Radici e contemporaneità

L’esperienza di Francisco Barata e Adalberto Dìas in mostra a Ravenna

Il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna torna a Ravenna con la mostra Francisco Barata – Adalberto Dias. Architetture, organizzata presso Palazzo Rasponi con la collaborazione dell’Ordine degli Architetti di Ravenna e il Comune di Ravenna. La conferenza di presentazione, dal titolo Costruire luoghi, è stata l’occasione per riprendere quella sinergia tra l’Amministrazione comunale e l’Università di Bologna – come ha affermato Elsa Signorino, assessore comunale alla Cultura –, concretizzata in anni recenti nella rassegna “Architettura a Ravenna”, che vedeva nell’Urban Center di via Cavour il suo fulcro. Quella esperienza riprende vita seguendo nuovi percorsi con l’obiettivo di perseguire nuovi risultati. Le sfide urbane che si pone l’Amministrazione comunale, su tutte la riprogettazione della Zona del Silenzio in vista del settimo centenario dantesco sono importanti e «necessitano – prosegue Signorino – di apporti ampi e di respiro internazionale», per questo lo scambio culturale con l’ateneo bolognese e il suo Corso di Laurea in Architettura di Cesena può rappresentare un nuovo inizio.

Idee E Progettijpg09

Residenza per Studenti, Università di Aveiro, 2011.
I volumi si ripetono, unificati dalla linea orizzontale della copertura. In primo piano due cavalli che, involontariamente, richiamano un dialogo di Tavora e Siza – ricordato dall’architetto Gattamorta – nel quale il primo precisa al secondo che il progetto di architettura è come un cavallo selvatico sul quale non bisogna saltare in sella prima di averlo addomesticato

La mostra, inoltre, è colta per celebrare il 30° anniversario della fondazione dall’Ordine degli Architetti di Ravenna che ha sempre visto nella forma dell’esposizione – ha precisato Gioia Gattamorta, nell’ultimo atto ufficiale da Presidente, prima della nomina delle cariche del nuovo consiglio – per avvicinare il cittadino ai temi del progetto e della città, rendendolo maggiormente consapevole. La stessa esperienza dei due progettisti portoghesi si allinea all’idea del mestiere dell’architetto come bene comune, sintesi di cultura ed etica e rappresenta, forse, quello che l’architettura italiana poteva essere ma non è stata, mancando a quella tradizione invece conservata nella Scuola di Porto, di mescolare le radici con la contemporaneità.

Idee E Progettijpg05

Il Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Università di Aveiro, 1997. Il fronte Sud, protetto dalla muratura in mattoni, lascia alla luce la sola asola orizzontale in sommità

Antonio Esposito, tra i curatori della mostra insieme a Jacopo Gasparo, Elena Mucelli e Andrea Ugolini, ha tracciato un breve profilo dei due progettisti, docenti alla Facoltà di Porto – una tra le più importanti al mondo – e entrambi visiting professors nel 2015 nel corso di progettazione del 3° anno a Cesena. Dias e Barata hanno attraversato le stesse tensioni sociali, politiche e culturali del Portogallo degli ultimi 40 anni, condividendo la stessa esperienza formativa, lo stesso approccio programmatico, che non si basa esclusivamente sul dialogo tra committente e progettista ma si allarga alla città e al suo sapere collettivo, iniziando a lavorare con i due indiscussi Maestri dell’Architettura lusitana, Fernando Tavora (Barata) e Alvaro Siza (Dias).
«Tutto ha inizio con una linea che rappresenta, senza preconcetti – esordisce Dias – l’idea progettuale per la quale anche l’ultima linea (che non è mai l’ultima) può avere la forza di aggiungere, ridefinire, dare peso ad un segno che deve farsi materia». I concetti chiave sono adattamento, equilibrio tra luogo e progetto, dove il secondo è gesto di continuità con il primo dal quale deve trarre anche una profonda atemporalità. Numerose le tipologie presentate da Dias: il recupero di un mulino, il Dipartimento di Ingegneria Meccanica (Aveiro) dove il mattone diventa unità di misura lasciando alle diverse tonalità di rosso e alle irregolarità dell’elemento costruttivo tradizionale, il compito di scongiurare una meccanica ripetizione; il volume puro si stempera nei fronti, chiudendosi a Sud e lasciando ampie aperture a Nord. Nel progetto per un Campus da 500 posti espande il modello del Dipartimento. Il modulo abitativo standard è stato realizzato a scala naturale, testato e condiviso con le associazioni studentesche e la stessa Università di Aveiro.

