Icarus, come un romanzo sulla fine di un’epoca dentro e fuori una città di provincia

di Federica Angelini

IcarusIl consiglio è quello di leggerlo come un romanzo. Anche se proprio un romanzo non è. Icarus – Ascesa e caduta di Raul Gardini di Matteo Cavezzali è infatti un curioso ibrido tra cronaca, autobiografia, indagine giornalistica, narrazione e anche, perché no, teatro. Il tutto miscelato e orchestrato con grande maestria dal 35enne ravennate, giornalista (collaboratore anche di questa testatata) e direttore artistico di ScrittuRa Festival e della rassegna Il tempo ritrovato. Non sembra infatti un esordio letterario questo libro così articolato eppure di semplice lettura, che racconta una vicenda per certi versi favolosa, tragica ed epica e per altri così umana. Un testo che riesce a mostrare le intersecazioni tra i piani dell’alta finanza con la vita quotidiana di un bambino di provincia.

Raul Gardini per Ravenna è stato molto più di una meteora la cui breve storia ha incrociato la fine di un’epoca, quella della prima Repubblica e le vicende di Mani Pulite. Nel libro c’è anche questo, un pezzo di storia di una città che oscilla da secoli tra lo status di capitale e quello di periferia dell’impero. Ma non c’è bisogno di essere ravennati per appassionarsi a un incastro tra soldi, politica, poteri forti, ambizioni personali, faide famigliari, minacce oscure, ambienti del malaffare collusi con quelli finanziari, visioni di futuro, spacconeria, voglia di rivalsa e visibilità.

Quello che emerge non è infatti un santino dell’eroe cittadino morto (ufficialmente suicida, ma l’inchiesta riuscì più a sollevare dubbi che a dare risposte), vittima sacrificale di un sistema corrotto di cui lui era paladino senza macchia e senza paura come da queste parti a molti piace ricordarlo. Emerge un uomo ambizioso, un po’ “pataca” per dirla con un termine molto romagnolo, disposto, se non a tutto, a molto pur di arrivare ai vertici del mondo intero. Ma da bravo narratore, Cavezzali non si limita a ricostruire ciò che già sappiamo su Gardini. Aggiunge di suo ciò che non è dato sapere per certo, inventando e usando si direbbe un criterio di verosimiglianza di memoria manzoniana. Gardini era massone? Nulla di ufficiale lo dice, ma vero è che è difficile immaginare che non lo fosse in una città come quella dei mosaici dove la massoneria ha radici profondissime. La sua morte è sospetta? Soprattutto se la si inserisce in una sequenza di altri morti sospette. I Gardini temevano per la propria incolumità? Hanno davvero ricevuto minacce? E da chi? Incontri possibili, scenari immaginari, notizie verificate si mescolano (sempre distinguibili) in una vicenda che rimanda ai grandi archetipi dell’antichità, a cominciare appunto da Icaro, fino a quelli della tragedia shakespeariana nei rapporti interfamigliari.

Al di là della storia, queste 231 pagine pubblicate da Minimum Fax, lasciano soprattutto immaginare che un nuovo autore si sia affacciato dalla remota Romagna dove abbondando festival, appuntamenti e incontri, ma dove da tempo non si vede nascere un nuovo talento letterario che rie

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