Un nuovo Mercato coperto per l’isola del commercio ravennate

Il centro storico guarda alla nascita di tante attività nell’area che va da via IV Novembre, piazza Andrea Costa,
via Ponte Marino e via Salara

Via IV Novembre

Nonostante la crisi economica la città conserva un cuore commerciale che irradia la propria influenza da piazza Andrea Costa. La storia offre innumerevoli capitoli di una vicenda che attraversa i millenni e arriva all’oggi, ma continua a raccontare di un mercato coperto, ora in via di riqualificazione, e di una fitta rete di attività commerciali, mutata nell’aspetto e nelle caratteristiche ma non nelle funzioni. Il centro storico prospera con fortune alterne, grazie alla vivacità del tessuto commerciale; allora se piazza del Popolo è la sede del governo della città, via IV Novembre, piazza Andrea Costa, via Cavour  e via Ponte Marino con via Salara costituiscono da un’isola deputata ai traffici e ai commerci.

Era così quando all’incirca sul tracciato di via IV Novembre scorreva il fiume Padenna e su quello di via Cavour il Flumisellum; era così nel VI secolo quando su piazza Costa si apriva la basilica San Michele in Africisco e nel V secolo, momento in cui è accertata la presenza di una delle più antiche corporazioni di pescatori del mondo, la Schola Piscatorum, conosciuta in precedenza come Ordo Piscium Vendentium e poi come Casa Matha. Ne è testimone nei secoli successivi, dopo che i fiumi vengono tombati e scompaiono i ponti romani, la toponomastica, ancora in auge fino all’Unità d’Italia (via delle Beccherie, Calzolerie, Drapperie).
Come un tempo, e come ora si potrebbe dire, le trasformazioni urbane a Ravenna sono sempre state frutto di conflitti, polemiche e nulla di fatto. Così anche la sistemazione delle Pescherie, tra Ottocento e Novecento è costellata di inciampi, riprese, concorsi di idee caduti nel vuoto, progetti contro progetti, per arrivare al 1922 con il Mercato coperto costruito nell’assetto definitivo dalla Federazione delle cooperative su disegno dell’ingegner Eugenio Baroncelli e dell’architetto Tobia Gordini dell’Ufficio tecnico comunale. In poco tempo la concentrazione di attività all’interno legate alla vendita di prodotti freschi si propaga anche all’esterno con botteghe, rivendite, mescite, caffè. Gli oltre 2.600 metri quadrati, nel 1983 – 84 vengono sottoposti un primo intervento di restauro. La struttura prenderà il titolo di mercato storico nel 2008, pochi anni prima di chiudere i battenti. Le condizioni obsolete dell’edificio, gli stretti orari di apertura, le locazioni fuori mercato per gli stalli (circa 800 euro l’anno), le mutate esigenze dei consumatori hanno nel tempo esaurito un modello caro ai ravennati per buona parte del Novecento.
La fuoriuscita degli operatori, non senza polemiche, ha lasciato spazio a un concorso vinto da Coop Adriatica che nell’ottobre scorso ha aperto il cantiere di riqualificazione, determinata ad inaugurare il nuovo Mercato coperto nel 2017. Non un supermercato si sono affrettati a garantire il sindaco Fabrizio Matteucci e il vicepresidente del colosso della cooperazione Elio Gasperoni, piuttosto con un investimento da 7,5 milioni di euro si fa spazio un’idea più simile alle esperienze bolognesi di recupero degli Ambasciatori e del Mercato di mezzo. Ad affiancare nell’avventura Coop Adriatica ci sarà l’imprenditore ravennate Leonardo Spadoni, dell’omonimo Molino.

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Progetto  del nuovo Mercato coperto di Ravenna

Sulla carta si tratta di una rivoluzione nelle abitudine dei ravennati e dei turisti, il Mercato coperto infatti sarà aperto dal mattino a tarda sera e diverrà uno spazio dedicato alle eccellenze enogastronomiche, alla cultura e alla convivialità. Artigianalità, cultura del cibo, genuinità delle materie prime, presidio diretto di buona parte delle filiere di lavorazione e produzione sono gli elementi su cui punta Leonardo Spadoni. Il progetto disegnato da Paolo Lucchetta, architetto dello studio veneziano Retail Design ispirato da modelli spagnoli, prevede il recupero degli esterni e la riqualificazione funzionale degli interni, preservando le caratteristiche storiche e artistiche dell’edificio con il recupero delle decorazioni parietali originali. Il Mercato coperto avrà un nuovo ingresso verso via Cavour. All’interno, verrà invece realizzato un soppalco che non intaccherà il perimetro dell’edificio, portando a circa 4mila metri la superficie calpestabile, accessibile grazie a due nuove scale di sicurezza, una scala mobile e un ascensore centrale.

