Il disco campione d’eleganza di Pieralberto Valli

Atlas Cover NewDisco di eleganza e stile (minimale) come se ne sentono pochi in Italia, questo Atlas, acclamato giustamente anche da buona parte della critica nazionale. Si tratta dell’album d’esordio del cesenate Pieralberto Valli (pubblicato in febbraio da Ribèss Records), già noto per aver fondato in Romagna i Santo Barbaro – con cui ha pubblicato quattro dischi tra post-punk e avant-rock tra il 2008 e il 2014 –, insegnante di neanche quarant’anni che ora vive e lavora a Roma dopo aver vissuto anche in Inghilterra, Bosnia e Spagna. Sarà anche questo a rendere il suo debutto solista così poco italiano – nonostante in italiano sia interamente cantato – frutto probabilmente di un’apertura mentale (ben testimoniata anche dagli originali “consigli d’autore” a sua firma che abbiamo pubblicato nei mesi scorsi a questo link) che lo tiene a distanza siderale dagli stilemi della cosiddetta scena “indie” italiana.

La ripartenza di Valli, a tre anni dall’ultimo Santo Barbaro, è con un pezzo strepitoso (qui sopra il video), in apertura di disco, “Atlantide”, pianoforte, battito elettronico alla Massive Attack, un cantato-recitato che ricorda l’ultimo (capo)lavoro di IOSONOUNCANE, con cui forse ha qualcosa in comune, se non certo nei suoni, quantomeno per l’ambizione. Atlas prosegue tra alcuni picchi (il suono grasso e le melodie sospese di “Frontiera” o l’ambientazione Notwist-Lali Puna di “I nostri resti” o ancora i richiami Radiohead di “Esodo”) e un’atmosfera generale che non riserva grosse sorprese, una volta apprezzato il pianoforte in stile quasi neoclassico, i synth, l’elettronica (a cura in particolare del sodale, anche nei Santo Barbaro, Franco Naddei), gli inserti di violino (di Valeria Sturba) o le orchestrazioni. Una sorta di piacevole prevedibilità che rappresenta forse per questo anche il difetto del disco, insieme a qualche enfasi un po’ troppo giovannilindoferrettiana (in “Cosa rimane” la citazione è fin troppo esplicita…). Dettagli, lo si sarà capito, per un disco che è da conservare tra le cose migliori uscite in questo 2017 in Italia, non solo in Romagna.

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