Il ruolo sociale dell’architettura

L’esperienza di Tamassociati

Una funzione  della progettazione – per certi versi deontologica ma apparentemente sopita in tempi recenti – è riscoperta e valorizzata nelle iniziative professionali dello studio di architettura veneziano Tamassociati. Se ne è parlato recentemente a Ravenna grazie ad una conferenza promossa dall’Ordine degli Architetti della Provincia di Ravenna dal titolo: “Il ruolo sociale dell’Architettura. Un’esperienza”, relatore l’architetto Simone Sfriso per l’appunto di Tamassociati.
Il tema dell’incontro si preannuncia con una sequenza di scorci del tutto inediti per una conferenza sull’architettura contemporanea; al posto delle scintillanti inquadrature metropolitane (Londra, New York, Dubai), frequenti sui media specializzati (e non), il racconto per immagini ha i colori caldi dell’Africa. Il collettivo di creativi – incaricato  dell’allestimento del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Architettura di Venezia (28 maggio-27 novembre 2016) – nasce da un gruppo di studenti dello IUAV di Venezia che immaginarono, nei primissimi anni ’90, una rivista di architettura internazionale fondata su aspirazioni di carattere etico, le cui visioni sono poi state trasposte nel lavoro progettuale di Tamassociati.
L’assunto di partenza – spiega Sfriso – è molto semplice: l’architetto non può scegliere il proprio cliente ma ha la facoltà di decidere in quale ambito operare. Tamassociati, per tale motivo, si costituisce come “agenzia di riferimento del mondo del sociale”, consapevole che le iniziative volte alla difesa dei valori etici costituisca un patrimonio di idee a cui dover dare forma, anche con mezzi limitati. L’idea è cresciuta nel tempo a stretto contatto con i territori e misurandosi con progetti di architettura e grafica modesti (per le risorse economiche a disposizione) ma articolati (nei contenuti tecnici e simbolici).

Nel 2005 il “salto di scala”, grazie all’incontro con la onlus Emergency. Un sito web di informazione sui bandi di gara e concorsi di progettazione pubblica un annuncio contenente la richiesta di tecnici di cantiere per le missioni nei Paesi dove l’ONG, fondata da Gino Strada, stava avviando programmi medico-sanitari nel campo della cardio-chirurgia.
Il gruppo di architetti veneziani risponde all’annuncio e viene selezionato. La prima esperienza riguarda il Centro Salam (2004-2007) ubicato a circa 20 km da Khartoum (Sudan), al centro di una vastissima area in cui l’assistenza sanitaria gratuita non è garantita. La clinica immaginata da Emergency ha un potenziale bacino di utenza di 300 milioni di persone. Basterebbero da soli questi numeri per fotografare l’assenza di diritti realmente universali in tante sub regioni del Mondo, dove l’idea di impiantare un centro medico di eccellenza, prima ancora che «risposta ad un’emergenza» è un «potente messaggio» dal valore politico, che rivendica la libertà di accesso alle cure di qualità per tutti.
Il progetto della clinica era già al livello preliminare, quando a Tamassociati, sul posto solo per approntare e coordinare il cantiere, viene chiesto di revisionarlo e completarlo.
Quella sanitaria è un’architettura complessa e altamente specializzata, pertanto diventa emblematica la visione della Committenza di fronte alle perplessità iniziali dei progettisti nel racconto di Sfriso:

“(…) quando abbiamo detto che non avevamo esperienza specifica, Gino Strada ha risposto «appunto!»”.

