Bagnacavallo l’eleganza della Romagna colta

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Teatro Goldoni, palcoscenico per importanti produzioni e stagioni teatrali

Storia, cultura, enogastronomia, tutela ambientale segnano un territorio in evoluzione fra tradizione e ricerca di una nuova qualità della vita

Osservare e ricucire antiche trame e nuovi disegni urbani fra quartieri storicizzati, insediamenti recenti e località in divenire, è il compito di questa rubrica che si muove fra periferie urbane, recenti espansioni del forese o dei lidi e raggiunge i centri storici delle città della provincia.Spesso il territorio offre porzioni di non facile lettura, senza il supporto di fonti storiche e di testimonianze rilevanti, mentre il presente si muove senza lasciare tracce tangibili, macinando scelte, piani, progetti, e lasciando un passato prossimo, spesso indistinto. Così, voltate le spalle a Ravenna e dopo le puntate su Cervia, lo sguardo si sposta verso Bagnacavallo.

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Museo Civico di Arte (ex Convento delle Cappuccine)

Fra le cittadine della provincia di certo una delle più apprezzate per l’articolazione e la qualità del centro storico e del territorio circostante le mura. Con 16.890 abitanti al primo gennaio 2014 (dati della Provincia), Bagnacavallo vanta un’alta qualità della vita, una quiete, che non ne spegne lo spirito, si veda il successo della festa patronale di San Michele, e una capacità di espansione misurata, senza eccessi. Anche se la crisi economica ha frenato qui come altrove lo sviluppo, la tenuta della rete commerciale e la rigenerazione urbana. I nuovi insediamenti non hanno sfigurato la trama della città, affiancandosi a un meticoloso programma di riqualificazione del centro storico, che ha visto il suo esito maggiore nel restauro del complesso di San Francesco, in occasione del giubileo dell’anno 2000. Dopo la chiusura per l’intero 2014, nello scorso mese di marzo il consiglio comunale di Chiara Bissi ha messo mano alle linee di indirizzo per mettere a bando la gestione dell’ostello da 93 posti letto, del ristorante, e l’utilizzo dei chiostri e della sala Oriani per attività di promozione culturale, ospitati nel complesso sorto nel XIII secolo. L’imponente convento subì ristrutturazioni e ampliamenti nel corso dei secoli, i più importanti dei quali avvenuti nel 1460 e nel 1667 (lavori di Andrea Galegati). Assunse l’aspetto attuale alla fine del Settecento, con gli interventi dell’architetto faentino Gioacchino Tomba. Del 2009 l’apertura del nuovo parcheggio Santa Chiara in via Cadorna dislocato su due piani e dotato di 149 posti auto, e il restauro di Porta Superiore. La struttura di via Cadorna ospita anche un’area archeologica di circa 240 metri quadrati, con resti riconducibili, per la maggior parte, a strutture di servizio dell’antico Convento di Santa Chiara, realizzati tra il XV e il XVIII secolo.

Via Cadorna oggetto come le vie Trento e Trieste, Mazzini, Ramenghi e De Amicis di un ampio programma di riqualificazione che segue di qualche anno il pieno recupero e valorizzazione della principale porta d’accesso al centro della città, edificata nel XVIII secolo sui resti di un precedente manufatto. Vie porticate, un’omogeneità del tessuto urbano rara, se paragonata ad altre cittadine del ravennate, sfigurate dalla violenza della Seconda guerra mondiale, rendono Bagnacavallo un elegante scrigno. Per scoprirne il valore e le caratteristiche basta passeggiare per le vie e soffermarsi nelle piazze, accoglienti e monumentali, cantieri e opere stradali permettendo. L’origine del toponimo, presente nelle fonti dal X secolo non è certa, ma rimanda nelle varie ipotesi alla pre senza di vie d’acqua, in prossimità dell’abitato. Contesa in epoca medievale da bolognesi, faentini e Polentani fu ceduta ai ferraresi per essere poi inglobata nello stato pontificio nel 1598, pur rimanendo nella legazione di Ferrara.

Vedute  aeree sulla Piazza Nuova/ La secolare pieve di San Pietro in Sylvis/ La Porta Superiore ingresso monumentale alla città

