Una casa esemplare 40 anni dopo

“Quello che resta” di un’architettura costruita a San Pancrazio da Claudio Baldisseri nel periodo dello studio ravennate BGM e recensita su “Casa Vogue” nel 1979: “tanto ancora”

Nel 1972 Claudio Baldisserri, Giuseppe Grossi e Bruno Minardi, laureati a Venezia due anni prima, vengono contattati dal giovane fotografo Paolo Roversi per costruire la casa di Ezio “Cicci” Randi a San Pancrazio di Russi. Sono ravennati, bravi e giustamente ambiziosi. Baldisserri ne seguirà il progetto fino alla realizzazione

1972. “Tanto tempo fa”, per la percezione del nostro tempo, denso del susseguirsi di eventi. Tre architetti ravennati da poco laureati a Venezia vengono contattati dal giovane fotografo Paolo Roversi per costruire una casa a San Pancrazio di Russi. Sono Claudio Baldisserri, Giuseppe Grossi e Bruno Minardi; rispettivamente 30, 28 e 26 anni. Hanno appena fondato lo studio BGM e stanno per iniziare una carriera che li porterà lontano. Roversi ha 25 anni e da Ravenna si trasferirà a Parigi, complice il servizio come fotoreporter di Associated Press che alla fine di quell’anno lo porterà a seguire il funerale di Ezra Pound a Venezia. Ora è riconosciuto come uno dei fotografi di moda più prestigiosi in campo internazionale. La signora Sofia Raggi di San Pancrazio gli ha chiesto di individuare qualcuno “bravo” per realizzare la nuova casa per il figlio, che ella intende collocare nel terreno situato dietro a quella che il nonno Napoleone, titolare di una piccola impresa edile, ha costruito a sua volta nel 1901 per la moglie e i quattro figli. La signora Raggi è infatti molto preoccupata per suo figlio Ezio “Cicci” Randi, perso nei “meandri” diurni e notturni del periodo sessantottino bolognese e romagnolo. Dopo una prima proposta, non attuata per i costi ritenuti eccessivi in relazione all’intervento, Baldisserri assume la direzione dell’opera, che seguirà da vicino in tutte le sue fasi.
La leggenda narra che i tre architetti, di ritorno un po’ brilli da una festa veneziana, decidessero di trascorrere la notte nello studio di via Traversari, fino a giungere alla definizione di quello che sarà il progetto definitivo. E così è stato. Nel 1974 Cicci si trasferisce nella nuova casa, che si sviluppa in lunghezza nel grande lotto insinuato tra i retri di filari di casette vecchie e nuove, vigne, orti e giardini. La villa ottiene il plauso del giovane “illuminato” committente e viene subito segnalata dalla stampa di settore.
Nel giugno del 1979 esce «Una piccola casa esemplare», un reportage di sei pagine sulla rivista “Casa Vogue”, in un numero in cui spiccano interventi di Paolo Portoghesi, Michele De Lucchi ed Ettore Sottsass. Nell’occhiello di apertura si racconta «come inserirsi felicemente e con la massima semplicità in un contesto di edifici colonici preesistenti senza scendere a patti col vernacolo». Nel proseguo del pezzo si segnala la volontà dei progettisti «di costruire un edificio che si ponesse in relazione diretta con i corpi esistenti, pur conservando una sua piena autonomia». In seguito Baldisserri sarà solito descrivere il processo di insediamento di un’architettura in un “posto” come unico gesto in grado di cambiare un “luogo” informe in uno spazio qualificato. Maestro di molti architetti della generazione dei baby boomers e di quella successive, nel 1978 fonderà Teprin e alternerà architettura e scrittura fino al 15 ottobre 2010, quando ci lascerà, orfani del rigore e della sua severità progettuale. Le strategie per declinare uno stile “rurale” senza vernacolo approdano a un edificio in cui alla linearità di impianto, memore della preesistente storica casa di famiglia sviluppata su via Farini, si abbina l’idea del mutuo accostamento di semplici corpi di fabbrica dalle chiare funzioni, tipico dell’edilizia contadina.
Ne deriva un corpo unitario, articolato dai volumi identificati da una falda unica variamente inclinata, da cui trapela la peculiarità spaziale degli interni, che si veste di modernità con un manto di copertura in rame. Il ricordo delle murature grezze contadine, ma anche della lezione dell’Ala Quaroni della Cassa di Ravenna costruita dieci anni prima, si svela nell’adozione di una pelle rugosa in mattoni faccia a vista, prodotti a mano dalla fornace ferrarese di Gallumara e tuttora in buono stato di conservazione. Vengono diligentemente apparecchiati “alla gotica”, a filari omogenei, con un’attenzione particolare alla stuccatura dei giunti in sottolivello, tale da mantenerne il perimetro particolarmente leggibile. Nella cortina muraria brunita si aprono piccole e grandi finestre quadrate su bancali in pietra serena e gli iperdisegnati infissi in legno tinto grigio scuro, oggetto di ripetuti momenti di scoramento di Pino e Bruno, titolari della falegnameria F.lli Fabbri di San Pancrazio, all’arrivo dei disegni di Baldisserri. Venendo dalla stradina ghiaiosa proveniente da via Farini si varca la porta di ingresso, non particolarmente segnalata, alla contadina, al pari del corridoio cui conduce, presidiato dal tubino giallo dell’attaccapanni da terra Signa disegnato per De Padova da De Paz, D’Urbino e Lomazzi. Il tema dell’ingresso non viene quindi enfatizzato, come nuovamente accadrà a Baldisserri in seguito, se non con i manifesti della barca il Moro di Venezia e della mostra La Città dei Desideri (1992), con il famoso disegno di Minardi A volte, trascritto su mosaico da Renato Signorini. Al termine del corridoio, ecco un ritratto e un profilo biografico di Baldisserri e un suo disegno con dedica a Cicci.

