Aprile, mese per recuperare classici e fare saluti

Al cinema succede poco, soprattutto dalle nostre parti dove Il giovane Karl Marx non è uscito (lo vedremo nelle rassegne) e dove solo A Quiet Place sembra motivo di alzarci dalla poltrona per qualcosa di nuovo. Purtroppo non avendo visto nessuno di questi due film, il mio consiglio resta non approfondito. Ma il mese di aprile è tempo di classici riproposti, al cinema come in tv, andiamo a compiere questa piacevole operazione di recupero di film in alcuni casi anche piuttosto invisibili.

Akira (di Katsuhiro Otomo, 1988)
Il popolo italiano, fino al fatidico 1992 (vogliamo sempre pensarci bene prima di distribuire un film) considerava il cinema di animazione giapponese in modo superficiale come una sorta di telefilm per ragazzi da consumare magari sul divano con patatine e Sprite. Poi uscì questo misterioso (non per i fan) oggetto di oltre due ore, fantascientifico, distopico così simile nella poetica più a Blade Runner (di cui condivide – cita? – l’anno di ambientazione, 2019), che a Goldrake, e tutto pian piano iniziò a cambiare. L’uscita coincide esattamente col trentesimo anniversario e quasi con l’anno di ambientazione, e parla di una Tokyo post-atomica (ai tempi tema e fobia molto diffusi), di governi tirannici, di motociclisti ribelli. Visione impegnativa ma davvero epocale. In sala al Cinemacity.

NovecentoNovecento (di Bernardo Bertolucci, 1976)
Signori e signore, il mito. Cinque ore divise in due atti del film più bello della storia del cinema italiano, secondo chi scrive, restaurato dalla Cineteca di Bologna. La storia parte proprio dal 1 gennaio 1900 che vede la nascita del contadino Olmo (Gerard Depardieu) e del padrone Alfredo (Robert De Niro), protagonisti di tutta la storia narrata, fino al post liberazione. Il film esce, diviso nei consueti due atti, al Mariani il 23 e il 7 maggio: mi piacerebbe vedere code di persone dai 18 ai 99 anni per vedere questo immenso tesoro del cinema mondiale.

Monty Python e il Sacro Graal (dei Monty Python, 1975)
Primo vero film del mitico (e qua adorato) gruppo comico inglese dei Monty Python (il primo film, E ora qualcosa di completamente diverso, era una raccolta di sketch) che come si evince dal titolo, prende il giro Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda. Il film uscì in Italia doppiato dal Bagaglino di Oreste Lionello completamente stravolto negli accenti (i differenti accenti inglesi furono sostituiti dai nostri dialetti regionali e vennero introdotte battute sessuali) e presto sparì dalla circolazione diventando presto oggetto di culto tra i pochi fans che conoscevano il gruppo. Uscito finalmente nel 2002 in Dvd, ora è disponibile su Netflix esclusivamente in lingua originale con sottotitoli, per fortuna. Per alcuni datato, per tutti assolutamente mitico e seminale. Come un album dei Beatles (di cui sono amici).

Animal House (di John Landis, 1978)
Capolavoro e capostipite indiscusso dei college movie, culto totale, anche questo film ha subito un grave torto a livello di doppiaggio, non in sede originale, ma quando uscì in dvd: nella versione italiana il film venne ridoppiato e cambiarono alcuni pezzi della fantastica colonna sonora originale con canzoni anonime (diritti scaduti). Il film è imperdibile e va visto, c’è su Netflix e consiglio proprio per quanto detto sopra la versione originale sottotitolata.

PS: Aprile è anche tempo di saluti… grazie di tutto Milos Forman e Vittorio Taviani.

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