Lo charme di una residenza gentilizia che ricorda il modello della villa-castello

Visita alla Bonarella, la villa della marchesa Giordani nella campagna di Cortina di Russi

Siamo lungo la via Palazza nel territorio di Cortina di Russi, a circa tre chilometri ad est dal fiume Lamone. Un lungo viale erboso, ritmato da alti pini domestici, ci invita a raggiungere il fronte di “Palazzo Bonarella”, grande residenza di campagna di una serie di famiglie nobiliari che qui si sono succedute nel corso dei secoli. Si tratta di una villa gentilizia, antica testimonianza dell’architettura nobiliare nelle campagne di Ravenna, dalla rigorosa composizione planimetrica a pianta quadrilatera ma dall’aspetto di fortilizio, derivante dalla presenza della base a scarpa conclusa da un toro in rilievo, su cui si appoggiano forti muri dalla compatta tessitura in mattoni, emergente con evidenza tra i lacerti di intonaco. Il cornicione su sequenza di modiglioni appoggiati a terne di gocce testimonia l’evoluzione della tradizione architettonica che lascia il tipo della villa-castello neofeudale, come Palazzo Grossi a Castiglione di Ravenna o il Palazzo di San Michele a Godo, ultimati tra il 1560 e i 1570 (Fontana 1994), per aderire ad un modello dall’aspetto meno militare, così come mostrato nella seicentesca villa Lovatelli Negrotto Cambiaso a Castiglione di Ravenna accanto alla torre colombara di fine Duecento e nella stessa “Palazza Spreti” di Piangipane, non lontano dalla “Bonarella”. Il nome di questa villa deriva dai proprietari di fine Settecento, i marchigiani conti Bonarelli e in particolare dalla rap­­­presentante di un ramo ravennate della famiglia, la contessa Bonarelli, della quale le cronache d’epoca descrivono un’immagine di nobildonna scaltra e trasgressiva, affascinante ma frivola, che riuscì a mantenere il possesso del palazzo, sottraendolo agli altri eredi di suo zio, Nicola Cilla.

In realtà la vicenda delle successioni di proprietà della villa inizia ben prima, come rivela il concio in chiave dell’arco del portale di ingresso al piano nobile, che si raggiunge al culmine di una possente rampa a grandi gradini in cotto. Nel blocco in pietra d’Istria troviamo scolpito uno stemma a scudo centrale riportante tre lune crescenti, mentre nel nastro lapideo che guizza attorno allo scudo è inciso il nome “Laurentius Strozzius” seguito dalla data “1691”. Dunque alla fine del XVII secolo la villa apparteneva alla famiglia dei conti Strozzi di Ferrara ma, come già suggeriva Umberto Foschi quarant’anni fa, l’anno 1691 non appare credibile come data di costruzione ex novo del palazzo, poiché il portale sembra essere inserito in un secondo momento nella facciata di una struttura eretta in epoca precedente, probabilmente circa un secolo prima (Foschi 1976, p. 13) secondo il modello della villa-castello. In mancanza di notizie sull’anno di fondazione del palazzo, se ne è dunque indicata come prima proprietaria la famiglia Strozzi, anche per la presenza del toponimo “Casino Strozzi” nella cartografia settecentesca del territorio, che induce a pensare quindi ad una residenza più legata ai piaceri venatori e meno ad un centro agricolo, anche in virtù della presenza in quei tempi di zone vallive (Ricci 2010, p. 4). Il racconto della storia della sequenza ereditaria successiva al 1691 prosegue all’interno del palazzo, quando dal vasto salone passante del piano nobile si accede alla prima stanza a destra, un salotto con poltrone e divani ornato dall’imponente sagoma di un camino barocco, decorato con un ricco apparato di volute, cartocci, mascheroni, conchiglie e rosette a stucco. Al centro della composizione campeggia un altro scudo in cui si trovano riuniti gli stemmi gentilizi degli Strozzi (quarto inferiore a sx: le tre lune crescenti), dei Rasponi (quarto inferiore a dx: le due zampe leonine incrociate), e dei Cilla (metà superiore: la rondine nera). Infatti, nel 1735 Giacoma Strozzi, ultima erede della famiglia, sposa Michele Felice Cilla detto Andrea e lo rende padre di cinque figli, uno dei quali, chiamato Nicola, sposa a sua volta Laura Rasponi (Uccellini 1855, p. 100). Tra le nipoti di Nicola ci sarà la futura contessa Bonarelli, che nel febbraio 1788 entra in conflitto con gli eredi diretti, pretendendo i beni dello zio, anche se la vertenza giudiziaria in realtà sembra darle torto. In ogni caso la figura ambigua della nobildonna ha lasciato tracce nella memoria popolare, portando alla comparsa del toponimo attuale del palazzo, che in seguito troviamo indicato come “Villa Cavallini” (Savini 1912, p. 37). Il nome deriva dai proprietari del primo Novecento, una nota famiglia di Lugo legata alla produzione e al commercio della canapa, il cui stemma, un cavallo bianco rampante su fondo azzurro, si trova incastonato nel camino barocco del salotto al piano attico, dove vive Rita Giordani, nipote di Chiara Cavallini e attuale proprietaria della villa insieme al fratello Pier Giacomo.

