Fumetti: il favoloso “Umbrella Academy”

Copertina Hotel Oblivion Umbrella Academy

La copertina del fumetto “The Umbrella Academy – Hotel Oblivion”

Tempo di Lucca Comics & Games, la più importante manifestazione europea del settore (e la seconda al mondo dopo Comiket di Tokio): molte mostre sono già allestite e il clou dell’evento sarà, come sempre, fra il 30 ottobre e il 3 novembre. Al festival, longevo e “resistente” – la prima edizione risale al 1966 – saranno presentate novità e meraviglie del mondo a fumetti, con ospiti ravennati, come Riccardo Crosa; e amici di Ravenna (e di GLNN) come Franco Brambilla e Dario Tonani.

Così in questa puntata di “Letti per voi” mando in ferie i thriller e segnalo un fumetto i cui disegnatori saranno a Lucca, fra i migliori che abbia letto negli ultimi anni, Umbrella Academy. C’è in libreria da un paio di settimane il terzo, favoloso episodio: Hotel Oblivion (Bao publishing, 200 pagine a colori). Qualcuno può aver seguito la serie proposta da Netflix a inizio anno, che raccoglieva e adattava il primo volume dell’opera firmata da Gerard Way (cantante del gruppo Mu Chemical Romance) e Gabriel Bá (disegnatore brasiliano), La suite dell’Apocalisse.
La meraviglia delle pagine a colori non si è però trasferita sullo schermo, anche se si tratta di una fra le serie che oscillano fra fantasy e fantascienza più interessanti. Ma almeno la serie ha riacceso l’attenzione sul fumetto.

Negli ultimi sei capitoli, i componenti della famiglia di eroi più disfunzionale dei fumetti, che ha salvato il mondo dall’apocalisse e che si è trovata a mettere mano, in qualche modo, all’omicidio di Kennedy, deve tutelare se stessa. È infatti la storia dell’hotel dove si va per essere dimenticati per sempre – Oblivion appunto – facendo perdere le tracce a ogni nemico; anche se il passato ha il bruttissimo vizio di tornare a perseguitare gli eroi.
Al di là dei nemici “spaziali”, orribili e potentissimi; oltre ai poteri, imprevedibili e inconsueti, dei protagonisti – che hanno un nome, ma sono più frequentemente indicati da un numero, da 1 a 7 – quello che tiene la storia è la descrizione delle dinamiche di una famiglia cresciuta in realtà senza una madre, con un padre severo, quasi padrone, e troppe responsabilità da portare sulle spalle. I disegni di Gabriel Bá, che arriva dal mondo underground, sono nitidi e da vertigini, colorati magnificamente da Nick Filardi.
E, letto il terzo volume, viene naturale mettersi in caccia dei primi due.

[Una segnalazione giallesca anche ‘sta volta: l’ultimo romanzo di Giampaolo Simi, I giorni del giudizio, ha un’ampia parte dedicata a Lucca e dintorni, durante il festival dei comics nerd e cosplay compresi. L’autore sarà a Ravenna l’1 novembre].

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