Accogliente, concreta, dinamica, in una parola: Cesena

Una passeggiata nel cuore della città che si rinnova come centro commerciale diffuso, fra restituzioni di spazi urbani e nuovi utilizzi

Foto di Pietro Barberini

Lasciata Forlì, dopo tante ricognizioni urbane condotte nella città di Ravenna, la rubrica Città e quartieri approda a Cesena e ancora una volta propone un possibile percorso fra i tanti all’interno della città storica, privilegiando alcune emergenze, segnalando stili di vita e nuove funzioni e tacendo molto altro. Inserita in un numero parzialmente monografico della rivista, dedicato a Cesena, la rubrica lambisce la storia della città e sfiora la parte monumentale, descritta in altri contributi.
Dinamica, solare, Cesena divide con Forlì il territorio provinciale, ma conserva una lunga storia propria, cresciuta sulla via Emilia, fatta di signorie e papi, e in epoca recente di un’economia florida votata all’agroalimentare e affiancata a una recente vocazione alla produzione di servizi per il benessere e per stili di vita sani. Non è facile scegliere un ideale itinerario di visita quindi non rimane che partire ricordando la presenza di un territorio dall’orografia mutevole al quale si sono adattate le mura urbane, già citate nel Trecento nella Descriptio Romandiole. I signori della città, i Malatesta disegnarono, in seguito la nuova cinta, descritta a forma di scorpione. Delle antiche porte, quella Santi o Romana, si dice, definisca la coda del pericoloso animale. E da qui si può immaginare una piacevole passeggiata. Porta Santi, menzionata nel XIV secolo fu ristrutturata nel XV per poi prendere l’aspetto monumentale nel 1819 su progetto del’architetto Curzio Brunelli in onore del papa cesenate Pio VII. Su questa scende la piacevole via Mura Eugenio Valzania e si apre corso Ubaldo Comandini, una quinta urbana colorata che si arricchisce ben presto di portici e che conta palazzo Guidi, oggi sede del conservatorio Bruno Maderna, edificio bisognoso di un intervento complessivo di restauro. Poco più avanti il corso prende la dedica a Garibaldi e lì si trova il giardino pubblico. L’area verde fu realizzata nel 1830 grazie al lascito testamentario del conte Paolo Neri, laddove sorgeva la scomparsa chiesa di San Michele Arcangelo. Il giardino di gusto neoclassico, in origine di forma circolare, è stato restaurato nel 2008 con il ripristino, grazie alla Fondazione Neri ­–  Museo italiano della Ghisa – di lampioni, busti di cittadini illustri, vasi ornamentali, della fontana in ghisa e del gazebo centrale. Al limitare del parco, 8 statue in bronzo dedicate alle maschere della commedia dell’arte, firmate da Domenico Neri, segnalano la presenza del teatro Verdi, edificio risalente al 1874. Pur nella non lunga vita la sala dal carattere polivalente ha subito numerosi interventi e stravolgimenti, prestandosi a diversi utilizzi, dal cinema, alla rivista, alla musica associata alla convivialità a differenza del vicino teatro Bonci, scrigno della città (vedi altro articolo). Senza tacere che la città esprime da tempo realtà teatrali di spessore internazionale come la Societas Raffaello Sanzio e il teatro Valdoca di Mariangela Gualtieri.

Corso Garibaldi vanta anche il risveglio della movida cesenate, che nel tempo è divenuta polo di attrazione capace di creare flussi di pendolari del divertimento da Forlì e da Ravenna.