Il piano terra della villa e alcune camere di quello nobile sono stati destinati dalla marchesa Giordani al Bed & Breakfast di charme “La Bonarella”, aperto da aprile ad ottobre. Agli ospiti si promette il fascino della «magia del luogo», i vasti ambienti luminosi, in virtù di quel “sapore” di antico costruito su un’immagine evolutasi nei secoli, con pavimentazioni in cotto e mattoni, soffitti a grandi travi opportunamente distanziate, travetti e assito in legno. Sono spazi che affascinano il viaggiatore, a partire dallo scalone esterno e dal grande portale al piano nobile, fino alla camera da letto con il baldacchino. Non di meno collabora a questa atmosfera particolare anche il piacevole privilegio di consumare il rito della colazione in un’ampia sala, ornata da un tavolo romagnolo e da un grande mobile da sagrestia proveniente da una chiesa ungherese e acquisito da un antiquario ravennate. Alla Sala della colazione si accede da due porte, omaggiate da un intervento pittorico di Mattia Moreni, russiano d’adozione, ma legato da vincoli di parentela ai due proprietari come zio acquisito. Avendo abitato alla “Bonarella” nella seconda metà del Novecento, l’artista pavese lascia in eredità alla villa alcuni interventi, iniziando dalla decorazione pittorica delle due porte della sala fino a quella di altre due poltroncine in legno poste davanti al camino della Sala del Passatempo, sempre al piano terra. Salendo al piano nobile il nostro viaggiatore, sia egli italiano, d’oltralpe o provenga da territori d’oltremare, si imbatte nell’evento spaziale più significativo della villa: il vasto salone passante, al cui centro sbarca la scala principale segnalata dalla snella colonna affiancata da una vecchia bilancia brunita. Dalla parte opposta, ecco qualcosa di figurativo del tutto speciale: i due cancelli che si aprono su una camera da letto e sul disimpegno della scala di servizio sono intagliati in un legno disegnato da una flessuosa decorazione floreale, morbidamente memore di un’inaspettata stagione Liberty. In una voluta di quello di destra si intravede la firma «Mattia», che nuovamente segnala il suo legame a lungo coltivato con gli altri membri della famiglia. Nel piano attico gli ambienti assumono una dimensione più intima, legata alla privacy di Rita, ma sempre pronti ad ospitare qualcosa di sorprendente, vuoi una coppia di colonne in legno scanalato e dorato ad inquadrare una porta o, come accade in un angolo del vasto soggiorno living, il potente irrompere di una grande tela di Moreni.

Il fronte principale della villa Bonarella

> Crediti

Palazzo con abitazione e B&B sito in via Palazza n. 7 a Cortina di Russi (RA)

  • Proprietà: Rita e Piergiacomo Giordani
  • Pratica progetto di restauro: Arch. Vittorio Baldini, Bologna
  • Esecuzione lavori edili: Ditta S.L.J.C.O., Bologna
  • Impianti elettrici: Ditta CELATI, Fusignano
  • Fornitura ascensore: Ditta IRAM, Ravenna
  • Fotografie: Paolo Bolzani

 

Cenni bibliografici

Uccellini 1855 – P. Uccellini, Dizionario Storico di Ravenna e di altri luoghi della Romagna, Ravenna, 1855
Savini 1912 – G. Savini, Memorie illustrate di Ravenna. Miscellanea, v. IV, 1912
Foschi 1976 – U. Foschi, La Bonarella, presso Piangipane., in «Rivista d’Illustrazione Romagnola “La Piè”», 1976, n.1
Fontana 1994 – V. Fontana, L’architettura e nella città e nel territorio dal Quattrocento al Seicento, in Storia di Ravenna, IV, a cura di Lucio Gambi, Venezia, Marsilio ed., pp. 179-216
Ricci 2010 – A. Ricci, Relazione storico-architettonica. “Palazzo Bonarella”, Pratica di restauro del palazzo, Archivio della Soprintendenza ai Beni Architettonici di Ravenna, 2010

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