Russi: terra di cuori indomiti e di storie patrie

Ville e palazzi raccontano un passato luminoso mentre il presente restituisce nuovi usi agli edifici storici

Sopra, alcuni scorsi dei due spazi centrali di Russi, piazza Farini e piazzetta Dante

Dista poco meno di 20 chilometri da Ravenna, e poco di più da Forlì, e dal 1878 per Regio Decreto conserva il titolo di città, per aver dato i natali a Luigi Carlo Farini. Russi con i suoi 12.261 abitanti al 31 dicembre 2015 è la meta di questa ricognizione urbana nel comprensorio ravennate. Terra fertile, ricca di storia e di glorie patrie, Russi conserva le qualità del borgo e nel tempo ha accresciuto la propria estensione con equilibrio. Il corso, la piazza, la Rocca, il teatro, ora la biblioteca nell’ex macello sono i centri di attrazione, raccolti nel raggio di poche centinaia di metri.
Il tessuto imprenditoriale, legato all’artigianato, alla meccanica e alla trasformazione di prodotti agricoli ne ha garantito lo sviluppo e un benessere diffuso, anche se la crisi economica ha colpito duramente anche qui con chiusure e delocalizzazioni. Lunga e complessa la vicenda dell’ex zuccherificio, a pochi passi da palazzo San Giacomo, di proprietà di Powercrop (gruppo Maccaferri), alle prese con il progetto di un polo agroenergetico da 30 Mw (oltre a un digestore anaerobico da 1 Mw), fra ricorsi, autorizzazioni e battute d’arresto.
La mancanza di risorse ha ridotto sensibilmente la possibilità di investimento degli enti pubblici a fronte di emergenze storico monumentali fuori dall’ordinario come palazzo San Giacomo o eventi culturali di nicchia ma di qualità come la rassegna “Libri mai mai visti“, giunta al termine dopo anni di programmazione. Fra le novità in ambito culturale degli ultimi anni c’è l’apertura nel 2013 della biblioteca nel complesso dell’ex macello in via Godo Vecchia, trasferita dalla sede storica di via Cavour. Ventimila volumi, sale di lettura, l’emeroteca, postazioni internet e dal 2015 una sala prove, per i gruppi musicali che muovono i primi passi nel territorio.

Dal passato arrivano gli echi di una storia luminosa, inattesa e affascinante. Le origini dell’abitato vanno ricercate attorno alla Rocca costruita dai signori di Ravenna, i Da Polenta, nel 1300, anche se le fonti lo ricordano già dal X secolo come vico o villa. Conquistata dai Manfredi di Faenza, Russi mantenne un ruolo fondamentale per il controllo della pianura ravennate. Nel 1503 passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia, ma la riconquista del territorio da parte dello Stato della Chiesa nel 1509 portò Russi nuovamente nella giurisdizione faentina. Pochi anni più tardi subì, come la città capoluogo, lo sfregio della battaglia di Ravenna, con l’assedio delle truppe di Gastone de Foix. I lutti proseguirono nel 1527, con i saccheggi da parte dei Lanzichenecchi in marcia verso Roma. Fra Seicento e Settecento il castrum Russi subirà trasformazioni significative, demolizioni e gli esiti del terremoto del 1688 consentiranno l’ampliamento dell’abitato, che perderà l’aspetto di luogo fortificato.
Ma facendo un passo indietro è la storia antica a regalare alla cittadina memorie di alto valore storico e archeologico. Negli anni Cinquanta del Novecento, durante un scavo fortuito, venne alla luce quello che nacque come un podere di un colono congedato dall’esercito in età repubblicana, per poi diventare nella prima età imperiale, I e II secolo dopo Cristo, una villa rustica fuori dall’attuale centro urbano di Russi, al centro di un latifondo, gestito da un fattore. La villa è considerata una delle meglio conservate dell’Italia Settentrionale con un’estensione di almeno 8mila metri quadrati, un impianto termale, la parte padronale decorata con mosaici pavimentali, e il quartiere produttivo. Quest’ultimo garantiva gli approvvigionamenti per la flotta romana stanziata prima a Ravenna poi a Classe. E proprio la decadenza dello scalo portuale dal VII decreta la fine della villa, nei secoli successivi cancellata da alluvioni e da una ricca vegetazione. Oggi il sito archeologico rappresenta una delle attrattive della cittadina, inserito in un circuito di visita dei beni tutelati dalla Soprintendenza Archeologica regionale.

