“Le assaggiatrici”, perché è un libro che sfiora la perfezione

Le Assaggiatrici PostorinoNon può certo sorprendere il fatto che Le assaggiatrici di Rosella Postorino sia entrato nella cinquina del Campiello (di gran lunga il premio letterario più interessante in Italia). Uscito per Feltrinelli pochi mesi fa, il romanzo dell’editor quarantenne si avvicina alla perfezione sotto diversi punti di vista.

La storia innanzitutto, ispirata a una vicenda vera, ha già di per sé molti ingredienti interessanti, racconta infatti della sorte di una decina di donne chiamate appunto ad assaggiare il cibo del Führer per verificare che non fosse avvelenato, nelle campagne vicino al rifugio in cui il dittatore trascorse gran parte degli ultimi anni della guerra. Tre volte al giorno, tutti i giorni, in cambio peraltro di un ottimo stipendio. Mentre il resto della Germania pativa la fame più atroce, mentre Berlino era piegata dai bombardamenti, in questa campagna vicino al nascondiglio del Führer queste dieci donne vivono una vita tra privilegio non voluto e paura dell’avvelenamento, costrette a “salvare” quotidianamente Hitler.

La protagonista è raccontata tramite un io narrante particolarmente lucido, umano ma in grado anche di mantenere una “giusta distanza”, non è nazista, ma non è nemmeno anti-nazista. Racconta i fatti al passato, ma la sensazione è comunque spesso quella della presa diretta, un equilibrio particolarmente riuscito nel tessuto narrativo.
Storicamente collocato, il romanzo riesce comunque a trovare subito anche una dimensione atemporale e assoluta. Il marchio del nazismo diventa quasi quello dei figli di Caino, di una colpa a priori. E il senso di colpa e di vergogna attraversa tutto il romanzo assumendo di volta in volta un aspetto diverso attraverso fiumi carsici che hanno a che fare con il cibo e il sesso, bisogni primari, si potrebbe dire, eppure così fortemente carichi anche di un significato simbolico.

L’ambiente delle donne diventa un elemento a sé del romanzo, le storie di alcune di loro che si intrecciano in momenti di solidarietà, amicizia, invidia, scontro valgono da sole la lettura. Queste donne si trovano a condividere pasti e spazi, pezzi di vita fuori dal mondo, che non si sono scelte. Ci sono madri, vedove, donne con i mariti dispersi sul fronte russo. Ci sono personaggi di contorno che raccontano la disperazione di un impero al crepuscolo, la follia e cecità di chi fino alla fine ha creduto in Hitler. Ci sono l’amore e la passione, uno sguardo indulgente anche sulle debolezze maschili. E ci sono anche squarci, per quanto brevi, delle sofferenze inferte dalla guerra (la protagonista è di Berlino, fuggita in campagna per evitare i bombardamenti). C’è il ritmo, ci sono i dialoghi, c’è un passo che sembra perfettamente calibrato: non si corre, ma non si può nemmeno mai rallentare, si deve arrivare in fondo. E una volta che ci si è arrivati, questo è un libro dove si finisce per restare molto a lungo dopo l’ultima pagina.

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