L’ultimo, nerissimo, romanzo di Simi

Cosa resta di noi di Giampaolo Simi (Sellerio) è un libro dall’inizio lento, che chiede al lettore un po’ di pazienza per entrare in un quadretto per certi versi quanto mai banale: la voce narrante è quella di Edo, di un uomo che si è ritrovato a fare il bagnino in Versilia ma che in realtà è colto, raffinato, presumiamo molto sexy, uno comunque che fa colpo sulle donne. Ama, anzi, adora, la giovane moglie che è bellissima, elegantissima, figlia dell’alta borghesia fiorentina, piena di talento, viziata, a tratti insopportabile, ignara del politically correct, scrittrice. I due sono felicemente sposati se non fosse che stanno invano cercando un figlio che non arriva, nonostante il ripetuto ricorso a tecniche di fecondazione assistita. Entra in scena una quarantenne insignificante, di qualche chilo sovrappeso, che si infatua di Edo e trova il modo di vederlo in più occasioni. La quale quarantenne nasconde in realtà il fatto di essere più o meno perseguitata da un ex con cui ha un rapporto comunque ambiguo e che è un ex cabarettista ora in rovina. Tutti personaggi un filo sopra le righe, piuttosto prevedibili,  tipici di quella narrazione italiana tanto affezionata ai cliché (mi è venuto in mente Il capitale umano di Virzì), per quanto scritti con la penna di classe di Giampaolo Simi (talento scoperto in primis da Luigi Bernardi, a cui lo scrittore toscano dedica il libro). Insomma, l’inizio del romanzo per quanto gradevole e ben scritto non lascia in alcun modo trapelare che ben presto da Virzì si passa a una sorta di McEwan dei primi tempi, ossia a una situazione narrativa che improvvisamente scarta dal quotidiano e costringe i protagonisti a fare scelte che non ci aspettiamo. E il libro diventa improvvisamente nerissimo, nelle atmosfere, nei sentimenti in gioco, nelle relazioni. Apre uno squarcio profondo in temi come la rappresentazione delle donne in base all’età, al ruolo sociale, alla condizione familiare. E parla tangenzialmente del bisogno di affermarsi rispetto alla propria famiglia, del rapporto di coppia, di amore, perdono, rancore, vendetta. Ritrae con rara ferocia ed efficacia, facendola sbirciare da molto vicino ma senza farla diventare il centro del romanzo, la selva spaventosa della comunicazione televisiva che permea le nostre vite pubbliche e private più di quanto siamo tutti forse disposti ad ammettere. Un libro che non trova alibi a nessuno dei suoi personaggi, non concede vere scusanti e non permette al lettore consolazioni finali. Da non perdere.
Giampaolo Simi, Cosa resta di noi, Sellerio

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