sabato
20 Giugno 2026

Rimedi alla disperazione da FM

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Olivia Rodrigo – You Seem Pretty Sad for a Girl So in Love (2026 Geffen)
Quando accendo l’auto ci vogliono circa 20 secondi perché il mio telefono si connetta al bluetooth; per sveltire le operazioni accendo comunque la radio, così posso passare più in fretta e ascoltare la mu- sica che mi va di ascoltare. Ammetto di trarre pochissimo piacere, negli ultimi anni, ad ascoltare la radio in FM. La mia stazione preferita sarebbe Radio 3, di cui amo le notturne (Battiti), ma ormai sto poco sveglio dopo mezzanotte e quindi più che altro me la recupero in podcast. Mi piacciono molti programmi di Radio 24 ma sono restio a tenere il canale perché quando accendo l’auto per tornare a casa dall’ufficio c’è la Zanzara e in 20 secondi sono capaci 1 di farmi incazzare come una pantera e 2 di far pensare ad eventuali passanti che io sia uno di quelli che ascoltano la Zanzara. Una soluzione di compromesso sono le cosiddette radio rock e cioè, nella mia zona, Freccia e Virgin. Ma al di là di programmazioni che mi paiono oggettivamente inaffrontabili (se ascolti una di queste due stazioni per più di un’ora inizi a chiederti se la storia della musica rock abbia mai prodotto artisti meno che ignobili), Freccia non prende benissimo a Ravenna. Virgin ha un clamoroso problema estivo: quando inizia la stagione dei festival si trovano a raccomandare un concerto diverso ad ogni pezzo che finisce, e regalano biglietti, e ti invitano ad ascoltare le loro dirette dallo stadio.

Credo che queste due cose (scarsa qualità della proposta rock e continuo teasing verso eventi da 20mila persone a cui non parteciperei nemmeno se mi pagassero) contribuiscano in maniera fondamentale al ciclico ritorno del mio lato poptimista. Se non avete mai sentito parlare di poptimism state bene così, e vi invito a non cercare la parola su google; nondimeno, mi trovo relativamente spesso in situazioni come quella in cui sono ora con il disco di Olivia Rodrigo. Un personaggio che ho sempre trovato noioso e slavatino in mezzo a un panorama che ha ben altro da offrire. Ma che venerdì scorso ha fatto uscire un disco di pop sgarzolino che i Cure avrebbero potuto fare nei loro anni migliori: canzoni belle anche se non immortali, testi piuttosto compromessi, arrangiamenti easy ma non troppo, qualche melodia di tastiera da dieci e lode, due o tre killer assoluti in scaletta e il sentore diffuso di stare ascoltando qualcosa di bello. Daie.

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