Rudy Cremonini e lo Stargate dell’arte con le sue “capsule del tempo”

Cremonini 1Non importa quel che è stato, e nemmeno quel che è oggi. Il dialogo solamente è la ragione di tutto questo. Oltre il tempo, oltre le logiche connessioni della storia dell’arte si muove Rudy Cremonini (Bologna, 1981), voce tra le più originali della pittura contemporanea italiana.

Con Del processo e dell’archivio a cura di Massimo Pulini, allestita nella Manica lunga del Museo della Città di Rimini (fino al 22 settembre, con finissage) l’artista offre una prova ardita di creazione dell’opera partendo dal preesistente, senza fermarsi alla citazione o a quelle che possono essere considerate ordinarie assonanze tematiche o formali. C’è la ricerca di qualcosa di più subliminale e al contempo profondo – potremmo definirlo affinità elettiva – nel legame che riesce a instaurare tra reperti archeologici raggiunti nelle caverne dei musei, i depositi, opere d’arte nate nel Seicento, e le sue morbide pitture bluastre dalle pennellate ricche e burrose che fanno da contraltare ai toni di una tavolozza spesso fredda, quanto espressiva.

Passaggi in due o tre tempi che ritmano rimandi a volte appena sussurrati, suggeriti in privato solo a occhi che non hanno fretta di passare. «Il Museo della città di Rimini mi ha invitato a realizzare una mostra e insieme a Massimo Pulini, che ho scelto come curatore, è nato questo progetto – spiega l’artista –. Per arrivare alla sala espositiva è necessario attraversare gli allestimenti del Museo, che non è di arte contemporanea, ma documenta la collezione appartenente al Comune. L’intento è offrire un proseguimento di queste opere e metterle in dialogo con la collezione non esposta che si trova nei magazzini. Così mi sono addentrato nei depositi ed ho scelto opere che potessero creare salti temporali e stilistici anche spiazzanti».

Cremonini 2Il risultato è un percorso che azzarda e dispone “capsule del tempo” in cui si possono anche trovare maschere tribali molto antiche affiancate ai volti dipinti da Cremonini, dal sapore languidamente espressionista. Non installazioni, ma opere nuove che nel loro insieme si compongono del preesistente e dei lavori che l’artista ha realizzato tra il 2017 e il 2019.

«Le opere comunicano, e riescono a trovare loro stesse una comunione – prosegue Cremonini –. Trovare punti in comune, suggerirli ed evidenziarli dentro una sorta di Stargate è stato un gioco molto forte e divertente».
Non un site-specific, quindi, ma un lavoro intuitivo fondato sulla scelta e l’accostamento di opere non pensate per quel luogo. Le antiche, così come le contemporanee realizzate dall’autore.

Un gioco in cui qualcosa viene sicuramente sacrificato – l’autonomia delle parti, nate per essere oggetto a sé stante, con un proprio contesto di derivazione – in nome di un piacere più intenso, quello della creazione, della mano che riesce a manipolare il già esistente, senza lasciarsi spaventare o fermare dalla ingombrante presenza della Storia.
Il superamento, insomma, dell’atavica opposizione di quell’obiectum che letteralmente pone un freno, con la sua presenza, al potere della nostra soggettività e immaginazione.

DECO – PIADINA LORIANA LEAD HOME E CULT SPETTACOLI 01 01 – 31 12 19