La forza struggente dello “Stabat Mater” attraverso i secoli

Giovanni Battista Pergolesi

Giovanni Battista Pergolesi

Il periodo quaresimale è, insieme a quello natalizio, molto goloso dal punto di vista artistico. In ambito musicale ciò si traduce in una copiosa produzione di composizioni a tema: le più importanti preci sfruttate tra tutte sono senza dubbio la Passione e lo Stabat Mater.

Se della prima si hanno declinazioni meno numerose, ma assai importanti, è della seconda che si annovera una produzione sia qualitativamente sia quantitativamente strabiliante. Se, però, già dal nome è evidente l’argomento proposto dalle Passioni, così non è per lo Stabat Mater.
La sequenza (genere originato per associare sillabe ai lunghi vocalizzi allelujatici in modo da facilitarne la memorizzazione) gregoriana il cui testo è attribuito a Jacopone da Todi fu abrogata dal concilio di Trento terminato nel 1563 e poi ripristinata soltanto nel 1727.

Lo Stabat Mater è nel Proprium Missae del 15 settembre, giorno in cui si celebra la Beata Vergine Maria Addolorata (conosciuta anche come Madonna dei sette dolori), trova, tuttavia, impiego anche durante le celebrazioni nel secondo giorno del Triduo pasquale e proprio da questa prassi si è poi diffusa l’usanza di eseguire le composizioni su questa preghiera durante il periodo quaresimale. La grande potenza evocativa del testo ha indotto una grandissima schiera di musicisti a cimentarsi nella composizione, infatti le immagini descritte sono di grande forza. La preghiera è divisa in due parti ben delineate, la prima descrive pittoricamente la scena in cui Maria, ai piedi della croce, vede Gesù Cristo rendere l’anima a Dio [Stabat Mater dolorosa … dum emisit spiritum]. La seconda parte, invece, è una grande invocazione dell’orante a voler condividere il dolore della Madre per poter aspirare alla gloria del Paradiso [Eja, mater, fons amoris … Amen]. Il fascino che questa sequenza, nata nel Basso Medioevo, ha esercitato sui musicisti pervade tutta la storia della musica: nel Rinascimento vanno ricordati gli Stabat Mater di Josquin Desprez (ritenuto a lungo il più grande compositore mai vissuto) e Giovanni Pierluigi da Palestrina, nel Barocco quelli di Alessandro e Domenico Scarlatti e Antonio Vivaldi, quello di Joseph Haydn nel Classicismo, nel Romanticismo si cimentarono pure Rossini, Dvořák e Verdi e anche nell’ultimo secolo vi sono molti esempi tra i quali quelli di Lorenzo Perosi e Arvo Pärt.
Forse, però, il capolavoro massimo rimane quello di Giovanni Battista Pergolesi che, consapevole di essere in punto di morte, comporrà una delle più intense versioni.

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