 Funicolare dos Guindais, 2001; schizzo della sezione di uno dei tratti in galleria che assume la forma bombata tipica delle bottiglie del vino Porto; ponte do Infante, attraversamento stradale del Fiume Douro, Porto, 1997 (plastico del concorso)

Il progetto di riqualificazione di una delle rive del Fiume Douro, che corre nella città di Porto, diviene lo spunto per confrontarsi con il paesaggio fluviale e l’accesso urbano alla seconda città più importante del Portogallo. Il nuovo ponte in progetto raccorda due strade esistenti in un’ampia curva che al contempo distingue il nuovo attraversamento del Douro dai due ponti storci esistenti. L’opera non viene realizzata e a compensazione di quell’incarico, a Dias viene affidato il compito di riqualificare, nell’ambito degli interventi legati a Porto Capitale Europea della Cultura, la nuova funicolare per il collegamento dello stesso Douro con la parte alte di Porto, dove i tratti in galleria riprendono nella sezione la sagoma tipica del vino Porto.
Francisco Barata ha voluto portare il racconto di un metodo, esemplificato con tre sole opere ma frutto di un lungo percorso a tappe capaci ognuna di lasciare una profonda traccia. Scorrono per prime, infatti, le immagini del passato, dei maestri, delle letture e dei luoghi. Allo stesso modo ogni progetto – in particolare sul costruito – non è altro che l’ultimo capitolo (ma non il definitivo) di una lunga storia. Questo punto di vista è certamente uno di quelli che maggiormente di discosta dall’idea di conservazione tesa al solo mantenimento dello stato materiale di un edificio.

Edificio per abitazioni Masarellos, Porto, 1989/95; il grande fronte urbano aperto sulla città;Patio San Miguel, Evora, 2013. Lo spazio del patio recuperato e incorniciato dagli edifici storici ricondotti ad una lontana unità di linguaggio, grazie al bianco brillante dei fronti

Il grande edificio per abitazioni (di tipo popolare) Massarellos a Porto pone a Barata due ordini di problemi: la riduzione dei costi dell’opera e la necessità – data la lunghezza imponente del fronte del vecchio edificio da recuperare – di mimetizzarsi con il paesaggio urbano. La scelta del bianco e il richiamo al linguaggio dell’edilizia abitativa della tradizione risolvono l’inserimento contestuale, mentre la verifica delle diverse possibili situazioni abitative ha permesso di individuare più di una tipologia da distribuire in funzione degli affacci e delle giaciture del grande lotto. Con i due progetti di recupero del Castello di Santa Maria da Feira e del Patio di San Miguel Barata affronta il tempa del recupero e delle funzionalizzazione di due monumenti studiandone lo stato di fatto ma soprattutto ogni passaggio che ne ha determinato la trasformazione, al fine di recuperare non solo il linguaggio materiale ma anche quello compositivo individuando i più ampi margini operativi possibili.

 Castello di Santa Maria da Feira, 1990-2001,particolare dell’ascensore ricavato all’interno delle intercapedini di una delle torri, con una delle pareti interne in vetro che lascia vedere la muratura in pietra;uno scorcio del Dipartimento di Ingegneria Meccanica (Università di Aveiro). Il fronte Nord diventa traslucido grazie alla lunga parete vetrata che illumina i laboratori; quadriportico di Braccioforte e la tomba dell’Alighieri nella Zona Dantesca di Ravenna detta anche “del silenzio”.Un’area centrale della città che il Comune ha intenzione di riprogettare in occasione del settimo centenario della morte di Dante (2021)

Al termine della conferenza i due progettisti hanno espresso il loro originale punto di vista sul ruolo dell’architetto e dell’architettura nella nostra epoca. «L’architetto è in via di estinzione – provoca Dias – come creatore di spazi poetici. La rete, l’eccesso di norme, la mancanza di committenti illuminati, lo relegano ad un esecutore dotato di firma. L’unico, piccolo (e raro), spazio ancora aperto all’architettura è rappresentato dalla volontà politica e amministrativa di dotare le città di spazi di qualità». In sintonia la posizione di Barata che avverte il declino del ruolo sociale dell’architetto evidenziando, numeri alla mano, come l’eccesso stesso del numero delle figure professionali e la divaricazione con lo studio della tecnologia siano forse elemento acceleratore di questa tendenza: in Portogallo esistevano “solo” 6 scuole di architettura divise su tre città. Oggi le scuole sono diventate 20 per una popolazione di 10 milioni di abitanti.