Il concerto? Un sublime accordo tra gli strumenti

ConcertoConcerto è una parola di uso comune: andare a godersi un concerto, infatti, è stata un’esperienza consueta nell’epoca pre-covid (e ci si augura di tornare presto alla normalità). Non è, però, così usuale sapere l’origine della parola e quali siano i concetti racchiusi in questo lemma, apparentemente banale, ma dagli sfaccettati significati.

In primis l’etimo. Chi ha concorso in un certamen sa che questo non è altro che una gara, tuttavia deriva proprio da quel certare (gareggiare) che, unito alla preposizione cum, rende perfettamente l’idea di quello che poteva essere in origine il concerto grosso.

Questo altro non era che il fronteggiarsi di due gruppi (il concertino, formato generalmente da 2 violini e un violoncello, e il concerto grosso propriamente detto, la cui trama sonora era tessuta dagli archi e dagli strumenti del basso continuo) che, grazie alla loro alternanza resa evidente dalla diversa intensità, offrivano alle orecchie dell’ascoltatore un melodioso duello tra due fazioni musicali. “Le società sono belle in numero dispari inferiore a tre” dice un celebre adagio. Il concerto grosso, infatti, ebbe vita breve.

Tra i tre litiganti del concertino uno cominciò a richiedere più spazio. Chi fosse non c’è nemmeno da chiederlo: il primo violino. Lo strumento principe del barocco (insieme all’oboe) non faticò molto per guadagnarsi tutto lo spazio che prima aveva il concertino, scacciando i due antichi sodali nell’anonimato dell’orchestra; proprio in virtù di questa conquista il solista divenne il fuoco intorno al quale orbitava tutta la composizione. Era nato il concerto per strumento solo e orchestra. Nel passaggio dal periodo barocco al classico il violino vide scemare la sua popolarità quale solista in favore del nuovo arrivato, il pianoforte, che nel corso dell’800 si imporrà come massimo interprete delle necessità acustiche del romanticismo.

C’è da dire, comunque, che la storia della musica è stata generosa con tutti. Nessuno strumento, infatti, è rimasto a bocca asciutta: esistono concerti per ognuno di essi, dalla viola d’amore all’armonica a bicchieri, dal liuto al theremin. La competizione, quindi, c’è, ma, in fondo, allo spettatore rimarrà la consapevolezza che il concerto non sia separazione, bensì inclusione: un sublime accordo tra gli strumenti.

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