Lowe e quel delizioso senso di incompiutezza…

Robert Aiki Aubrey Lowe – “Two Orb Reel” (More Than Human, 2017)
LoweHo incontrato Robert Lowe per la prima volta una decina d’anni fa a un festival a Birmingham, suonava a nome Lichens, fu strepitoso. Mi precipitai al banchetto dove vendeva i suoi dischi… e i suoi dischi non c’erano. Vendeva dei disegni, e dei cd-r in 20 copie registrati dal vivo, con le copertine fatte a mano da lui. Insospettito dall’approccio e dai prezzi, lasciai perdere. Mannaggia a me. Lo rividi anni dopo a Berlino, come membro degli Om. Non riusciva a rendere interessante il gruppo alle mie orecchie, ma il suo contributo era comunque notevole. Rivisto a Ravenna ancora anni dopo, ormai nome noto, mi restarono due impressioni forti: un musicista geniale da una parte, e molto sfuggente dall’altra. Fa dischi sotto nomi diversi, pur non cambiando così radicalmente genere da giustificarlo. Ma sono sempre quantomeno interessanti, spesso molto belli. Quindi, vuole rimanere liquido, non vuole essere intrappolato. Mi sembra l’unica spiegazione. Affascinante? Può essere. Intanto, nonostante questo e forse anche grazie a questo, sta diventando sempre più famoso. Usa i synth modulari, quello strano mondo di cavi pomellini e scatolette che sembrano suonare da sole, a cui il musicista deve sostanzialmente abbandonarsi, perché sono macchine fatte per seguire strade proprie e controllabili solo fino a un certo punto. È il loro bello. Da noi personaggi come Alessandro Cortini o Nicola Ratti ne fanno ampio uso. Hanno possibilità di applicazione pressoché infinita, dalla techno alla musica improvvisata.

Qui ci troviamo di fronte a 14 microsketch, degli acquerelli, deliziose miniature elettroniche da scoprire ascolto dopo ascolto, perché in questi loop che si inviluppano lentamente fino a diventare altro c’è veramente da perdersi. Mi ricordano i dischi di Vincent Gallo, bellissimi, con quel senso di incompiutezza perfetta, di bozza che non richiede un completamento perché è intrigante così. Un viaggio che non annoia mai anche grazie a questa sua brevità sospesa. Citare un pezzo o un altro ha poco senso, sono come ambienti sonori che si possono godere nella completezza dell’album oppure singolarmente, perché pur essendo tutti simili hanno tutti la loro personalità. Vedremo Robert Lowe in azione durante l’imminente Transmissions (il programma a questo link), che come al solito ci regala alcuni dei nomi più interessanti in circolazione.

 

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