È facile notare una sequenza di locali, dal Caffeina davanti ai giardini a seguire fino al teatro. Qui diverse le opportunità da La Cantera al caffè degli artisti a Zampanò fino a Mascherpa e altri. Informali, accoglienti, colorati, dal gusto vagamente vintage sono stati protagonisti negli anni anche di accese polemiche, in questa zona come in altre, i residenti hanno alzato i toni della protesta per l’esuberanza serale dei giovani avventori. Ne fece le spese anni fa anche l’opera in bronzo di Adriano Bimbi “il musicista e i cani” del 1994, collocata nella piazza Guidazzi a pochi passi dall’ingresso del teatro, nel 2000. Non molto tempo dopo infatti uno dei due animali fu rubato, mentre per l’altro dopo il danneggiamento e la perdita della coda si è aperta l’inusuale funzione di portacenere. Passata la settecentesca chiesa dei Servi di Maria lungo i portici si sussegue una fitta rete di negozi, mentre prima di raggiungere piazza della Libertà si può ammirare palazzo Braschi. Qui nel 1717 nacque Gian Angelo Braschi, papa dal 1775 al 1799 col nome di Pio VI. Dietro la bella facciata urbana il palazzo conserva preziose decorazioni e una cappella privata di gusto tardo barocco.
La riqualificazione di piazza della Libertà ha per certi aspetti molti punti di contatto con la ravennate piazza Kennedy, entrambe in attesa di una nuova vita dopo la decisione di cancellare l’uso a parcheggio e progettare uno spazio pedonale con arredi e sottoservizi. Polemiche, petizioni di cittadini, associazioni di categorie e partiti di opposizione sul piede di guerra, un copione in tutto simile, con una campagna archeologica di scavo che si sviluppa parallela fra il 2015 e il 2016. Identica anche la richiesta dei commercianti di esenzione per Tari e tassa di utilizzo del suolo pubblico, accolta a Ravenna e negata a Cesena. A Ravenna il cantiere ha intercettato l’antica basilica di Sant’Agnese del VI secolo, modificando i tempi di compimento del progetto e ora la previsione, dopo la decisione di ricoprire l’area, prevede una riapertura per pezzi a partire da Natale; a Cesena lo scavo archeologico ha preceduto l’intervento e ora il traguardo è fissato per agosto 2017. Il costo dell’intervento sostenuto anche dalla Regione è di 3 milioni e 100 mila euro, di cui 235 mila euro per gli scavi archeologici, e 2 milioni e 500 mila euro per i lavori stradali e per l’arredo urbano. A 40 centimetri sono apparse le tracce dell’antico ospedale di San Tobia documentato fin dal 1348, della chiesa e del chiostro dei Carmelitani e dell’antica strada che passava tra i due edifici. La nuova piazza lambirà la cattedrale di San Giovanni Battista, edificata sul sito dell’antica chiesa della Croce di Marmo tra il 1378 e il 1408, all’incrocio tra la via Emilia e l’antica via del Sale per Cervia, in stile romanico-gotico, probabilmente dall’architetto tedesco Undervaldo. Nel 1456 fu costruito il campanile da Maso di Pietro da Lugano e in seguito l’architetto veneziano Mauro Codussi intervenne nella parte superiore della facciata. Al santo patrono è ispirata la grande fiera di giugno che per giorni anima la città. Il corso che prende ora la dedica a Mazzini non tradisce l’impronta cittadina che si ripeterà più avanti in via Carbonari e via Cesare Battisti anche quando il vecchio tessuto urbano farà spazio a nuovi insediamenti. Passo passo cresce la varietà e l’offerta merceologica, dando al cuore di Cesena l’immagine di un grande centro commerciale diffuso anche se, come in tutte le città romagnole, non mancano accese polemiche su potenzialità inespresse, opportunità mancate e occasioni da cogliere. Da San Giovanni Battista girando per corso Gaetano Sozzi continua il passeggio dello shopping fino alla cosiddetta Barriera Cavour che nell’Ottocento ha sostituito una porta detta Cervese, sul corso si affacciano palazzo Masini e palazzo Ghini con la facciata incompiuta e le insegne di Pio VI. Prima della Barriera prendendo Contrada Uberti si arriva a palazzo Romagnoli, imponente edificio dalla facciata settecentesca con un maestoso portale in pietra d’Istria e di qui, percorsa via Cesare Montalti si passa davanti a palazzo Urbinati, poi al giardino di palazzo Bagioli prima di raggiungere l’Archivio di Stato, il chiostro di San Francesco, il museo archeologico e infine la biblioteca Malatestiana (vedi altro articolo sulle origini della città). L’Unesco ha scelto di inserirla nell’elenco Memoire du Monde e le emozioni non mancano nel corso della visita guidata. L’accesso alla grande sala lignea, è garantito da un porta in noce, il portale è sormontato da un bassorilievo raffigurante un elefante indiano simbolo dei Malatesta. Unico esempio di biblioteca umanistica conventuale perfettamente conservata negli arredi e nella dotazione libraria, custodisce ancora i 343 codici della dotazione voluta da Malatesta Novello, signore di Cesena, depositati sotto i banchi, secondo l’ordine originale. Lasciato l’incanto della Malatestiana attraverso piazzetta Fabbri, dove è possibile fermarsi in locali accoglienti per piacevoli soste, lambendo palazzo del Ridotto si riguadagna via di Carbonari, dove si può visitare la galleria e centro culturale Il Vicolo.
La passeggiata cesenate già ricca di stimoli non può che concludersi in crescendo in una zona innervata di opportunità di svago, di offerte commerciali di alto spessore e di emergenze monumentali. Durante l’anno si moltiplicano le iniziative legate al buon vivere, fra mercati e festival a tema. Percorrendo i portici di via Zeffirino Re, senza dimenticare di dare uno sguardo alle vicine via Fantaguzzi e Albizzi è facile approdare in piazza del Popolo fra mille tentazioni, siano proposte gourmet o le ultime tendenze della moda. Sotto i portici della piazza vicino al Comune si apre il Foro Annonario, ristrutturato nel 2014 grazie a un project financing animato dalla società Foro Gest di cui fanno parte Banca di Cesena, Confartigianato, Confesercenti e l’impresa Edile Carpentieri di Rimini. Dopo una partenza incerta, alcuni mesi fa, hanno aperto 7 nuove attività  legate in prevalenza all’agroalimentare e alla ristorazione, ma ci sarà spazio anche per neoimprese giovanili al piano di sopra, mentre sulla piazza il mercoledì e il sabato i prodotti agricoli e biologici completeranno l’offerta ampia, dalla pasticceria al negozio per animali. La cinquecentesca fontana Masini in marmo d’Istria, orgoglio dei cesenati, meta dei turisti, dopo i restauri del 2010 accompagna la passeggiata dal palazzo Comunale, alla Rocchetta di piazza sormontata dalla Loggetta Veneziana. Dalla parte opposta la chiesa dei Santi Anna e Gioacchino (1663) vigila sull’installazione dello scultore cesenate Leonardo Lucchi, la ragazza che guarda la piazza dal tetto. Mentre dall’alto, sul colle Garampo, la Rocca di Cesena guarda la città non più in funzione difensiva ma diventa polo di attività culturali e ricreative, della ricerca contemporanea e spazio comune d’incontro e confronto, con un ricco calendario di iniziative.