L’idea di Emergency, infatti, non è quella di una clinica «da manuale», piuttosto quella di mettere intorno ad un unico tavolo tutte le competenze multidisciplinari che “governano” una struttura sanitaria, sia in fase di progettazione/realizzazione sia in fase di servizio. In questo modo le diverse istanze delle diverse professionalità sono state condivise (tra medici, tecnici e amministrativi) e trasformate in spazi di cura.
Tamassociati lavora subito a proprio agio allargando la «piattaforma di dialogo», nella quale «partecipazione» e «ascolto» entrano di diritto nella cassetta degli attrezzi dell’architetto, nel rispetto dell’aforisma di Giovanni Muzio – citato da Sfriso – per il quale l’Architettura è «arte eminentemente sociale».
L’area, individuata per la realizzazione della clinica, è un luogo «estremo» posto in vicinanza della riva del «Nilo Blu» che riecheggia la dimensione cosmica di Khartoum (il suo genius loci), come tratteggiata da Christian Norberg-Schulz. I progettisti “rileggono” con una nuova consapevolezza le parole del teorico norvegese e immaginano un edificio a corte, nel quale «micro-cosmo e macro-cosmo» vengono in contatto.
La libera articolazione degli spazi, il budget limitato, l’approvvigionamento dei materiali, suggeriscono di lavorare con le risorse locali. Ciò comporta una naturale semplificazione; sembra un passo indietro rispetto all’idea di modernità, ma la domanda che pone Sfriso è: «la corsa alla tecnologia ha dato delle soluzioni?».
La risposta l’ha data Charles Correa per il quale – ricorda Sfriso – occorre «smontare le consuetudini per una tecnologia senza tempo». Tale principio trova spazio nei contenuti del progetto nel quale, ad esempio, partendo dalle tradizionali “torri del vento” si sperimenta uno specifico sistema di filtraggio e condizionamento dell’aria. Quest’ultima, tramite depressurizzazione, si insinua all’interno di tunnel frammentati da setti trasversali per giungere ai locali della clinica dopo il lavaggio che ne abbatte temperatura e polveri. Sulla copertura vengono installati mille metri quadrati di pannelli fotovoltaici. “Design etico, consapevolezza sociale, impatto sull’ambiente, controllo dei costi” sono il manifesto di Tamassociati (Taking Care – progettare il bene comune è il tema del Padiglione Italia alla Biennale) che ha permesso alla clinica di Khartoum di avere un ampio impatto sulla comunità locale, in un’area soggetta a grandi contraddizioni.
Il Centro Salam è il punto di partenza di una “rete” di cliniche che Emergency sta completando in aree i cui Governi, nonostante l’aspra contrapposizione politica e spesso anche militare, aprono dei canali di dialogo tramite i rispettivi Ministeri della Sanità. Sono “nodi” di questa rete i centri pediatrici di Bangui (2007, Repubblica Centroafricana), Nyala e Port Sudan (2009-2012, Sudan) in cui la clinica diviene per la comunità locale centro civico, piazza del mercato e spazio gioco, in un «non luogo» soggetto a dinamiche urbane e demografiche estreme.
I presupposti di efficienza e semplicità vengono messi in pratica nel progetto per gli alloggi del personale impiegato nella Centro Salam (2007). Dopo aver completato l’iter progettuale ci si accorge che il precedente cantiere della clinica ha lasciato sul campo numerosi materiali, soprattutto container metallici. La possibilità di riutilizzare materiali già presenti sul posto spinge a rivedere il progetto riducendo del 30% la spesa preventivata. La semplicità è la meta finale di un percorso che potrebbe definirsi “a ritroso”, in cui il team di progettazione ha re-imparato a partire dal significato profondo dell’Architettura.
Risponde a un altro di bisogno collettivo – quello dell’alloggio – lo studio di fattibilità per la costruzione di abitazioni a basso costo per la regione iraniana dello Yazd (2010). L’idea del governo è quella di concedere il suolo in comodato d’uso dando la possibilità di edificare (con il principio dell’autocostruzione) delle abitazioni rigorosamente con tecnologia prefabbricata. In questo modo si risolleva l’industria delle costruzioni e si pongono le basi per una solida alternativa all’economia basata sullo sfruttamento delle risorse petrolifere.
Tamassociati progetta case con un costo massimo di 25 mila dollari, di 70 mq, lavorando su tipologie ripetibili e ampliabili e sui diversi rivestimenti superficiali dei pannelli in calcestruzzo che costituiscono l’ossatura dei piccoli edifici.
Alveo naturale dell’idea di architettura collettiva è l’housing sociale, di cui il gruppo veneziano si occupa con interesse. A Villorba (Treviso) la “Cooperativa Pace e Sviluppo” dedica nel 2011 la sua annuale fiera «Quattro Passi» al tema “riprendiamoci la terra”.
Tamassociati partecipa all’evento illustrando le caratteristiche del co-housing (costi, tecnologie). L’iniziativa raccoglie numerose adesioni che si trasferiscono poi in una serie di incontri finalizzati alla progettazione partecipata, impostata sulla strutturazione di spazi di comunità e la costruzione di socialità. Le linee guida che ne scaturiscono sono orientate alla realizzazione di 8 alloggi più gli spazi comuni. L’assenza sul mercato di edifici da riconvertire adatti allo scopo spinge alla ricerca di un lotto con le potenzialità edilizie coerenti alle richieste; complice un regolamento edilizio troppo rigido che impone la tipologia costruttiva – la stessa che ha «colonizzato il Veneto e la Pianura Padana» – spetta al progettista «tirare fuori l’Architettura» dai vincoli eccessivamente restrittivi. Nasce in questo modo l’eco-quartiere  “Quattro Passi” (2013), un archetipo nel suo genere. L’esperienza è proseguita con il progetto di co-housing Mura San Carlo (San Lazzaro di Savena, 2014) in cui alla ricerca tipologica si è unita quella strutturale. L’edifico è realizzato in pannelli lignei X-lam e ospita 12 alloggi su quattro livelli, oltre ai servizi comuni  e al verde che si aprono verso il contesto.