Stato attuale e rendering degli interni

Lunga la lista delle attività presenti, al piano terra troveranno posto servizi per i turisti, banchi dove acquistare o degustare sul posto le eccellenze del territorio e un piccolo supermercato Coop (200 metri quadrati). Tra gli spazi previsti ci sono bar, cioccolateria, pralineria e gelateria in laboratori artigianali per realizzare a vista i prodotti; una vineria; una birreria pub dove consumare birra fresca non pastorizzata appena fatta all’interno del mercato; il banco salumi e formaggi, soprattutto di Mora Romagnola, razza autoctona allevata allo stato semibrado sulle colline di Brisighella. Tre le specialità regionali, oltre ai formaggi che Molino Spadoni realizza, ci sarà una vasta selezione di prodotti caseari provenienti dalle regioni italiane ed europee. La piadina verrà cotta a momento in versione gourmet, con farine macinate a pietra e biologiche. Uno spazio importante verrà dedicato alla pizza, prodotta solo con lievito madre e con farine macinate a pietra e bio, dai sette cereali al kamut al farro, fino alla nera con carbone vegetale. Biscotti, dolci e focacce verranno sfornati a vista. I laboratori artigianali produrranno dal vivo anche mozzarella e pasta fresca fatta in casa. La pescheria offrirà principalmente il pescato dell’Adriatico, crudo o cotto al momento, e il banco macelleria sarà anche griglieria. Al piano superiore, un’area cocktail-bar e piccola ristorazione, con tavoli e sedute, affiancherà il palco destinato a spettacoli, concerti, presentazioni ed eventi, realizzati in collaborazione con le realtà culturali e associative della città e della Romagna, con la possibilità di ospitare fino a 350 persone. Un programma ambizioso che andrà ad innestarsi su un tessuto rivitalizzato specie nella proposta gastronomica e conviviale.
Negli ultimi anni si è delineato una sorta di distretto culinario, senza togliere nulla a realtà di tradizione che presidiano altre zone del centro storico. In via IV Novembre si va delle proposte senza tempo del ristorante Bella Venezia, al cibo da strada, alle gelateria di qualità, per arrivare allo storico albergo Cappello che offre oltre al ristorante l’osteria. In sequenza si apre una scia continua di tavoli e sedute associati ai tanti esercizi presenti, con un’interruzione dovuta alla rivendita di frutta, un tempo storico emporio di Edvige, e all’altrettanto storica erboristeria Giorgioni. Ci si muove fra l’informale chic del caffè Oriente Espresso, la consolidata proposta del ristorante La Gardela e poco oltre la torre civica l’accoglienza de I Furfanti.

Via Ponte Marino e la riqualificazione dell’ex Cinema Mariani

Proseguendo su via Ponte Marino non si interrompe l’invito alla convivialità con caffè e rivendite alimentari e la presenza ormai consolidata del Mariani Lifestyle, una realtà composita, che ha sostituito la breve e non fortunata esperienza del ristrutturato cinema Mariani. Da quasi due anni il ristorante I passatelli nella sala al piano terra, la pizzeria pub Diabolik al primo piano, e l’unica sala cinematografica sopravvissuta delle tre precedenti compongono un’offerta gastronomica e ricreativa inedita per Ravenna, attenta alle radici ma aperta alle nuove tendenze, sempre pronta ad ospitare intrattenimenti musicali dal vivo, presentazioni e incontri culturali. Chiude la sequenza l’antica Bottega di Felice, rivendita e ristorante romagnolo. Ma le proposte di qualità proseguono su via Salara, strada dello shopping per eccellenza. La concentrazione di attività, frequentata dai tanti visitatori ma anche dai ravennati dall’aperitivo alla cena o nella pausa pranzo trova eco nei locali delle vie vicine che insieme segnalano un mutamento nelle abitudini, per chi vede anche di sera non il solito deserto di serrande abbassate ma angoli illuminati, sente conversazioni amichevoli e profumi invitanti in una zona ancora immune dal conflitto fra residenti e gestori di locali. Un mutamento che forse più che guardare al futuro forse ha solo saggiamente recuperato l’antico brulicare di attività e l’irresistibile bisogno di socialità che si sprigiona dall’isola del commercio ravennate.