Quelli che vanno ai concerti

«…La cosa importante è l’opera finita e quella si trova nel disco, e il concerto, anche il migliore, non potrà sfiorare la definizione dell’opera. La gente questo non lo capisce o gli fa comodo non capirlo, nella migliore delle ipotesi perché poi va a cercare nell’artista un contatto umano, e nella peggiore perché del disco e dell’artista non gliene frega sostanzialmente niente, ma è alla ricerca di pretesti per veloci distrazioni, quindi il concerto come corsia preferenziale per bassa socialità…».

La citazione è del giornalista musicale Christian Zingales e rientra nell’eterno dibattito aperto tra gli appassionati/malati di musica: meglio il disco o il concerto? Io sto con Zingales, lo dico subito, ma non per questo ho mai snobbato il concerto, tuttaltro. Penso che resti pur sempre un test per capire davvero la stazza dell’artista, oltre che «per fare bassa socialità». E quando di concerti alle spalle ne hai decine e decine e decine, i ricordi resteranno indelebili. Indipendentemente dagli artisti sul palco. C’erano i due rompipalle dietro di te che come per magia cambiavano sembianza ogni volta, parlando ad alta voce (la musica per loro era in effetti troppo alta) durante il concerto (in realtà erano quasi sempre donne, mi scuserete se lo dico). Poi c’era quello che a un certo punto alzava il suo braccio tenendo in mano il telefonino per fare ascoltare il suo pezzo preferito alla fidanzata rimasta a casa (questo accadeva negli anni Novanta, ora la variante è la foto con lo smartphone, che faccio anch’io tra l’altro). Quelli che arrivavano al concerto con la maglietta del gruppo in questione con sulla schiena le tappe del tour del 1983, allo scopo di farti capire che loro erano fan da molto prima di te. Quelli che a un certo punto cacciano un urlo. Quelli che fanno cento chilometri all’andata e cento al ritorno da soli, per guardare un concerto da soli e che credono sia anche una roba normale (io sono stato spesso tra questi, lo ammetto). Quelli che limonano alla grande sotto il palco, a occhi chiusi. Quelli che arrivano sempre verso le 21 perché pensano che ci sia tanta gente e che non si possa perdere neppure un minuto della prima canzone, mentre invece non c’è un cane e inizia a mezzanotte (io ero tra questi, poi ho imparato). Quelli che fumano al chiuso nonostante non si possa più. Quelli che hanno zaini con bottiglie di plastica piene di liquidi colorati che non berrei per nulla al mondo. Quelli che ballano da soli come pazzi indemoniati e tutti gli altri li guardano facendo finta di niente. Quelli che stanno in piedi per ore del tutto immobili e impassibili a qualsiasi evento. Quelli che vanno a un concerto di musica sperimentale pensando che non fosse così sperimentale e vomitano tra il pubblico (questa me la sono inventata, ma un fondo di verità ce l’ha). Quelli che, bisogna dirlo, puzzano come capre, ma che non possono mancare, perché i concerti sono anche fatica e sudore. Quelli che cantano tutte le canzoni (per fortuna capita soprattutto per gruppi che non sono solito seguire più di tanto). Quelli che ti spingono con nonchalance da dietro allo scopo di avanzare verso le prime file (e di solito ti fanno cadere anche la birra sulla maglietta, che è proprio quella di un gruppo sconosciuto che ti piaceva tanto). Quelli che si ubriacano e che vengono guardati con disprezzo da tutti gli altri (no, non mi è capitato; o al massimo diciamo che può essere successo per concerti all’aperto gratuiti di scarso interesse). Quelli che stanno dieci minuti di fronte al banchetto del merchandising e si chiedono quale sia la maglietta più bella da comprare senza accorgersi che fanno quasi tutte schifo, sono fatte di carta e costano davvero troppo. Quelli che alla fine mangiano un panino salsiccia, peperoni e cipolla e stanno male fino alla sera dopo. Quelli che si fanno firmare il disco appena comprato da un artista che appare stupito anche solo dal fatto che abbia venduto un disco. Quelli che preferiscono il teatro al club (significa che stai invecchiando). Quelli che si commuovono pure, sentendo per esempio un pezzo dal vivo dei Pavement (sono io).
La prossima volta parlo anche di musica, promesso.

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