Un’ironica e poetica educazione sentimentale a ritroso (con omaggio ai romagnoli)

L'amore Maggianidi Federica Angelini

È un libro pieno di lirisimo e sentimento, eppure lontano da ogni tentazione di sentimentalismo e infarcito di quotidianità, gesti concreti, mani che si muovono, routine giornaliere. Ma è anche un memoir, una sorta di educazione sentimentale a ritroso, il racconto di quella che per tanti è solo una chimera: una piena storia d’amore tra marito e moglie, non più giovani.

Maurizio Maggiani, ligure che da qualche anno ha scelto le terre faentine dove vivere ha scritto questo romanzo delicato e profondo insieme, L’amore (edizioni Feltrinelli), con una penna che è di per sé un piacere. Con quel suo stile sempre ricercato, misurato, dove nessuna parola è sfuggita al controllo, e che pure suona così fluido, naturale, come se non fosse possibile scrivere altrimenti quegli episodi, quelle riflessioni, quella giornata fatta di nulla, se non di ricordi e di piccoli gesti di routine.

Certo, in quel ricordare le fidanzate e gli amori passati prima dell’arrivo della sposa vediamo in controluce un pezzo di Italia, un pezzo delle sue contraddizioni e forse, nella parabola del protagonista, si può leggere anche una metafora più generale: l’anarchico figlio del popolo detto il Fabbro che troviamo in età matura a combattere i grillotalpa nel suo orto. Ma quest’uomo, lo sposo, ha mantenuto intatto senso e spirito critico e coinvolgimento nelle vite altrui, senza rimpianti, senza spocchia, senza risentimenti e la sua sottile ironia pervasiva resta irresistibile. Un piacere da gustare con calma, senza foga, prendendosi il tempo che lui stesso si prende durante la giornata in cui si svolge l’azione.

E poi, per noi romagnoli, quei lampi in cui racconta questa nuova terra dove vive, dove apprezza il fascino di un’espressione ignota fuori da queste terre come “farsi di nebbia”, dove racconta dell’incontro-scontro tra lui, ciclista distratto, e un piccoletto con la maglia “Unione Sportiva Bertold Brecht Piangipane” e come racconta che lo sposo «sa che in altre strade di altre terre avrebbe ricevuto una severa punizione per il suo svagato condursi, ma ha scelto un buon posto dove vivere e gente comprensiva da viverci insieme, gente che abita contrade dal nome evocativo di cruda disgrazia e nonostante ciò è sincera amante del teatro».
Un omaggio al teatro Socjale di Piangipane e alla Romagna tutta.

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