Ma è già tempo di entrare nel vasto ambiente living, inaugurato dal tavolo da pranzo, una “piazza” domestica articolata da spazi e varie funzioni, in cui si snodano i percorsi principali. Sul pavimento a listoni di eucalyptus si susseguono la zona pranzo e il soggiorno; da qui ha inizio la irta salita, un retaggio della marineria veneziana, ad un piano soppalcato destinato a studiolo, da cui infine si sbarca nella camera da letto del padrone di casa. Da un rapido sguardo si dichiara subito la cifra degli arredi: mobili disegnati per l’occasione e realizzati dall’ebanista locale Antonio Pedna, omaggiati da alcune eccellenze del design d’autore.
Nel primo caso abbiamo il divano, il lungo tavolo smaltato e la scala a giorno in gradoni lamellari di eucalyptus. Nel secondo Willow 1 e Red and Blu a delimitare il divano, le sedie di Herbatscheck in paglia di Vienna attorno al tavolo; la lampada a soffitto e la piantana a stelo cromato, rispettivamente disegnate per Sirrah da Giorgina Castiglioni e da Albini, Helg e Piva. La stessa determinazione si ritrova nelle camere da letto, dove si disegna il letto, per cui viene ideato un motivo decorativo che cambia di colore al succedersi delle stanze, l’armadio ad ante scorrevoli e i comodini, illuminati da sobrie Lumenform. Qua e là qualche altro oggetto disegnato da Raffaello Biagetti, come la console Sine Loco in pino tinto nero e qualche ceramica della linea Terrae. Il movimento dello spazio interno del living viene denunciato all’esterno dalla falda unica che ruota sensibilmente per accogliere lo spazio a doppia altezza del soppalco, mentre un grande finestrone si affaccia sul giardino che separa la villa dalla casa costruita da Napoleone, ornato da una crocchia di paulonie, associata a cinque liquidanbar, forsythie e fiori di pesco. Dalla porta situata vicino al finestrone, davanti alla scala che conduce al soppalco, si entra nella zona notte al piano terra, destinata agli ospiti. Dalla porta accanto al tavolo da pranzo e a quella del corridoio di ingresso si accede invece in cucina, da cui si prosegue verso il garage-sgombraroba o ai servizi igienici della zona giorno. La cucina è un luogo che esprime passione e voglia di vivere: ecco perciò la scelta di un piastrellato rosso vino novello, lo stupito spaesamento della Hill House 1 accanto al frigorifero nero e a un pannello con una frase simbolico-sociale di Majakovskij («mangia ananas e mastica fagiani più non ti resta borghese un domani»), una parannanza da cucina attentamente posata accanto al piano cottura e recante una nota frase di Robert Mapplethorpe sulla consolazione della fotografia. Il tutto vegliato da un ritratto ironico e sornione di Federico Fellini.
Con un nume tutelare come questo non meraviglia che questa dimora sia stata per oltre un decennio e per centinaia di ravennati la casa delle feste a musica live, sede del secondo “debutto” in pubblico dei mitici “Da Polenta”. Così come non sorprende abbia ospitato diverse personalità della cultura e delle arti italiane, tra cui il Premio Nobel Dario Fo, il pianista Giorgio Gaslini, Nando Dalla Chiesa con la moglie Emilia, Lucio Magri e Vincenzo Visco, Ministro delle Finanze della Repubblica. Nel solco del profondo legame con l’arte cinematografica nel 2001 questa villa è stata inoltre location primaria del film Tizca di Massimiliano Valli e Luisa Pretolani, con protagonista Elena Bucci, attrice e regista teatrale (premio Eti, Premio Ubu 2016, Premio Eleonora Duse 2016).

> Crediti

Villa a San Pancrazio (Russi)

  • Progetto di realizzazione della villa:

architetto Claudio Baldisserri, con gli architetti Bruno Minardi e Giuseppe Grossi

  • Ditta esecutrice lavori edili:

Impresa Marino Silvestroni e F.lli, San Pancrazio (Russi)

  • Ditta fornitrice del parquet in eucalipto:

Tavar, Ravenna

  • Lavori di falegnameria:

falegnameria F.lli Fabbri, San Pancrazio (Russi); falegnameria Pedna, Ravenna

  • Ditta fornitrice dei sanitari:

Casadio forniture idrauliche, Ravenna

  • Ditta fornitrice dei corpi illuminanti:

Sirrah, Imola, forniti da Alessandro Randi e Artemide “Flos”, da AB1926 Antonio Berdondini srl, Faenza

  • Ditta fornitrice delle tinteggiature:

La Villa bella di Tirapani e Avoni, Sesto Imolese

  • Impianto termico:

Ditta Riccardo Chendi

  • Rivestimenti e pavimenti in ceramica:

forniti da Ditta Cava, Cava dei Tirreni (Salerno) tramite Carlo Sama, negozio Nautilus, Ravenna (cessata attività da tempo)

  • Montaggio rivestimenti e pavimenti in ceramica:

Mario Boghi

  • Ditta fornitrice degli elementi in marmo:

“Francesconi Marmi”, Cervia

  • Porta girevole del garage-lavanderia:

Società Mischler

  • Ditta fornitrice di piante e alberi:

Fiorista Piccinini, Ravenna

Tutte le fotografie del servizio sono di Paolo Bolzani

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