Quei tre fratelli tra religione, denaro e arte

Eccolo un bel romanzo europeo che affronta in modo diretto i grandi temi e le contraddizioni di questa contemporaneità, rileggendo cliché, costruendo personaggi originali e però capaci di essere per certi versi esemplificativi di come possono essere affrontati alcune questioncine non proprio marginali come il credo religioso, il ruolo del denaro, l’idea stessa di cosa sia, in fondo, l’arte. Il libro è I fratelli Friedland di Daniel Kehlmann, con i tre fratelli figli di uno stesso padre ma di due madri diverse: un prete senza fede, un uomo di affari che ha perso tutto, un aspirante artista che fa fortuna come falsario. Il tutto più o meno all’insaputa del resto del mondo e degli stessi altri fratelli. Perché questo è anche un libro sì tripartito, ma che trasversalmente riflette sulla discrasia tra ciò che siamo e ciò che il mondo percepisce di noi, un Pirandello tedesco e calato nel XXI secolo che ci permette di entrare nei panni di tre fratelli che si trovano continuamente a confronto con ciò che vorrebbero e non riescono a essere, e finiscono per parlarci di aspirazioni non realizzate e portarci a riflessioni sull’idea di finzione e di maschera, sull’apparenza rispetto alla sostanza, sulla consapevolezza, la responsabilità, la caducità, la casualità del fato. Il tutto dentro il quadro di una famiglia in cui la figura paterna si sottrae continuamente per tornare e costringere in qualche modo i figli a momenti di bilanci e confronti non sempre lusinghieri.  Un padre che rinuncia alle modalità e alle regole del sistema, che si estranea ma resta una presenza. Il tutto all’interno di una trama piena di veri e propri colpi di scena, di pagine degne dei migliori flussi di coscienza, di scene esilaranti, di momenti autenticamente tragici. Perché la perfetta e quasi rigorosa costruzione geometrica del libro né l’emblematicità dei personaggi non rischiano mai di trasformare il libro in un mero esercizio di stile né in una sorta di saggio sotto le mentite spoglie di romanzo. Ognuno dei tre fratelli ha uno spessore, un’autonomia, una profondità e una capacità di sorprendere per la nettezza con cui esprimono i grandi dubbi irrisolti di un’intera epoca tra trascendenza e trivialità.

I fratelli Friedland, Daniel Kehlmann, Traduzione di C. Groff, Feltrinelli, 2015

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