Quell’artista emergente del ‘500 e la Madonna “svenduta” dal marchese Audiface Diotallevi

 

Arte: 'Madonna Diotallevi' Di Raffaello In Mostra A RiminiSe è un dato di fatto indiscutibile che tutta l’arte in un dato momento storico sia stata contemporanea, lo è altrettanto l’evidenza che ogni artista, che si sia mantenuto tale negli anni, sia stato a suo modo un emergente. Il promettente talento di cui si parla qui è un ventenne contemporaneo del Cinquecento deciso a conquistare i suoi nuovi linguaggi, che sono quelli della “maniera moderna”. È destinato a imperitura fama e si chiama Raffaello Sanzio (1483-1520). Figlio d’arte affamato di nuove esperienze, lo incontriamo tra il 1500 e il 1503, forse quando è ancora fresco di un probabile viaggio a Roma per l’incoronazione di Papa Giulio II, parente della duchessa di Senigallia Giovanna Feltria della Rovere che lo protegge. Ma in questi anni Raffaello si muove anche in Toscana, passando da Siena dove collabora con Pinturicchio e dove sentirà presto il richiamo del clamore suscitato all’arrivo della Battaglia di Anghiari di Leonardo.

Come tutti i giovani, artisti e non, è legato alla comfort zone delle origini, ma freme per andare dove accadono le cose, e mentre comincia ad assaggiare il grato sapore del nuovo, dipinge la Madonna Diotallevi che – come il quasi coevo Sposalizio della Vergine – dichiara il confronto con il maestro Perugino in un’orgogliosa rivendicazione del comune Dna umbro.

Dopo lunghe trattative, per il cinquecentenario della morte dell’Urbinate e dopo 178 anni, l’opera è tornata a Rimini, in prestito dal Bode-Museum di Berlino, al Museo della Città (fino al 10 gennaio 2021, ma visibile per pochi giorni a causa dell’emergenza Covid, senza che sia stato possibile ottenere una proroga) proprio a pochi passi dalla residenza storica dei Diotallevi, per una mostra curata da Giulio Zavatta che getta luce sui ruggenti anni giovanili del Maestro e al contempo sulla figura del collezionista riminese che ne ebbe la proprietà fino al 1842. Il marchese Audiface Diotallevi, gonfaloniere di Rimini dal 1857 al 1859, cassiere del Teatro e bancario, viveur, amante dell’arte e amico di nobili e intellettuali di mezza Europa, visse intensamente e un po’ pericolosamente il suo tempo, rendendosi protagonista di pettegolezzi e alterne fortune. Fu proprio durante tempi di magra legati a investimenti non andati a buon fine che dovette privarsi della Madonna giovanile raffaellesca, ai tempi ancora attribuita a Perugino, che come osserva Zavatta, per lungo tempo rimase sotto traccia. Un avveduto emissario dei Musei di Berlino con l’occhio lungo, Gustav Friederich Waagen, vide l’opera proprio a casa del Diotallevi e, riconosciuta la mano dell’Urbinate, si fece immediatamente inviare il denaro per acquistarla, portando a casa un ottimo affare, data la fortuna ottocentesca del suo autore. Non solo si aggiudicò un Raffaello per soli seicentocinquanta scudi, ma tornò in Germania con un bottino di circa cento opere acquistate in Italia, di cui oltre settanta dal territorio riminese.

Ma i colpi di scena non finiscono nel secolo lungo: frutto di un accurato lavoro di ricerca, la mostra riminese svela anche approfondimenti attributivi su altre collezioni riminesi, nel tempo completamente smembrate, e sull’intera collezione Diotallevi, un ricco e affascinante patrimonio citato nel corso degli anni per la presenza di opere ritenute di Leonardo e altri altisonanti maestri, oggi riposizionate nella giusta cornice storica e fruibili in musei di caratura internazionale.

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