Madonna – Confessions II (Warner)
Sono un grandissimo fan di Top Gun: Maverick, uno dei più grandi film usciti negli anni ’20. Un’opera nata come sequel di un film che per molti è in qualche modo l’apoteosi del peggior cinema americano (pacchiano, stupido, militarista); e pur non rinnegando l’originale, è riconosciuto come un’opera crepuscolare e densa di significati, il canto del cigno di quello stesso cinema americano che nel frattempo si è storicizzato (cioè è diventato classico). Anche e soprattutto per quel che è diventato oggi un attore/produttore come Tom Cruise, che nei 35 anni tra originale e sequel è un nome intorno a cui l’accuratezza dello spaziotempo tende a piegarsi su sé stessa e generare una realtà parallela/verosimile in cui Tom Cruise è un valore assoluto e indiscutibile. Top Gun: Maverick è soprattutto una riflessione su questo, su una mitologia del pop cinematografico che ha il dovere di ripetersi, piegare le nuove idee ai propri scopi e negare chirurgicamente il passare del tempo.
Ci sono tante ragioni per cui nell’ascoltare Confessions II, il nuovo disco di Madonna, mi viene da fare così tanti paralleli tra la figura di Veronica Ciccone e quella di Tom Cruise. Ha a che fare con un’idea generale di generica postumanità legata alle due figure, al modo più o meno analogo di affrontare il loro mestiere (sempre e comunque a rotta di collo) e ovviamente al fatto che fino agli anni 2000 Madonna aveva un’etichetta di nome Maverick Records. Confessions II è il sequel di Confessions On A Dancefloor, un disco leggendario (e a dire il vero non così buono) uscito nel 2005. Quello dove c’era Hung Up, per capirci, in cui la popstar per antonomasia cercava di canonizzare una certa dance music all’interno del pop con uno sforzo che voleva essere in parte intellettuale ma perlopiù fisico, e incurante del fatto che quella stessa dance music nel pop fosse già pienamente canonizzata (Discovery dei Daft Punk era di 4 anni prima, per dire dell’esercizio più compiuto). Confessions II è il disco più importante della storia in un mondo fittizio in cui Confessions On A Dancefloor è un dogma, e quindi un album molto affascinante in premessa. Purtroppo è anche uno di quei dischi pop tristissimi di adesso, basati sull’idea che assumendo abbastanza produttori di grido non hai bisogno di idee. E quindi un disco che non ce la fa a diventare il Top Gun: Maverick di Madonna. Peccato.



