Il Meeting delle Etichette Indipendenti e l’anno di “rottura” del rock in italiano

Csi

I Csi in una foto degli anni novanta

«Un gruppo modenese che organizzava fiere del disco aveva prenotato i due capannoni della Fiera di Faenza per una mostra dedicata ai collezionisti, da svolgersi a fine novembre. Circa un mese prima, accortisi che non avrebbero riempito del tutto gli spazi, ci hanno contattati per chiederci se avevamo qualche idea per animare il capannone che rischiava di rimanere vuoto». Stando a quello che scrive Sangiorgi sul sito, il Meeting delle Etichette Indipendenti nasce così, nel 1997. E il 1997 è un anno – diciamo così – particolare, per il rock in italiano. Ve lo ricordate il rock italiano di quegli anni? Piccolo recap.

All’inizio dell’anno i Litfiba pubblicano Mondi Sommersi: conclude un’ideale tetralogia dedicata agli elementi, senza sbracare manco troppo quel concetto litfibiano a cui il grosso dei gruppi “emergenti” italiani continua sostanzialmente a far riferimento ancora nel ‘97. Le vendite vanno bene, ma i Litfiba di Mondi Sommersi non sembrano più al centro del discorso musicale/mediatico del rock italiano, come erano ad esempio ai tempi del precedente Spirito. È un disco normale che funziona come un disco normale.

Più o meno negli stessi giorni sta uscendo L’albero di Jovanotti, che invece fa molto rumore. Idealmente è il primo disco di Jovanotti in cui una (terribile, imho) idea di “cultura musicale” a trecentosessanta gradi oscura quasi del tutto il Jovanotti originale, che ancora nel disco precedente era ultra-rintracciabile. Del resto il mondo nel ‘97 sta mollando in blocco l’ortodossia rock e aprendosi a qualsiasi cosa potesse essere descritta ai tempi usando la temibile espressione “le sonorità”. World music, rap, elettronica più o meno avant.

Tra i dischi dell’anno per le riviste di settore finiranno Radiohead, Roni Size, Bjork, Chemical Brothers, Daft Punk, Spiritualized: se nel ‘92 un disco che fondeva rap pedestre e heavy metal pedestre era venduto come una rivoluzione, nel ‘96 inserire percussioni tradizionali amazzoniche in un disco death metal era considerato una logica evoluzione del suono dei Sepultura.

Il disco del ‘97 che preferisco nel ‘97 lo realizzano tali Deftones, che riescono a far pensare che sia possibile far suonare un disco dei Depeche Mode ai Pantera senza buttarla sul ridere.

Jovanotti è un po’ la testa di ponte di questo ideale della commistione culturale nel mainstream pop italiano, e trova qualche penna a favore (su Rumore viene perfino intervistato, generando una discreta ondata di sdegno da parte dello zoccolo duro di lettori). Ma è la seconda parte dell’anno a fare terra bruciata. In estate arriva il disco più famoso degli Afterhours, Hai paura del buio?, salutato in tempo reale come una delle massime pietre miliari della musica italiana di ogni tempo. E più o meno contemporaneamente succede una cosa che nessuno aveva previsto e che non ha precedenti nel mercato italiano: per una serie fortuita di coincidenze, Tabula Rasa Elettrificata dei CSI finisce per una settimana in cima alla hit parade degli album. Il primo settembre del ‘97, per giunta, Mtv apre ufficialmente il suo canale italiano. Ben lungi (soprattutto nella sua fase iniziale) dal limitarsi a rimbalzare i contenuti statunitensi del palinsesto, Mtv Italia finirà tra i principali sponsor di quella che necessariamente deve essere una “nuova” musica italiana. E qui cambiano più o meno tutti i concetti: quelle che erano (chi più chi meno) solide realtà del bacino alternative diventano le teste di serie di un nuovo movimento: Marlene Kuntz, Bluvertigo, Subsonica (che esordiscono nell’estate del ‘97, anche loro), Prozac+ e tutti quelli che verranno da qui in poi.

Chiaramente né gli Afterhours né i CSI (ex CCCP) sono dei debuttanti, tutt’altro: gli Afterhours hanno già fatto uscire Germi, il primo disco in italiano, e Mina sta uscendo con una cover di un loro pezzo. Tabula Rasa arriva nei negozi col gruppo a un passo dallo scioglimento, i Marlene Kuntz hanno già pubblicato sia Catartica che Il Vile, i Bluvertigo ci sono già, i Prozac+ ci sono già, c’è il sistema di etichette e management che li ha sostenuti fino a quel momento. Ma il ‘97 è un po’ il The Year Punk Broke del rock en italiano, il momento in cui tutto quel che era stato fatto prima porta i frutti economici. Qualcuno si spinge oltre e continua a chiamare Male Di Miele “la Smells Like Teen Spirit italiana”, come del resto la Fiat Panda è il Boeing 747 italiano. Il MEI finisce in mezzo a tutto questo bailamme.

Se ripenso a quegli anni non so bene come prenderla. A volte mi sembra ieri e a volte mi sembrano passati 60 anni. Quei gruppi continuano ad esistere, in quella forma o in un’altra, gli artisti ora lavorano ai talent show, i concerti sono pieni di gente, i dischi vanno in classifica anche se non si vendono più. Qualcuno di loro fa da ghostwriter per i grossi nomi del pop, qualcun altro continua a suonare nella sostanziale indifferenza di tutti.

Me ne ricordo tutti gli anni ad autunno, perché il Meeting delle Etichette Indipendenti continua ad esistere, anche se si è spostato in centro a Faenza e il suo legame con le Etichette Indipendenti – le quali, anche loro, continuano ad esistere – è sempre più teorico e meno evidente. Ogni tanto apro la spambox, leggo uno dei comunicati stampa che il MEI invia con tale e tanta dovizia, e d’un tratto mi sembra essere tornato l’agosto del ‘97. Nel dubbio metto su Around The Fur, che vent’anni dopo è ancora il miglior disco dei Deftones, e il miglior disco di quell’anno.

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