La parte divertente che in fondo tanto divertente non è

Non fatevi ingannare dal titolo: La parte divertente di Sam Lipsyte può provocare, in soggetti sensibili, anche una forma di lieve depressione. I suoi personaggi infatti, tutti alle prese con situazioni al limite del grottesco connaturate al loro stile di vita o modo di essere, non fanno che ricordarci il non-senso  di un sacco di cose che in realtà possono riguardare tutti noi. Anche se non siamo della middle-class americana. La satira di costume, infatti, è qui profonda e arriva a toccare un piano esistenziale. Il tossico che vuole scrivere un libro per bambini sulla storia di un pugile, l’ex studente brillante che finisce ad andare a letto con la suocera provocandole un profondo sentimento di noia, il lanciatore di pesi che incontra il suo mito ormai in disgrazia, l’aspirante “balia”, anzi doulo, in sovrappreso che riesce con il sotterfugio a farsi assumere da una ricca famiglia che attende l’arrivo del secondogenito sono occasioni per farci ridere, certo, per raccontare momenti comici nella loro irrealtà e che però ci mettono a confronto con quelle domande che in fondo a una certa età sarebbe anche il caso di smettere di porsi, del tipo: ma siamo sicuri che queste vite così estreme, così assurde, così comiche, non assomiglino alla nostra più di quanto non vorremmo? E mentre ridiamo del promesso genio che mentre riflette su un «sogno fattibile» come  la rivista di poesia, la microetichettina discografica per il nuovo genere del jam rock o un negozietto di lusso che vende raki in tiratura limitata in realtà si concentra soprattutto su grigliare carne sul barbecue (e per questo viene scaricato dalla moglie), è difficile non chiedersi se esista davvero un sogno fattibile più degno, o sensato, di altri. Nel mezzo, squarci continui di quotidianità che prima di trasformarsi nell’assurdo possono suonare orribilmente famigliari, come nella Repubblica dell’empatia, racconto a più voci semplicemente perfetto. Ridondante e chirurgico insieme, Lipsyte racconta sì un’epoca, ma anche qualcosa che va forse oltre le manie dei nostri giorni. Non c’è leggerezza nella sua penna, le situazioni a cui ci porta sono tutte estreme e il riso sgorga dal crescendo del racconto ma senza mai, o quasi mai, addolcire quell’amaro in bocca che ci fa comunque parteggiare per una serie di sfigati che, vien da dire, se la sono spesso loro malgrado andata a cercare.
Sam Lipsyte, La parte divertente, Minimum Fax, Roma traduzione di Anna Mioni

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