La Meravigliosa Storia Umana di Edda, tra i dieci migliori cantautori italiani di sempre

Una sera a Bologna stavo mangiando una pizza da asporto, seduto sul muretto di un portico, davanti alla pizzeria. Uscì un tizio assurdo e si mise a fumare una sigaretta: sguardo perso nel vuoto, sulla sessantina, con una maglietta grigia e sudata e dei pantaloni della tuta che gli arrivano sopra alle caviglie.
Aveva una barba incolta che gli sporca un pochino il doppio mento e i capelli grigi unti e lunghetti con qualche orribile riflesso biondo; fumava una sigaretta in tre tiri e sembrava passarsela veramente di merda. La persona con cui ero mi sussurrò «è lui». Il tizio per cui ero a Bologna, quello che doveva suonare ai giardini lì di fronte tra un’oretta.


Si chiamava Daniel Johnston, una leggenda della musica pop, c’è persino un documentario su di lui – anche bello, tra le altre cose. L’avevo visto in foto un milione di volte, sapevo la sua storia e conoscevo alcuni dei suoi dischi a menadito, ma non l’avevo comunque riconosciuto. C’è una dimensione della malattia mentale che non riesce a venire fotografata o raccontata. Salì sul palco di fronte a un pubblico foltissimo e suonò un concerto memorabile, cantava le canzoni con una chitarra che sembrava non saper suonare.
La questione è questa: alcuni di quelli che hanno problemi mentali vedono cose che gli altri non vedono, e se insieme ai problemi mentali hai un talento per la musica, è probabile che tu riesca a incidere delle canzoni che nessuno ha mai sentito prima. Ma quelle canzoni arrivano alla fine di un ciclo di eventi che comprende un sacco di roba orribile: equivoci, prese in giro, bullismo, sfruttamenti e altro ancora. Al concerto di un matto almeno metà dei paganti è lì per vedere un matto fare il matto.

EDDA

Edda (qui in una foto promozionale di qualche anno fa) sarà in concerto al Bronson di Ravenna sabato 9 marzo per presentare il nuovo album “Fru Fru”

Credo che Edda sia mezzo matto, non proprio un matto vero e proprio ma quasi.
Edda è un tizio che riesce a pensare una musica che nessuno ha mai pensato, probabilmente perché pensa cose che nessuno pensa. Dentro le canzoni di Edda c’è un sacco di roba senza senso, magari messa lì solo per fare rima, e dei riferimenti pesanti a sangue sesso famiglia depressione amicizia droghe adulterio soffocamento e un sacco di altra roba che la maggior parte delle persone che canta non mette dentro la sua roba perché, beh, perché non vuol far pensare di essere fuori di testa.
A volte dà l’idea di avere un problema con la lingua italiana e altre volte sembra l’unico italiano a conoscerla. Parla di se stesso indifferentemente al maschile e al femminile.

Quella di Edda è una Meravigliosa Storia Umana, cioè una di quelle storie che chiunque parla di lui antepone alla musica. Era una specie di piccolo eroe del rock alternativo italiano nei primi anni novanta: cantava nei Ritmo Tribale, un gruppo che sembrava destinato a grandi cose e che si dissolse verso la metà del decennio.
Venne cacciato per problemi di droga, o se ne andò e iniziò ad avere problemi di droga (la storia cambia a seconda di chi la racconta); attraversò un periodo buio lungo anni, riuscì a disintossicarsi e iniziò a lavorare da operaio. A fine anni duemila ricominciò a strimpellare e scrivere pezzi, li pubblicava su Youtube come un ragazzino, e poi decise di registrare un disco vero.

Quando lo ascoltammo per la prima volta (si chiamava Semper Biot) non potevamo crederci. La voce dei Ritmo Tribale era anche riconoscibile, ma i Ritmo Tribale avevano i chitarroni e quegli impianti tipo Living Colour. Dentro al disco di Edda invece sembrava di stare in un disegno di Schiele. Aveva una voce acuta e sgraziata e suonava la chitarra con parsimonia. I testi sembravano non avere senso ma ti spaccavano comunque a metà.
Aveva qualcosa dei dischi tossici di John Frusciante, qualcosa di certi cantautori italiani del giro off (Fausto Rossi, Piero Ciampi), e moltiplicava tutto all’ennesima potenza.
Era chiaro da subito che avevamo a che fare con la miglior cosa che fosse successa al cantautorato italiano da decenni.

Il disco ebbe successo critico ma non scardinò gli equilibri. Buona parte della colpa fu della sua Meravigliosa Storia Umana. Venne presentata come la storia di una riscossa, e lui era propenso a far la parte del miracolato. I lati oscuri della vicenda vennero tenuti fuori dall’equazione per non rovinare il lieto fine.
Il primo lato oscuro: è tra i dieci migliori cantautori della storia d’Italia.
Il secondo: è mezzo matto.
Il primo tratto della sua personalità influenza il secondo, o viceversa: pensa cose che gli altri non pensano, e riesce a metterle nelle canzoni.
O riesce a mettere nelle canzoni cose talmente assurde e devastanti che la sua psiche deve averne risentito. Oppure è stata l’eroina, non so. Sta di fatto che nelle sue canzoni c’è roba che non potrebbe esserci nelle canzoni di qualcuno che sta bene, e quanto più canta il suo disagio tanto più la sua musica diventa enorme.
Il suo secondo disco si chiamava Odio i vivi e aveva due tette gigantesche sulla copertina, giusto per far capire com’era l’andazzo. Il disco successivo: Stavolta come mi ammazzerai?. Non so ancora se sia una domanda di Edda a chi ha comprato il disco o una domanda di chi ha comprato il disco a Edda.

L’uscita dei suoi dischi è un appuntamento fisso per azzerare il livello di stronzate nella musica italiana: per due anni i talent show e il giro indie spingono interpreti “introversi” e un po’ “pazzi”, e poi arrivava Edda a ricordarci che “introverso” e “pazzo” non sono modi piacevoli di esser chiamati. Dentro la musica di Edda si soffre, si prova schifo per se stessi e si subisce il ricatto infame che ti provoca sempre il piacere di ascoltare le storie di un disperato. Se non fossero così incredibili non ci presteremmo, ma non è possibile starci lontani.

Parlando di Young Signorino mi chiedevo se fosse possibile ascoltarlo in maniera pulita: sto ascoltando della musica o sto consumando un dramma umano? La persona che me lo vende è in buona o in cattiva fede? Non credo sia possibile risolvere la cosa. Non si può ascoltare la musica dei matti a cuor leggero, ma in un mondo di gente un po’ schizzata e un po’ geniale le uniche voci che ha senso ascoltare sono quelle dei matti veri. Non so se Edda sia matto, o mezzo matto, ma i suoi dischi sembrano fatti da una persona che qualunque cosa sia, non riesce a far finta di essere qualcos’altro.
Se provate ad ascoltarli ve ne rendete conto subito. Ho scoperto, negli anni, che è l’unica cosa che mi interessa davvero nella musica.

LA MUCCA VIOLA – BILLB MID1 11 – 25 11 19
DECO – PIADINA LORIANA LEAD HOME E CULT SPETTACOLI 01 01 – 31 12 19