I veri vincitori delle elezioni

Voi che pensate di aver capito tutto su queste elezioni, in realtà non avete capito un cazzo.

Perché non avete capito che non ha vinto né la Lega, né il Pd. Ma hanno vinto i Repubblicani. Il Pri di Ravenna, in particolare. Decisivo – come sottolinea il segretario provinciale, che è sempre il vicesindaco di Ravenna Eugenio Fusignani, che ha ottenuto oltre 1.400 consensi alle Europee candidandosi nella lista della Bonino, vero miracolo di questa tornata elettorale in effetti – con l’1,14 percento a Lugo, dove il sindaco Ranalli è stato riconfermato con il 51,05 percento. A Brisighella invece – sottolinea sempre Fusignani – il Pd avrebbe perso proprio per colpa della mancata alleanza con il Pri, essendo stati decisivi solo 170 voti. «Questo (cioè l’essere decisivo del Pri, ndr) fa sì – scrive Fusignani – che si debba proseguire il progetto liberal democratico, laico e riformatore anche per i prossimi appuntamenti regionali e nazionali, preparando un terreno di agibilità politica che rilanci idee e valori repubblicani, utili a costituire un’ALDE italiana della quale la cultura repubblicana e mazziniana sia uno degli assi portanti».

Ma se credete che Fusignani sia l’unico dal respiro così internazionale vi sbagliate di grosso. Perché per fortuna il 28 maggio è arrivato anche il comunicato stampa del ravennate Mirko De Carli, coordinatore alta Italia del Popolo della Famiglia, che cerca di tracciare la linea del nuovo Partito Popolare Europeo, rivolgendosi direttamente al tedesco Manfred Weber alla vigilia di «un’assemblea delicata e complessa che dovrà definire con chi governare le istituzioni europee nei prossimi cinque anni». De Carli, dall’alto dello 0,43 percento ottenuto dal Popolo della Famiglia alle Europee (addirittura 978 i voti in tutta la provincia di Ravenna) auspica che non venga riproposta «l’alleanza con i socialisti ed eventualmente i liberali», dice De Carli, che poi chiude con un appello: «A noi popolari europei e italiani il dovere di portare democrazia a Bruxelles e rompere le catene dell’austerità per produrre investimenti pubblici capaci di far tornare a crescere il nostro paese e il nostro continente, ripartendo innanzitutto dalla famiglia come locomotiva dell’economia». Capito?

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