Paolo Nigra, il primo vicequestore gay fin troppo perfetto

Nuvole Barocche Paolacci RoncoSe non fosse che è omosessuale, Paolo Nigra, vicequestore aggiunto a Genova e protagonista della sua prima indagine in Nuvole Barocche di [Antonio] Paolacci & [Paola] Ronco, pubblicato da Piemme, sarebbe uno dei tanti fascinosi investigatori di cui è zeppa la letteratura e che sembrano un po’ fatti apposta per far innamorare le lettrici donne e facilitare l’impersonificazione degli uomini.

Bello, intelligente, colto senza essere inutilmente erudito, coraggioso, onesto, ironico, imperturbabile, ottimo cuoco. Davvero troppo.
Solo che Nigra è appunto anche omosessuale dichiarato. E in questa prima indagine letteraria (ma lui ha quarant’anni ed è tutt’altro che un novellino) si trova a indagare su una vittima omosessuale.
E a catturare il lettore è la capacità di costruzione di un mondo e di un’angolazione coerente e convincente, quella appunto di un omosessuale in pace con se stesso in un mondo che invece, in pace con gli omosessuali, non lo è per niente. O decisamente ancora troppo poco.
Ecco allora tutta la gamma delle reazioni possibili di colleghi, indagati, parenti della vittima rispetto a questo Nigra, dalle battute imbarazzate al malcelato disprezzo, dall’incredulità al timore di fare continue gaffe. Si salvano in pochi, un paio di uomini e (come spesso accade) due donne.

Un libro che racconta di fatto soprattutto ancora un paese troppo malato di omofobia, peraltro scritto in una stagione forse meno cupa dell’attuale (ai tempi dell’approvazione delle unioni civili). Ed è questo senza dubbio un suo grande merito. E forse anche il suo limite, perché Paolo Nigra sembra davvero troppo perfetto in tutto, anche nel suo modo di essere omosessuale.
E se ci ricorda Rocco Schiavone di Manzini nel ribadire a ogni interlocutore che no, non è commissario, ma vicequestore aggiunto, non riesce mai a essere nemmeno per un istante sgradevole o soprendente quanto lui. Né lo è l’indagine.

Cionostante è difficile lasciare il libro. Grazie soprattutto alla scrittura ricca e pulita al tempo stesso e a quei dialoghi spezzati, quelle frase lasciate a metà nei discorsi diretti che subito danno un ritmo inconfondibile e un po’ spiazzante al libro. E poi, cosa che non guasta, c’è la magnifica Genova, che pur essendo stata già tante volte raccontata anche come sfondo per i delitti (basti pensare a Bruno Morchio e Annamaria Fassio), è lungi dall’aver esaurito gli argomenti per incantare visitatori e lettori. E dove rimane aperta la ferita del G8 (ma naturalmente nessuno dei nostri eroi, qui, era dalla parte sbagliata).

Aspettiamo la seconda indagine di Nigra per capire se e quanto sarà lunga la sua vita. Intanto, vien da pensare che se un vicequestore aggiunto che fuma canne sulla tv di Stato comunque, polemiche o meno, ci è finito, c’è da scommettere che per quello omosessuale (che pure sarebbe perfetto) ci sarà da aspettare ancora a lungo…

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