Thriller: se indaga Thomas De Quincey

La letteratura popolare ha una lunga tradizione di romanzi storici e anche la declinazione “poliziesca-noir” vanta titoli di rispetto. Ne basti uno per tutti: Death comes as the End  scritto nel 1945 da Agatha Christie (C’era una volta), ambientato nell’antico Egitto e ritenuto da molti un capolavoro della letteratura poliziesca. Si tratta però semplicemente (si fa per dire) di un intrigo spostato in un tempo lontano, senza riferimenti diretti alla Storia. C’è un altro punto di vista che ha sedotto gli autori: trasformare in investigatori personaggi storici. E così si sono incontrati Dante e Giordano Bruno, Aristotele e Leonardo Da Vinci, Jules Verne e Machiavelli. I risultati non sono sempre stati all’altezza delle aspettative, ma si può constatare con soddisfazione come gli autori italiani siano quelli che meglio hanno affrontato la sfida. Ci riesce anche David Morrell con il suo La perfezione del male (Editrice Nord). Già la scelta del protagonista è particolare: è lo scrittore Thomas de Quincey, autore di libri straordinari come Confessioni di un mangiatore di oppio e, soprattutto, Murder considered as one of the fine arts (1827), ovvero L’assassinio come una delle belle arti. Per altro il titolo originale del romanzo di Morrell è una sintesi di quello del testo di De Quincey: Murder as a Fine Art. La trama si apre con una strage compiuta in un’umile bottega londinese nel 1854 (invenzione di Morrell), che presenta inquietanti analogie con fatti di sangue del 1811 (realmente accaduti e documentati da Thomas de Quincey in quel suo testo). Tocca naturalmente a De Quincey, aiutato dalla figlia Emily (molto belle le pagine in cui è lei a raccontare la vicenda in prima persona) e sostenuto da due proto-poliziotti, sbrogliare la matassa e scoprire l’assassino. In sintesi: La perfezione del male è un bel thriller, la ricostruzione della Londra di metà Ottocento è assolutamente affascinante e offre punti di vista fino a ora poco conosciuti (ad esempio la descrizione delle carceri di Colbath Fields), com’è eccellente l’analisi delle gerarchie del potere nell’allora impero più grande del mondo, a partire dalle sue imprese colonialiste. Il tutto sostenuto da una bella scrittura (complimenti, quindi, alla traduttrice Roberta Zuppet). D’altra parte David Morrell è scrittore di grandissima esperienza: quando non aveva ancora 30 anni nel romanzo d’esordio ha inventato il personaggio di Rambo. Una buona lettura, sul serio.

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