Bagnacavallo conserva il monumento più importante a pochi chilometri dal centro storico, quella pieve di San Pietro in Sylvis, eretta nel corso del VII secolo che rimanda ai modelli basilicali della tradizione ravennate, a tre navate e abside rivolto ad oriente, posta sulla via dei Romei, impreziosita da affreschi trecenteschi di scuola riminese. Passeggiando, come si diceva, per le vie del centro appare chiara la presenza di un vero e proprio programma monumentale, si pensi a piazza Nuova, spazio urbano di forma ovale circondata da un portico, realizzato nel 1758 come luogo per la vendita e la contrattazione delle merci, che conosce una nuova vitalità, grazie alla presenza di locali legati alla ristorazione di qualità, di botteghe e alla promozione di eventi di intrattenimento nella stagione estiva. Per proseguire con il Castellaccio, edificio fortificato del XV secolo, sino a piazza della Libertà sulla quale si affacciano il settecentesco palazzo comunale, il teatro Goldoni, e la Torre Civica, eretta alla metà del XIII secolo. Senza dimenticare la Collegiata di San Michele Arcangelo, la Chiesa del Suffragio, e Palazzo Vecchio, del XIII secolo. In piazza della Libertà, di fianco al Palazzo comunale, s’incontra il teatro Goldoni, inaugurato nel 1845 su progetto di Filippo Antolini. Un luogo di produzione culturale apprezzata a livello nazionale da quando Accademia Perduta/Romagna Teatri, ne ha fatto un teatro stabile d’arte contemporanea, riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali. Accademia Perduta, diretta da Ruggero Sintoni e Claudio Casadio, viene fondata da un gruppo di giovani attori nel 1982 come compagnia di teatro ragazzi. Nel 1986 diventa “Organismo stabile di Produzione, Programmazione, Promozione e Ricerca Teatrale per l’infanzia e la gioventù”. Dal momento della sua fondazione a tutt’oggi Accademia Perduta è impegnata in una intensa quanto fertile attività di produzione di spettacoli per ragazzi, organizzazione di rassegne teatrali e di danza, di allestimenti en plan air con funamboli e danzatori performer in spazi urbani. La vivace stagione teatrale, parte integrante di una rete di rassegne su base romagnola, è il perno su cui si svolge l’attività della cittadina che offre al visitatori luoghi magici come il Giardino dei Semplici, il Vicolo degli amori e il Gabinetto delle Stampe al Museo civico delle Cappuccine. A Bagnacavallo si respira una Romagna colta, orgogliosa delle radici, capace di declinare innovazione e coesione sociale.

Complesso monastico di San Francesco (facciata e chiostri)

Custode della memoria di concittadini come Tomaso Garzoni, intellettuale cinquecentesco, canonico, autore di opere enciclopediche come La piazza universale di tutte le professioni del mondo, Leo Longanesi celebre giornalista ed editore, e anche il brigante Stefano Pelloni, detto il Passatore, fino all’artista Bartolomeo Ramenghi, detto il Bagnacavallo. Una qualità della vita che si riverbera anche nella cultura enogastronomica. Vini, aceti, distillati, saba, miele, carni e dolci sono il paniere de “Il Bagnacavallo”, consorzio nato nel 1997 per la valorizzazione delle tipicità e del vino rosso Bursôn, ricavato da un vitigno antico, unico e autoctono, più noto come uva Longanesi. Una storia di tenacia e amore per la terra, nata da una vite inselvatichita abbarbicata su una quercia nel fondo Longanesi. Un’intuizione che ha dato corpo a un rosso di pianura corposo, pluripremiato. Recentemente il Bursôn ha conquistato sei medaglie (la Gran Medaglia d’Oro , la medaglia d’Oro e 4 medaglie d’argento), partecipando alla 21esima edizione del “Concours Mondial de Bruxelles”, uno dei concorsi  enologici più prestigiosi con oltre 8 mila vini in gara provenienti da 40 paesi. Una storia di successo per un territorio che ha a cuore la tutela ambientale e la promozione turistica con itinerari cicloturistici, oasi naturalistiche come il Podere Pantaleone, area di riequilibrio ecologico, habitat ideale per la flora e la fauna tipiche, apprezzato dal barbagianni che dopo 15 anni di assenza è tornato a nidificare nei sei ettari del podere. A Villanova, sette chilometri da Bagnacavallo, invece l’Ecomuseo delle Erbe palustri conserva un patrimonio tradizionale fatto intrecci, trame, torsioni e filature; custodisce oltre 2000 reperti che evidenziano il rapporto tra l’uomo e la valle. Anche Bagnacavallo però non è immune da dispute e polemiche: l’accordo territoriale tra la Provincia e il Comune per una nuova struttura commerciale medio-piccola (fino a 1.500 mq) nell’area Naviglio, vede il contrasto delle associazioni di categoria Confesercenti e Confcommercio che ritengono che lo sviluppo di nuove superfici commerciali potrebbe avere come effetto lo spopolamento e impoverimento del centro storico di Bagnacavallo.

Due immagini legate alla tutela ambientale e alle tradizioni rurali del territorio di Bagnacavallo: l’Ecomuseo delle erbe palustri, nella frazione di Villanova e uno degli orizzonti del Podere Pantaleone, spazio ex agricolo, ricco di biodiversità, aperto al pubblico