La vita controcorrente di Leo Longanesi

Leo Longanesidi Matteo Cavezzali

Leo Longanesi è una figura originale e controversa. Un romagnolo che dava del tu a Mussolini, ma che si prendeva anche la libertà di prenderlo in giro. Sagace e tagliente ha raccontato come pochi l’animo italiano con i suoi motti di spirito taglienti e sempre azzeccati. L’Italia è un paese di «buoni a nulla, capaci di tutto» in cui ci sono molti segreti e «quando potremo raccontare la verità non ce la ricorderemo più».

Alla sua figura di intellettuale, provocatore, illustratore ed editore è dedicata la biografia Leo Longanesi. Una vita controcorrente scritta da Franco Gabici, autore ravennate che con Longanesi condivide la sagace ironia. Il volume, pubblicato dal valente editore romagnolo Il Ponte Vecchio, ha recentemente vinto la sezione Biografia dell’importante Premio Comisso. «Capiterà anche a me. Rievocheranno le mie battute, anche quelle che non ho mai pronunciato e magari mi chiameranno Maestro…» temeva Longanesi. Gabici riesce invece a riportare allo spirito autentico questa insolita figura che tanto ha innovato il giornalismo italiano da creare un vero e proprio genere. Precursore del titolo “strillato e provocatorio”.

CoverlonganesiLonganesi, che nacque nel 1905 a Bagnacavallo, fu a detta di molti il primo giornalista italiano moderno. Con il suo giornale “Omnibus” anticipò il giornalismo di costume e di opinione che formò la nuova generazione di cronisti come Benedetti che poi creò “L’Europeo” e “L’Espresso”, Pannunzio de “Il Mondo” e Indro Montanelli.
Fonda la casa editrice che ancora oggi porta il suo nome ed è il primo a portare in Italia autori come Hemingway e la letteratura sovietica, è lui a scoprire e pubblicare alcuni degli scrittori che diventeranno storia della nostra letteratura come Alberto Moravia, Elsa Morante, Dino Buzzati e Ennio Flaiano. Fonda “Il borghese”, rivista che segna un nuovo passo tra i periodici degli anni ’50. Si autodefinì «carciofino sott’odio» e considerò l’odio «un grande ricostituente». Ma nel suo intimo fu un uomo solo. Talmente solo che «nemmeno lo specchio mi riflette più». Finché un giorno, mentre è ancora in redazione, il suo cuore smette di battere, quando ha solamente 52 anni. Finisce così la breve vita di un grande giornalista, un polemico con una biografia ambigua, la cui penna ebbe un grande rilievo nella vita culturale italiana del ‘900.
Se è vero che ogni uomo è fatto di contraddizioni, per il caso di Longanesi queste sono talmente marcate da renderlo difficile da comprendere, e danno alla sua figura una luce misteriosa, oscura e allo stesso tempo affascinante. Era un uomo arguto e difficile che di sé stesso diceva: «Sono un misantropo che cerca compagnia per sentirsi solo».

Gabici evita di addentrarsi nella complessa parabola politica che per troppi anni ha marchiato il lavoro di Longanesi per le proprie simpatie fasciste, ma il lavoro di un autore dovrebbe poter essere giudicato anche oltre i limiti dell’essere umano. Un dibattito tornato molto attuale negli ultimi anni con il #metoo. Ma il ragionamento è semplice: qualcuno sarebbe disposto a rinunciare alla grandezza di un Celine o di un Heidegger solo per le loro idee politiche? Personalmente penso di no, e quindi viva Longanesi: orribile e grandioso alla stesso tempo, come tutti gli italiani!

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