Gli Uniform “sbagliati”: elettronica cupa per il lato oscuro, molto arty

Uniform – “Protocol” (2006)

ZIQ144 Uniform Protocol 650x650In che strano mondo viviamo. L’Oracolo chiamato Internet, che ormai guida le nostre vite, ha vie misteriose per portarci dove vuole, e noi a volte possiamo solo abdicare al nostro libero arbitrio, e genufletterci dinanzi ai suoi disegni divini. E così succede che un giorno esce il nuovo disco degli Uniform di New York, band di casa Sacred Bones (etichetta che seguo più o meno in tutte le uscite, non tutte mi piacciono, ma diciamo che la media è piuttosto buona). Me lo ascolto su Spotify e mi sembra molto diverso dalle cose precedenti. Molto interessante, ma non me l’aspettavo. Certo era un ascolto distratto, mentre facevo altro. Siccome però qualcosa non mi torna, decido di scaricarmelo (eh, sì, ormai non c’è più spazio per i dubbi, al massimo si possono rimandare le risposte). Me lo dimentico per un po’, finché un giorno decido di utilizzare la ricerca “brani per compositore” su quel device obsoleto chiamato iPod, e per caso clicco su tal Wajid Yaseen. Come risultato mi esce Uniform, e sebbene io non sia un grande archivio per i nomi, gli Uniform che stavo cercando non si chiamano così. Come ormai avrete capito, mi ero scaricato un altro disco, di una band con lo stesso nome. Ma era tutt’altro che un disco “sbagliato”. Mi informo e scopro che incidono per Planet Mu (altra etichetta di cui cerco di ascoltare tutto, questi mi erano sfuggiti), che sono un trio che gravita nel mondo dell’arte a 360°: non solo musica, ma installazioni, danza, cinema. E che questo disco è del 2006 e suona terribilmente torbido ancora oggi. Sostanzialmente musica elettronica molto, molto cupa. Non c’è beat ma non è ambient, c’è il rumore ma non è noise, e non è abbastanza kitsch per essere industrial. Stanno a Londra, Yaseem era nei Fun-Da Mental (con il nome di 2nd Gen, con cui ha fatto anche eccellente roba illbient) e ha collaborazioni a tutto tondo, dai Depeche Mode a Meira Asher. Alice Kemp è una polistrumentista inglese del giro Lazarus Corporation, mentre Yoshi Shinagawa è giapponese e opera nel campo architettonico installativo. Tutto molto arty, con featuring che più arty non si può: Alan Vega, Lydia Lunch, Dalek, Olga Naiman, Terry Edwards, e persino il nostro Franko B. Se la parola “ostico” vi fa paura, vivrete benissimo senza questo album. Questa roba fa per voi solo le la vostra comfort zone sta nel Lato Oscuro.

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