Il progetto di riconversione in scuola tecnica di un capannone in provincia di Treviso (2014) rende l’idea del connubio tra semplicità, contesto ed efficienza: l’edifico sorto senza autorizzazioni in un area verde viene trasformato con pochissimi elementi in un nuovo volume. Un telaio metallico fa da ossatura alla vegetazione rampicante che fascerà nel tempo – in una facciata continua – il capannone restituendo dignità al contesto, mentre al suo interno, per volontà di un imprenditore nel campo del nolo di mezzi operativi, si svolgeranno corsi di formazione per lavoratori. Cultura e formazione: un’idea “rivoluzionaria” ai tempi della crisi.
Il progetto per il Maisha Film Lab a Kampala (2014, Uganda) da forma all’idea di Mira Nair; la regista indiana (Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia del 2001) fonda una scuola di Cinema per permettere di «narrare una nuova Africa». Il giardino (in cui ogni docente invitato dona un nuovo albero) è aperto a tutti ed è pensato come uno story-board con 9 stazioni corrispondenti ad altrettante tappe della vita, che mescolano significati simbolici  a contenuti pratici. La superficie della copertura, in cima ad una gradinata che sembra omaggiare villa Malaparte, diventa tappeto sensoriale che accompagna la vista verso il Lago Vittoria.
L’impegno sociale in Architettura – conclude Sfriso – non equivale all’investitura di un primato morale; l’architetto è tramite di una trasformazione quasi definitiva e ha la responsabilità di farlo semplicemente nel miglior modo possibile, reinventando la professione per tentativi ed errori, grandi e piccoli.

 

> Taking care in Architecture

Protagonista del Social Design a livello internazionale, Tamassociati dagli anni Novanta coniuga impegno  civile e professione, operando nell’architettura sostenibile, nell’urbanistica, nella progettazione del paesaggio, nella conduzione di processi partecipativi e didattici, nella grafica e nella comunicazione sociale.
Numerosi i premi e i riconoscimenti: nel 2013 ha ottenuto il premio Aga Khan per l’architettura per l’eccellenza rappresentata dal Centro Salam di cardiochirurgia in Sudan, il premio internazionale Ius-Capocchin per la realizzazione dell’ospedale pediatrico più sostenibile al mondo (Port Sudan) e il Curry Stone Design Prize per l’insieme della sostenibilità (sociale e ambientale) dei recenti progetti realizzati nel mondo. Nel 2014 ha vinto lo Zumtobel Group Award per l’innovazione e la sostenibilità rappresentate dall’ospedale pediatrico realizzato in Sudan (Port Sudan). È Architetto Italiano dell’anno 2014 “per la capacità di valorizzare la dimensione etica della professione”.
Tamassociati ha esposto i propri lavori in numerose mostre ed eventi internazionali, tra cui Architecture is Life presso Aga Khan University di Karachi, Pakistan, 2014; Five Projects for a Sustainable World, Cité de l’Architecture et du Patrimoine, Parigi, 2014; Afritecture – Building Social Change presso la Pinakothek der Moderne di Monaco di Baviera, 2013; Triennale di Architettura di Milano, 2012; Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, 2012 e 2010.
Attualmente Tamassociati è impegnato in Uganda, Senegal, Italia e Afghanistan, e ha base a Venezia, Bologna, Trieste e Parigi.
È curatore del Padiglione Italia alla 15. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2016, incarico ricevuto dal Mibact (Ministero dei Beni Culturali).
Tamassociati è Massimo Lepore, Raul Pantaleo, Simone Sfriso, con Laura Candelpergher, Enrico Vianello, Annamaria Draghetti, Emanuela Not.