I materiali emersi durante le ripetute campagne di scavo sono conservati nell’antiquarium ospitato dentro la Rocca. Del manufatto militare rimangono solo la parte inferiore del mastio, inglobata nella struttura dell’ex ospedale Maccabelli e i resti del torrione circolare e di tratti della cinta muraria. All’interno è presente anche il Museo Civico che comprende la Pinacoteca che raccoglie la quadreria con opere provenienti dagli ospedali della provincia di Ravenna, le sale della Città di Russi nella quale viene ripercorsa attraverso una serie di testimonianze storico artistiche la storia cittadina fra Settecento e Novecento, e il fondo archivistico Alfredo Baccarini, costituito da documenti, lettere, volumi e medaglie, appartenuti al celebre statista russiano.
Non si può infatti ignorare il valore degli illustri cittadini di Russi, a cominciare da Domenico Antonio Farini, naturalista, scrittore e patriota (1777 – 1834). Suo un Erbario in tre volumi, conservato presso la Biblioteca di Russi. Abbraccia la Repubblica Cisalpina prima assumendo diversi ruoli politico amministrativi, poi aderisce ai moti insurrezionali del 1821 e del 1831, viene pugnalato nel 1834 sulla soglia di casa, per mano di un sanfedista, in un clima arroventato dallo scontro politico religioso. Nel 1812 nasce invece Luigi Carlo Farini, nipote di Domenico al quale deve l’ispirazione liberale, fu medico, scrittore e politico. Costretto a lasciare i territori dello Stato pontificio non rinuncia all’attivista di saggista e pubblicista, si avvicina agli ambienti della monarchia piemontese e, stretta una profonda amicizia con Cavour, diventa uno dei protagonisti dell’unificazione del Paese.
Diviene dittatore delle province modenesi e parmensi, poi accetta anche il Governo delle Romagne. Il 30 novembre 1859 fa pubblicare il decreto di unificazione al Piemonte, scelte confermate dal Plebiscito del marzo 1860. Nominato capo del Governo nel 1862, malato, viene sostituito, nel 1863, da Marco Minghetti, per morire a Nervi di Genova nel 1866. Infine, ma non ultimo, nella storia risorgimentale e post unitaria italiana Alfredo Baccarini, ingegnere, ministro dei Lavori Pubblici (1826 – 1890), leader della sinistra storica, presta la propria competenza tecnico-scientifica alla costruzione della nuova Italia. Chiamato a Torino da Farini, in seguito si occuperà della costruzione della ferrovia di Castelbolognese e, dal 1860 al 1870, dirige i lavori per l’assestamento del porto canale Corsini. Sarà consigliere comunale prima a Russi poi a Ravenna, assessore ai Lavori pubblici e consigliere provinciale. Nominato Direttore generale delle opere idrauliche lavora con Garibaldi alla bonifica dell’agro romano. Per vent’anni è un protagonista anche della scena politica osteggiando il trasformismo di Depretis.
Russi conserva a tratti il gusto delle cittadine della provincia emiliano romagnola, la piazza elegante, la torre, il corso con i negozi di tradizione come la pasticceria Babini, il teatro comunale inaugurato nel 1887 con l’esecuzione del Rigoletto di Verdi, in sostituzione di una sala precedente in funzione dal 1813. Nel 1995 l’edificio subì un intervento di restauro ad opera dello studio Arc-Lab di Ravenna. Un ruolo non secondario nella rinascita del teatro va assegnato alla compagnia teatrale Le Belle Bandiere, nata nel 1993, su progetto e direzione artistica di Elena Bucci e Marco Sgrosso, diplomati alla Scuola di Teatro di Bologna, nonché attori del nucleo storico del Teatro di Leo di Leo de Berardinis dal 1985 al 2001. L’attrice russiana Elena Bucci anima da tempo con Marco Sgrosso laboratori, rassegne, eventi per rivitalizzare il territorio a partire dal teatro e per salvare palazzo San Giacomo. A questo la compagnia affianca una apprezzata attività di produzione teatrale che la vede protagonista delle scene italiane e di fortunate tournée all’estero.
Un prezioso patrimonio per Russi che purtroppo ha visto sfumare la possibilità di avere nel proprio territorio uno straordinario luogo espositivo come il museo dell’arredo contemporaneo della famiglia Biagetti. Firmato da Ettore Sottsass, il museo accoglieva la migliore produzione del design internazionale dal 1880 al 1980. Oggi la collezione per volontà della famiglia è esposta a Milano.

Alcune inquadrature generali e di dettaglio di Palazzo San Giacomo, residenza estiva dal XVII secolo della nobile famiglia ravennate dei Rasponi

Lasciata una scommessa forse troppo difficile per Russi ma anche per Ravenna, rimane ancora aperta la sfida per la riqualificazione di palazzo San Giacomo, chiamato la Versailles dei Rasponi. L’imponente edificio, immerso nella campagna di Russi, in prossimità del fiume Lamone, messo in sicurezza negli anni Novanta, attende un progetto che possa vederlo rinascere. Se in agosto Russi ospita il festival del folklore e in settembre anima l’antica Fira di Sett dulur, è Ravenna Festival da diversi anni a questa parte a scegliere lo spazio retrostante il palazzo per alcuni eventi musicali e teatrali di rilievo nazionale. Una presenza che va a segnalare le infinite potenzialità del sito. Conosciuto come Palazzo delle 365 finestre fu costruito per volere dei conti Rasponi di Ravenna, alla fine del XVII secolo, sulle rovine dell’antico castello medioevale di Raffanara. La facciata dell’edificio, comprese le due torri laterali, misura 84,50 metri di lunghezza, nel piano centrale i piani sono tre, cinque nelle torri laterali. L’aspetto monumentale si coniuga con un apparato decorativo all’interno di grande pregio. La serie di affreschi a tema mitologico e allegorico rappresenta una documentazione preziosa sulla pittura del Sei e Settecento in Romagna. Purtroppo i danneggiamenti causati dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, l’incuria e l’abbandono hanno compromesso l’integrità del ciclo pittorico. Nel 1757 venne aggiunta la cappella esterna, dedicata a San Giacomo, che conserva al suo interno le tombe del cavalier Federico Rasponi e della moglie marchesa Guerrieri Gonzaga. In tempi moderni il palazzo fu rifugio per il genio di Mattia Moreni, il pittore lavorò a lungo nelle ampie stanze affrescate.
Il territorio di Russi infine riserva anche felici oasi gastronomiche con una pluralità di offerte che ne dimostrano la forza. Solo per citarne alcune si va dalla tradizione e autenticità dell’offerta difesa con risolutezza dalla Trattoria da Luciano a Ponte Vico di Russi, da La Cucoma, con le sue specialità di pesce, a San Pancrazio e recentemente da M11, discreto all’esterno su via Madrara, insolito, vivace, di tendenza all’interno.

Servizio fotografico di Barbara Gnisci.
Alcune scatti sono di Pietro Barberini.