Riccione, Ravenna, Faenza: ovvero dei Burri in Romagna

Alberto Burri Grande Ferro R

Alberto Burri, “Grande Ferro R” (1990, Ravenna)

Catrami, Muffe, Combustioni, Ferri, Legni e Cellotex: Alberto Burri (Città di Castello 1915 – Nizza 1995) ce l’ha messa proprio tutta per aprire discussioni sulla materia delle sue opere. Ché non è quella del chirurgo (a quanto pare – nota Angela Vettese – non si sarebbe mai riconosciuto nelle interpretazioni che ne vedono l’ispirazione “post operatoria” attribuitagli dal suo primo mentore George Sweeney, tanto efficace però nell’impressionare orde di artisti delle generazioni a seguire), mestiere che abbandonerà presto per dedicarsi alla sua passione artistica.
Ma cosa c’entra Burri con la Romagna?

Giulio Carlo Argan con marzulliano acume dirà che nei suoi lavori “non è la pittura a fingere la realtà, ma la realtà a fingere la pittura”. Il vero talento oscuro dell’artista tifernate infatti è precipuamente esprimere la materia, il che lo rende una vera guest star di questa rubrica. Il che – di nuovo – impone anche una rispolverata delle tre opere, “nascoste” in una Romagna imBurrata che forse non conoscevate.
Andiamo in ordine cronologico.

Villa Franceschi a Riccione: nella bella villa balneare in stile liberty che ospita la Galleria comunale d’arte moderna e contemporanea, tra gli altri, sono conservati i bozzetti dei due arazzi realizzati da Burri nel 1985 per la prima torre di Kenzo Tange nel Fiera district a Bologna commissionati dalla Regione Emilia Romagna. Il bozzetto esecutivo in tecnica mista su Cellotex “fa il verso ai makimono” (un tipo di sushi, giapponese come l’architetto delle torri) – nota Silvia Ferrari dell’IBC – riconducibile alla fase creativa dei tardi Anni ’80 quando l’artista approda a “una modalità espressiva affidata a linearismi, nuclei grafici, forme pure ed elementari a mosaico”.
Gli arazzi verranno poi realizzati in lana “verano”, la più adatta a tradurre le sfumature, dalla ditta tedesca Jab di Bielefeld specializzata in creazioni tessili d’arte.

Ravenna, Palazzo Mauro del André: Grande Ferro R (1990): già nel 1988 Burri aveva dedicato a Ravenna un ciclo ispirato alla basilica di San Vitale (Neri e S. Vi-tale come riflessione sul “tempo della storia e tempo del moderno”.
Francesco Moschini, in un documento scritto a quattro mani con Burri stesso, nota come la scultura Grande Ferro R rappresenti l’ideale carena di una nave rovesciata e aperta verso i lidi di Classe e si concretizzi «nella metafora del rudere, con la tensione verso un’azione che non giunge a compiersi, dove il teatro del mondo diviene l’occhio artificiale attraverso il quale osservare il divenire della storia».

Mic di Faenza: il grande cretto in ceramica Nero e oro (1993), realizzato sotto la supervisione di Davide Servadei (erede della storica Bottega Gatti) e donato poi al Comune di Faenza, riprende tardivamente un tema adottato dall’artista dalla metà degli Anni ’70 e rappresenta una sorta di unicum, poiché si tratta dell’ultimo cretto in ceramica esposto prima di morire, nel 1995.
In ogni sua parte è lavorato a mano con argilla di Faenza, dipinto con diverse miscele di smalto nero e infine cotto più volte per ottenere l’inconfondibile potenza ed espressività della materia burriana.

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