La piazza della Romagna racconta la propria storia

Le infinite trame alla scoperta di Lugo, mercato, luogo di cultura e di grandi passioni

 

Fuori dalle mura urbane, prosegue il viaggio nelle città del comprensorio ravennate. La meta di questa settimana è Lugo. Di certo lo spazio della rubrica non può bastare a rappresentare appieno la città, ma può essere utile fissare alcuni elementi che aiutano a conoscerla e a comprenderne l’evoluzione. Da sempre è stata definita e riconosciuta come città di mercato, luogo di scambio per le merci, di incroci di persone e di idee. Una vocazione che ne ha tratteggiato la fisionomia, il carattere, il profilo e ne ha decretato la fama secolare come piazza della Romagna. Ed è alla presenza di questa forma urbana moltiplicata attorno al fulcro originario, la Rocca, che Lugo deve il suo aspetto attuale. Gli ampi spazi, il mercato e la straordinaria “macchina” scenografica, nota come il Paviglione ne fanno il cuore pulsante.

Sopra alcuni scorci della struttura esterna, del vasto porticato interno e della corte del Pavaglione

A Lugo il passato affiorante convive con le esigenze del presente e non pregiudica le scommesse del futuro. Qui come altrove la crisi economica morde, il tessuto commerciale soffre e il centro storico non è immune da fenomeni presenti in tante città italiane, come la chiusura di negozi, il calo di abitanti e la difficoltà a tenere coeso il tessuto sociale, ma di certo Lugo è attrezzata per superare le difficoltà e resistere. Una chiave per comprendere la fortuna della città risiede nell’individuazione di alcuni binomi facili da elencare: aver legato saldamente le ragioni dell’economia a quelle della cultura, del commercio allo spettacolo, degli affari all’intrattenimento. Concetti espressi e approfonditi nel 2009 da Cristina Garotti, nel volume La formazione della struttura urbana di Lugo di Romagna, Edit Faenza.
Le origini di Lugo sono remote, si parla di resti di un villaggio neolitico a nord est dell’attuale abitato, di un alveo fluviale successivamente abbandonato, di presenze di galli boi fra il VI e II secolo avanti Cristo, di bonifiche e centuriazioni romane. Le prime fonti scritte risalgono al 782 e Lugo vanta una continuità insediativa non comune. In un documento del 1224 appare la dicitura Villa Lugi possibile richiamo all’attuale toponimo. Contesa dai Polentani, dai bolognesi, dai Visconti di Milano, passò agli Estensi dal 1437 fino al 1597 per passare nei possedimenti dello Stato pontificio. E proprio il nuovo assetto garantì la stabilità necessaria alla città per divenire uno dei più fiorenti mercati della regione. A fianco della Rocca dal XII secolo cresce il borgo Brozzi, la presenza di ospedali e opere di carità testimoniano la consistenza delle attività produttive e mercantili favorite anche da un sistema di comunicazione fluviale e di scambi con i territori a nord del Po di Primaro. Della Rocca si hanno notizie dal X secolo, distrutta a più riprese. Al condottiero ghibellino Uguccione della Faggiola, gli storici,  attribuiscono la costruzione del mastio di nord-ovest alla fine del Duecento. Ma lo sviluppo del fortilizio si deve agli Estensi. Nel 1568-1570 il duca Alfonso II fece abbattere la cittadella, divenuta superflua ai fini difensivi. Con il passaggio di Lugo allo Stato pontificio, la Rocca divenne sede dei governatori pontifici, poi con il Regno d’Italia sede del governo locale. Ad oggi è possibile ammirare il giardino pensile che occupa un’area di 1.000 metri quadrati a 7 metri d’altezza, e lungo le mura ha trovato un felice habitat la Capparis Spinosa. Da secoli sono presenti numerose piante spontanee di cappero, e l’amministrazione si occupa della raccolta e la conservazione sotto aceto per far dono del prodotto agli ospiti in visita in città. Esiste anche il diritto di capperaggio per i cittadini che possono raccogliere i frutti fino ad altezza d’uomo.

Nel 1574 viene costruita la loggia dei mercanti della seta riuniti nell’appuntamento settimanale del mercoledì. E saranno proprio le manifatture, i commerci della lana, come detto della seta, della canapa, dei cereali e dei bovini a fare di Lugo un centro commerciale di prima grandezza, posto all’incrocio delle legazioni pontificie di Ravenna, Ferrara e Bologna. Di certo incise nello sviluppo dell’economia locale anche la presenza di una forte comunità ebraica, ridotta in un ghetto a partire dal 1639 su via Codalunga ovvero corso Matteotti, sulla quale si aprivano la sinagoga, scuole, l’archivio e la biblioteca della comunità. Fuori della porta a poca distanza nacque anche il cimitero ebraico poi alla fine dell’Ottocento spostato in via di Giù – all’angolo delle odierne via dell’Arca e viale Europa. Sull’elegante corso Matteotti sono ancora riconoscibili casa Marangoni del XV secolo conti di Barbiano, in più parti rimaneggiata e il palazzo costruito dal conte Giovanni Rossi nel XVII, dal 1952 sede dell’albergo Ala d’Oro, gestito da allora dalla stessa famiglia. Lì nacque nel XVIII secolo Cornelia Rossi di San Secondo, in Martinetti. E a lei si deve all’inizio dell’Ottocento la creazione di un salotto letterario frequentato da ospiti illustri, come Giacomo Leopardi, Lord Byron, Ugo Foscolo, Stendhal. Ma è fra Settecento e Ottocento che il centro storico prende l’aspetto attuale con la costruzione del Pavaglione, il quadriportico monumentale che enfatizza l’antica area dei mercanti, posta in prossimità della Rocca sin dal XVI secolo. Un segno tangibile della ricchezza della città realizzato ad opera di Giuseppe Campana a partire dal 1771. Lo spazio chiuso circondato da portici di ordine gigante oggi appare nella nuova veste dopo la riqualificazione completata nel dicembre del 2015, seguita dall’architetto Giovanni Liverani, responsabile del Servizio patrimonio ufficio Associato Area infrastrutture per il territorio. Piazza Mazzini, l’area scoperta del Pavaglione è stata dotata di una pavimentazione in “ghiaietto giallo mori”, di sedute e di un impianto di illuminazione a Led. I corpi illuminanti sono stati collocati su pali dal disegno stilizzato, la fascia perimetrale del loggiato a ridosso dei pilastri è invece in  acciottolato con materiale di recupero proveniente dai magazzini comunali e copre circa 2.800 metri quadrati, su una superficie totale della corte interna di circa 6mila metri quadrati. I costi per la realizzazione dell’intervento ammontano a 570mila euro (di cui circa il 75% finanziati dalla Regione) e comprendono anche la sistemazione dei bagni pubblici. L’intervento è stato accompagnato da polemiche suscitate dal timore che i lavori potessero restituire uno spazio non più accogliente per eventi di tradizioni, ospitati nel Pavaglione, prima fra tutti la Contesa estense. I quattro rioni lughesi (Madonna delle Stuoie, De’ Brozzi, Cento, Ghetto) saranno protagonisti della manifestazione in programma per tutto il mese di aprile e di maggio e potranno gareggiare domenica 22 maggio per aggiudicarsi il titolo della 48sima edizione con il tradizionale tiro alla fune.

Per l’occasione il ghiaino di piazza Mazzini verrà asportato per consentire lo svolgimento del programma in sicurezza. Passeggiando lungo il quadriportico si susseguono caffetterie, bar, rivendite di prodotti dolciari e del territorio, negozi di accessori, oggettistica, abbigliamento, profumerie, a comporre un’offerta variegata nonostante le difficoltà attraversate dal settore del commercio. Come indicato in precedenza circa il binomio economia e cultura, la struttura a servizio del commercio fu affiancata al teatro affacciato proprio su quello che era definito il Prato della fiera. Fra il 1758 e il 1760 vennero costruite le parti principali, su progetto di Ambrogio Petrocchi, mentre, a partire dal 1760, i lavori interni, furono completati da Antonio Galli Bibiena. Inaugurato nel 1761 con l’opera Catone in Utica di Pietro Metastasio,  nel 1859 fu intitolato a Rossini. Dello stesso secolo la biblioteca Civica, ospitata nel settecentesco Palazzo Trisi, eretto su progetto di Cosimo Morelli. Il palazzo dal 1774 ospitò il collegio dei nobili, istituzione voluta dal conte Fabrizio Trisi nel 1630. Oggi la Biblioteca vanta un patrimonio di oltre 220 mila testi tra manoscritti, incunaboli, cinquecentine, edizioni di pregio, periodici, stampe, disegni, immagini e materiale multimediale. A due passi dal Pavaglione si apre inoltre la chiesa del Carmine, opera dell’architetto Francesco Petrocchi, ricostruita a metà del Settecento, in stile barocco su una precedente chiesa del 1520, annessa all’attiguo convento carmelitano, che oggi ospita la sede dell’Unione della Bassa Romagna. Qui  si venera Sant’Ilaro, patrono della città. La Chiesa custodisce un famoso organo realizzato nel 1797 da Gaetano Callido e un Gatti del 1750. Negli stessi anni in piazza Savonarola, nel 1772, sorse la chiesa della Collegiata su disegno di Cosimo Morelli, costruita su una precedente chiesa eretta dai francescani attorno al 1230. Una stagione quella settecentesca felice, ma bruscamente interrotta dall’arrivo delle truppe napoleoniche nel 1796. La resistenza opposta dalla nobiltà, dal clero e dalla popolazione fu repressa nel sangue con il sacco della città. Ma Lugo ha dato i natali anche a Giuseppe Compagnoni, (1754 – 1833). L’intellettuale e letterato, dopo aver abbandonato l’abito talare, abbracciò le idee illuministe, fu segretario generale della Repubblica Cisalpina, eletto al Congresso di Reggio Emilia propose nel 1797 di identificare la bandiera Cispadana in uno stendardo verde, bianco e rosso.

Tra le figure leggendarie di Lugo un posto speciale va assegnato a Francesco Baracca (1888 – 1918), al quale la città ha dedicato una piazza con il celebre monumento e un museo. La memoria del pioniere dell’aviazione italiana, dell’eroe della Prima guerra mondiale, fu negli anni Trenta interamente assunta dal regime fascista che ne fece un veicolo di propaganda. La statua in bronzo, collocata nella piazza è alta 5,70 metri, e fa da sfondo un’ala alta 27 metri , sulla quale è scolpito il cavallino rampante col motto “Ad Maiora”  e l’ippogrifo, simbolo mitologico della vittoria dell’uomo nei cieli. Liberato da ogni intento ideologico il Museo  rappresenta il punto di partenza di un itinerario cittadino  che comprende il monumento, progettato e ultimato nel 1936 dallo scultore faentino Domenico Rambelli, la cappella sepolcrale, decorata dall’artista lughese Roberto Sella, nel cimitero cittadino, al cui interno è collocato il sarcofago fuso col bronzo dei cannoni austriaci del Carso. Infine ultimo in ordine di apparizione l’opera dell’artista e light designer  Mario Nanni, La meridiana dei popoli, un monumento sorto non senza polemiche nel 2014. Si tratta di una grande porta in acciaio alta 21 metri, sulla quale sono riportate le date più significative della storia lughese, un testo poetico tradotto anche in inglese, in dialetto romagnolo e in alfabeto braille.