RCO: una raffinata esaltazione della letteratura musicale cameristica

Camerata RCOQuello andato in scena la sera del 21 aprile al teatro Rossini di Lugo non è solamente il concerto conclusivo della stagione concertistica, ma anche un bellissimo esempio di come in seno a orchestre importanti si possano creare spazi per approfondire la letteratura cameristica e diffondere questa cultura ad alti livelli senza il bisogno di avere, però, una formazione stabile. I solisti della Camerata della Royal Concertgebouw Orchestra hanno dato prova di ciò sfoggiando un repertorio elegantemente misurato per mettere in luce le caratteristiche specifiche di ogni strumento coinvolto.

Nel primo tempo si è assistito a un confronto tra due compositori vissuti nella stessa porzione di ‘700, Luigi Boccherini e Wolfgang Amadeus Mozart. Il Quintetto per archi op.39 n.3 del compositore lucchese ha dimostrato quanto fosse fervido l’ambiente della corte madrilena nonostante lo stile e la struttura delle composizioni richiami ancora molto da vicino il modo di comporre del periodo precedente a Boccherini: è certamente interessante notare quanti artifici non solo retorici ma anche acustici il compositore metta in pratica (su tutti è interessante notare l’indicazione al ponticello e il grande impegno richiesto al violoncellista proprio in virtù del fatto che l’italiano era un grande conoscitore di questo strumento). Il Quintetto per clarinetto e archi K 581 di Mozart nell’esecuzione della RCO è ricco di equilibrio e la coerenza formale, anima di questo brano, è preso in gran considerazione dai musicisti; il clarinetto si dimostra libero di entrare e uscire dai ranghi a dimostrazione di come la scrittura mozartiana lo ponga come primus inter pares nella formazione cameristica.

Nella seconda parte il gruppo di esecutori olandesi ha offerto al pubblico lughese il Quintetto per archi op.77 di Antonín Dvořák, creando una reale distanza tra la prima e la seconda parte sia per intenti che personalità. Le atmosfere evocate dal compositore boemo riecheggiano dalle sue composizioni più note grazie anche a un’interpretazione enfaticamente calibrata e non lasciva e manierata.

L’ottima interpretazione della Camerata RCO ha permesso all’uditorio di godere di un punto di vista differente da quelli a cui si è abituati proprio perché nonostante l’internazionalità a cui ci si sottopone quotidianamente, ci sono caratteristiche specifiche dovute a fattori culturali e linguistici che si ripercuotono sul modo di concepire e di suonare la musica e che fanno sì che gli esecutori prediligano alcuni aspetti rispetto ad altri arricchendo così il panorama acustico e culturale del pubblico.

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