Il maestro Carusi e le sue allieve

Nazzareno CarusiL’importanza che riveste Ravenna nel panorama musicale non si misura solo dal celebre festival estivo che ogni anno porta nella città romagnola molte delle celebrità del mondo sonoro e non, ma anche e soprattutto dalla vitalità che l’attività musicale presenta al di fuori di esso. Precipuamente la stagione Mikrokosmi, diretta da Barbara Valli, la cui 19esima edizione si è recentemente conclusa, offre un grado di bellezza musicale facilmente ascrivibile all’eccellenza. È sicuramente questo il caso del concerto tenutosi il 19 marzo presso la sala Corelli del teatro Alighieri con protagonista assoluto il pianista abruzzese di nascita, ma ravennate per amore, Nazzareno Carusi. Il maestro Carusi è ormai presenza fissa dei Mikrokosmi e in questa circostanza particolare, oltre a ricoprire il consueto ruolo di concertista d’eccezione, era presente anche nelle vesti di mentore: al suo fianco, infatti, si sono esibite a turno le brave componenti del Trio di Imola, sue allieve presso l’Accademia Pianistica Internazionale “Incontri col Maestro” diretta dal maestro Franco Scala.

Il programma del concerto, tutto dedicato alla figura di Brahms (anche lui allievo eccezionale di un sensazionale maestro), è stato aperto dalla sonata op.38 per pianoforte e violoncello nella quale a Carusi si è affiancata la brava Clara Sette, sensibilmente emozionata, ma già in grado di intessere un serrato dialogo col monumentale pianista celanese. La sapienza demiurgica di Carusi è protagonista anche del secondo brano, i 16 valzer per pianoforte a quattro mani op.39, suonato insieme alla biondissima Marianna Tongiorgi la cui bravura è direttamente proporzionale alla incredibile lunghezza dei capelli. Ultimo brano in programma la sonata per pianoforte e violino op.78 interpretata solidamente da Angioletta Iannucci Cecchi la quale godeva della grandissima capacità di fraseggio e dell’incredibile tavolozza timbrica del maestro Carusi.

Spezzare un trio non è cosa semplice, possibile forse solo al maestro delle tre brave musiciste, e infatti, proprio con il placet di Nazzareno Carusi, il Trio di Imola si è distinto in un bel bis, lo Scherzo dal Trio op.8 sempre di Brahms, nel quale è emersa un’incredibile unitarietà di intenti e di linguaggio che in ragazze così giovani colpisce ancor di più e dirime un po’ di quelle nubi che si profilano sul futuro della musica nel Belpaese.