti. La lunga The Mercy Beat chiude lasciando il sistema nervoso tutt’altro che pacificato. L’ambizione supera anche il disco, Johnson accompagna l’album con un film girato fra Bolivia, Perù, New York e Londra, portando le canzoni dentro paesaggi e situazioni reali. Un progetto audiovisivo quando l’espressione non era ancora una formula da cartella stampa. Infected resta fondamentale per questa capacità di tenere insieme immediatezza e conflitto. Ci si può ballare sopra, ma il pavimento scricchiola. E, quarant’anni dopo, parecchie delle crepe sono ancora lì.

Condividi

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi