In piazza Kennedy l’incontro fra passato, presente e futuro della città

La zona centralissima è al centro di un progetto di riqualificazione che prevede la pedonalizzazione e la scomparsa del grande parcheggio mentre palazzo Rasponi apre le porte ad attività culturali e di promozione turistica

Piazza Kennedy in una foto dei primi anni ’70 e come si presenta attualmente

Da alcuni anni al centro di polemiche, dibattiti e controversie, piazza Kennedy è in attesa di una trasformazione epocale. Prima venne la decisione di pedonalizzare la piazza assunta nel 2009, poi nel 2010 l’esito del concorso di idee per la riqualificazione; nel 2012 il progetto preliminare nel quale si legge l’intervento di Pierluigi Cervellati, progettista incaricato dalla fondazione del Monte di restaurare il palazzo Rasponi dalle Teste. Ora mentre l’edificio è stato riconsegnato alla città nella primavera del 2014, il milione e 200 mila euro destinati, sempre dalla fondazione del Monte, alla sistemazione della piazza non sono ancora stati spesi. L’idea di cancellare l’attuale parcheggio e ridisegnare lo spazio urbano ha sempre trovato l’ostilità delle associazioni di categoria e delle forze politiche di opposizione e la poca convinzione del Pri, tutti preoccupati dalla perdita di 130 posti auto e delle ripercussioni sul commercio.

Il Palazzo Rasponi e due stemmi della famiglia

Una sollecitazione raccolta dal sindaco Matteucci che nel 2013 legò la chiusura della piazza alla realizzazione di un parcheggio alternativo in struttura, in via Guidarelli, nell’area dell’ex cinema Roma. Il 2015 dovrebbe vedere la nascita dell’area di sosta ad opera di Azimut, società partecipata di Ravenna Holding; di seguito, prima dell’estate, promette il neo assessore ai lavori pubblici Enrico Liverani, aprirà il grande cantiere della piazza. I lavori già assegnati alla CbR di Rimini dovrebbero protrarsi per un anno e la previsione attuale fissa al 2016 il termine dell’operazione.
Del progetto vincitore (studio Samarati di Casalpusterlengo, Lodi) a cui venne assegnato un premio di 27 mila euro, non resta molto, un tonante Vittorio Sgarbi bocciò la scelta del concorso di idee, in grado di richiamare non grandi realtà della progettazione, di per se stessa fragile perché soggetta a varie ma­­­­­nipolazioni successive non sempre convincenti. Lo storico e critico dell’arte finì poi per liquidare nel merito il progetto vincitore. Di lì a poco anche l’elaborato definitivo sollevò più di una critica, sul banco degli imputati i portali bianchi inseriti nel lato su via D’Azeglio e via Rasponi a richiamare, nelle intenzioni, il sedime degli edifici preesistenti la realizzazione della piazza.
I mal di pancia diffusi convinsero il sindaco a dichiarare la necessità di una revisione del progetto e a sacrificare i poco apprezzabili portali bianchi, diventati “archetti” nel gergo comune. Decisione ribadita  di recente dall’assessore ai lavori pubblici Liverani , in commissione affari istituzionali, nel corso del dibattito aperto sulla petizione promossa dal comitato per piazza Kennedy, che aveva raccolto oltre 500 firme di cittadini per chiedere lumi su alcuni particolari del progetto esecutivo (per l’appunto, gli “archetti”, l’alberatura, la presenza dell’acqua…). Ma l’abbandono degli archi, ha ricordato l’assessore, dovrà trovare il parere favorevole della soprintendenza ai beni architettonici. Una variante e non una modifica sostanziale al progetto garantirà la cancellazione degli archi invisi ai cittadini. Anche per quanto riguarda il verde, si procederà a una maggiore piantumazione, ma sempre e solo nelle aree già individuate in quello che un tempo era il giardino di palazzo Rasponi.

Nessuna fortuna invece per un segno acquatico, richiesta dal comitato che aveva preso come riferimento alcuni esempi di piazze londinesi (vedi pagina 30), suggeriti dall’architetto ravennate Michele Tarroni (professionista a Londra) che nel nel 2013 aveva criticato il progetto comunale, stimolando l’avvio della petizione popolare.

Immagini di tre piazze a Londra legate alla riqualificazione

L’inserimento di una fontana porrebbe dei problemi tecnici, difficili da superare, fanno sapere dagli uffici comunali. Niente spazio per l’acqua quindi, neanche per la monumentale fontana a mosaico di Bravura, ora collocata in piazza della Resistenza.
Da progetto invece troveranno posto i bagni pubblici sul lato di via D’Azeglio, affiancati all’edicola e alla fermata del bus, a quanto pare con la consistenza di un edificio, e non come temeva qualcuno di strutture più precarie.
La piazza e le  vicine via D’Azeglio, via Rasponi, via IX febbraio, via Zirardini, via Mafalda di Savoia, via Longhi, via Garatoni sono in attesa di accogliere le nuove funzioni dichiarate dall’amministrazione comunale nero su bianco: «un luogo di iniziative ludiche, culturali, commerciali, di grandi eventi e spettacoli per residenti e visitatori». Per sua natura la vicinanza a piazza del Popolo e piazza Duomo e la notevole estensione la rende strategica per tutto il centro storico fin dalla sua nascita.
Piazza Kennedy infatti fa parte degli interventi urbani voluti in epoca fascista per affermare il carattere e la volontà di potenza del nuovo regime. Ravenna quindi subì il destino di molte città italiane: nuove destinazioni, nuovi stili si affacciarono alla ribalta, ma in questo caso fu la semplice necessità di una nuova piazza del mercato che impose negli anni Trenta l’obbligo di immaginare uno spazio. La scelta cadde sull’area delimitata dalle vie Gioacchino Rasponi, Marco Fantuzzi, IX Febbraio già via Sant’Agnese e via D’Azeglio. Un progetto che come per piazza Caduti prevedeva la demolizione di un isolato.

Rendering del progetto di riqualifizazione di Piazza Kennedy

Per conoscere la natura dell’area basta affidarsi alla descrizione puntigliosa di Gaetano Savini che in Ravenna, Piante panoramiche segnala la presenza di casa Lizzetti, costruita nel 1817 sulla scomparsa chiesa di Sant’Agnese, edificio a tre navate sorto nel V secolo, dove un tempo vi era la basilica di Ercole. Nel Quattrocento fu annesso un convento,  soppresso nel 1798. Casa Lizzetti posta di fronte all’ingresso del palazzo Rasponi dalle Teste, aveva in aderenza un ampio giardino, detto orto dei Rasponi, chiuso da un alto muro sul quale apparivano alcuni archi con colonne provenienti dall’antica chiesa. Una descrizione che riporta immediatamente al presente e offre spunti per il futuro. Anche la nascita della piazza, nel 1939 dedicata a Guglielmo Marconi non fu senza intoppi. Il progetto travagliato della Casa del Mutilato definirà il nuovo spazio urbano. L’edificio terminato nel 1942, è la quinta moderna della piazza, che nel 1963 verrà dedicata allo scomparso presidente degli Stati Uniti John Fiztgerald Kennedy. Solo negli anni Settanta si precederà alla spostamento del mercato nell’attuale piazza della Resistenza, una migrazione che si concluderà nella sede odierna di piazza Sighinolfi, adiacente lo stadio Benelli. Lo spazio quadrangolare avrà infatti come quinte maestose il palazzo Rasponi dalle Teste da un lato, costruito fra la fine del Seicento e i primi anni del Settecento e per Gaetano Savini «per la sua eleganza di ornamento, il più bello che possieda la nostra città»; dal lato opposto Palazzo Rasponi Murat costruito nel XV secolo. Su via D’Azeglio l’ex tribunale,  un altro edificio dei Rasponi poi restaurato dal Morigia nel 1788, oggi sede di uffici comunali. La vicinanza alle vie dello shopping moderno, la presenza di una rete commerciale non capillare ma di qualità, di piccole botteghe artigiane, della scuola elementare Mordani, primo istituto cittadino e del liceo Scientifico ne fanno una zona ideale per chi ama la dimensione rarefatta del centro storico, dove la quiete, l’imponenza dei palazzi storici fa i conti con le difficoltà quotidiane delle zone a traffico limitato, della risicata presenza di posti auto in strada e in box.

Progetto

Progetto di riqualificazione della piazza

Il progetto attuale della piazza prevede il richiamo alle preesistenze e individua  due spazi per spettacoli con due scenari diversi: il primo per 180 posti verso il palazzo del Mutilato; il secondo per 410 posti verso il palazzo Rasponi Murat; nonché impianti e predisposizioni per mercatini e fiere. Le tracce del passato assumono un ruolo funzionale trasformandosi di volta in volta in spazi verdi, sedute, esercizi commerciali contribuendo a costituire uno spazio di sosta e socializzazione. Nel nuovo disegno, viene abbassato ad un’altezza variabile dai 40 ai 60 centimetri a seconda delle posizioni, il muro ideato per rievocare quello antico di cinta delle proprietà Rasponi, in corrispondenza dell’angolo fra l’antica via di Sant’Agnese per diventare una seduta lungo il fronte del palazzo. Oltre il muro si estendeva infatti l’orto e il giardino della famiglia nobiliare. Nella prima soluzione progettuale il muro previsto era a un’altezza di 1,8 metri. Tale orientamento è legato alla volontà di riportare alla quota originaria la ex via S.Agnese, creando un dislivello di 40 centimetri di profondità rispetto allo stato attuale. Vi si potrà accedere mediante rampe sia da via D’Azeglio che dall’incrocio tra via Mafalda di Savoia e via IX Febbraio, che dal centro della piazza. Le antiche colonne di Sant’Agnese, inglobate nel muro di Casa Vignuzzi, oggi, debitamente restaurate, saranno ricollocate nel sito originale. I materiali per la pavimentazione sono la pietra grigia di Luserna presente in piazza del Popolo e il porfido, l’illuminazione garantirà una resa scenografica dei palazzi. La piccola area verde, omaggio all’orto Rasponi sarà riconoscibile dalla presenza di pini, inseriti con piante adulte. Palazzo Rasponi dalle Teste, in predicato di divenire il palazzo dell’Europa in caso di vittoria della candidatura a capitale europea della cultura 2019, oggi si appresta a diventare la sede degli uffici dell’assessorato al turismo e dei servizi di accoglienza turistica, ma soprattutto luogo di attività culturali, mostre temporanee, concerti, convegni. La mostra dedicata all’opera del compianto incisore ravennate Giuseppe Maestri e la lectio magistralis dell’Accademia di Belle arti affidata al celebre artista visuale Fabrizio Plessi di fatto hanno inaugurato il programma di attività.  La storia racconta di una persistenza abitativa plurisecolare, di una zona quella fra via Rasponi, via D’Azeglio, via IX febbraio, via Zirardini, via Malfada di Savoia, via Longhi, via Garatoni essenziale per la vita urbana, una zona oggi percorsa in fretta in cerca di un parcheggio, ma per gli edifici una delle immagini più belle e autentiche della città.