This is not a top ten. Su film e serie tv del 2020

 

E come ogni anno, eccomi a raccontarvi la solita top ten… solo che questo non è un anno come gli altri, perché i cinema sono stati aperti due mesi e poco più, perché i film hanno subìto ritardi e cancellazioni, perché sapete benissimo cosa stiamo vivendo, o per lo meno lo spero.

Molti film pur non avendo potuto nascere in sala sono finiti nel (comunque meraviglioso) mondo dello streaming, che se lo avessi avuto quando ero adolescente a metà/fine anni ottanta non sarei uscito di casa. Mai.

Perché non è la stessa cosa? Se un film esce venerdì 13 in sala (data sarcastica) io cerco di affrettarmi per vederlo prima che il mio cinema preferito lo sostituisca entro la settimana (e i film che piacciono a me di solito durano poco in sala), mentre invece quando esce martedì 17 comodamente nel vostro servizio streaming di casa nostra, io non avverto più quella fretta o ansia da recensione perché so che è comodamente nel mio telecomando. E probabilmente scadrà prima che me ne accorga. Perché a questo 2020 qualche dispetto lo voglio fare, e uno di questi è sicuramente negargli una Top Ten, un confronto con anni precedenti e successivi, un’identità, una stagione cinematografica, una personalità. Negargli tutto ciò mi sembra il minimo, e a me non costa niente, tranne forse una sgridata da chi mi aveva chiesto una Top Ten.

Di alcuni film usciti ne abbiamo parlato in queste pagine e l’anno era pur iniziato bene con titoli come 1917 e Jojo Rabbit, tanto per fare due esempi.

Abbiamo continuato a segnalare film che hanno avuto un passaggio veramente fugace in sala come il folle Doppia Pelle e lo stralunato Palm Springs, che visti gli aggettivi assegnati, parrebbero i due film dell’anno.

Ci sono titoli che non hanno mai visto la sala ma che hanno suscitato un qualche interesse come Il buco e soprattutto The Gentlemen.

Ci sono inoltre film che non si ha avuto il coraggio di lanciare in sala ma che sono talmente belli, come il magnifico Bacurau o il tarantiniano Dinner in America, quest’ultimo passato da noi grazie al Soundscreen festival, coraggiosa (e fortunata, visto che era settembre) manifestazione in presenza, da farmi temporeggiare in favore di un’uscita per decantarne le meraviglie.

Ci sono state miniserie interessanti soprattutto grazie al magico prefisso “mini” che le hanno rese gradevoli e con una fine, su tutte il fortunato La regina degli scacchi. C’è infine un’unica serie, che tutti conoscete bene, che è riuscita ad ambientare la sua diciassettesima stagione (quasi da guinness) proprio all’interno di questo anno e di questa pandemia. Ecco, il film dell’anno sono le sei puntate di Grey’s Anatomy. Che, tra l’altro, non ho mai visto.

This is not a love song, this is not a top ten.

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