L’Etica del turismo

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Foto di Nicole Taylor

Intervista a Corrado Del Bò

«L’occhio dello straniero vede solo ciò che già conosce»

Proverbio africano

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2017 Anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo, allo scopo primario di favorire l’ambiente e le economie in difficoltà. Il concetto di turismo sostenibile è stato introdotto nel 1988 dall’Organizzazione mondiale del turismo (Unwto) e indica un modo di via­ggiare rispettoso del pianeta, che non altera l’ambiente – naturale, sociale e artistico – e non ostacola lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche. Si tratta in pratica di un tipo di turismo non distruttivo, con un impatto ambientale basso e che punta a favorire le economie più in difficoltà. La definizione si oppone a quella di turismo di massa, che non tiene conto delle specificità dei territori, è invasivo e non favorisce di certo lo sviluppo economico, sociale e ambientale dei paesi più poveri. Nel 1999 sempre l’Organizzazione mondiale del turismo ha varato il Codice Mondiale di Etica del Turismo, un documento basato sui concetti cardine di responsabilità, sostenibilità, equità e rispetto delle differenze culturali, che costituisce a tutt’oggi il punto di riferimento per l’agire etico di quanti operano, direttamente o indirettamente, nel settore. I dati dell’Eea-Agenzia europea per l’ambiente testimoniano che l’impatto dei turisti è spesso elevatissimo: secondo uno studio del 2015, aggiornato al novembre 2016, i turisti europei consumano ogni giorno dalle 3 alle 4 volte l’acqua che consumerebbero normalmente, mentre il trasporto aereo in UE sarebbe uno dei settori maggiormente responsabili delle emissioni di gas serra in atmosfera. Il turismo deve essere un’opportunità e non un problema, è quindi indispensabile riflettere su come usare questo settore del mercato – che genera ogni anno un fatturato di circa 1.260 miliardi di dollari – per il bene dell’ambiente e delle persone. Dalla sua nascita come attività sociale organizzata, il turismo è sempre stato oggetto di svariate forme di critica: «il turista ammazza il viaggiatore» è un tema ricorrente fra i critici e saggisti della fine Ottocento, come lo è, ugualmente, in alcuni saggi letterari, storico-antropologici e sociologici del secolo scorso. In Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi (1878-1880) nell’aforisma dal titolo Viaggiatori e loro gradi Friedrich Nietzsche scrive: «Si distinguano i viaggiatori in cinque gradi: quelli del primo e più basso grado sono coloro che viaggiano e vengono visti viaggiare – essi propriamente vengono viaggiati e sono per così dire ciechi; i secondi sono essi a vedere realmente il mondo; i terzi fanno delle esperienze in conseguenza del vedere; i quarti rivivono dentro di sé le esperienze fatte e le portano via con sé; infine ci sono alcuni uomini di massima forza che devono da ultimo necessariamente anche rivivere fuori di sé, in azioni e opere, tutto ciò che hanno visto, dopo averlo sperimentato ed internamente vissuto, non appena siano tornati a casa. Simili a queste cinque categorie di viaggiatori vanno in genere gli uomini tutti per l’intero pellegrinaggio della vita, i più bassi come mere passività, i più elevati come coloro che agiscono e muoiono senza alcun residuo inutilizzato di fatti intimi». Il tema del viaggiare è ripreso anche nell’aforisma Dove si deve viaggiare: «Chi, dopo lungo esercizio in quest’arte del viaggiare, è diventato un Argo dai cento occhi, alla fine accompagnerà dappertutto la sua Io — voglio dire il suo ego —, e in Egitto e in Grecia, a Bisanzio e a Roma, in Francia e in Germania, nelle epoche dei popoli nomadi e di quelli sedentari, nel Rinascimento e nella Riforma, in patria e fuori, anzi nel mare, nel bosco, nelle piante e nei monti riscoprirà le avventure di viaggio di questo ego nel suo divenire e nelle sue trasformazioni. — Così conoscenza di sé diviene conoscenza del tutto in rapporto a tutto il passato: così come, dopo un’altra serie di osservazioni, che qui accenniamo soltanto, negli spiriti più liberi e più lungimiranti autodeterminazione e autoeducazione potrebbero di­ventare un giorno determinazione del tutto in rapporto a tutta l’umanità futura».

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Il 15 giugno scorso, a Ravenna, alla Darsena Pop Up, Corrado Del Bò ha presentato il suo ultimo libro, Etica del Turismo (Carocci Editore, 2017): un’indagine per acquisire maggiore consapevolezza degli effetti del turismo sulle persone e sul­l’ambiente. All’incontro, moderato da Marinella Isacco, hanno dialogato con l’autore: Giacomo Costantini, assessore al Turismo del Comune di Ravenna e Filippo Donati, Presidente Nazionale di Assohotel della Confesercenti. L’evento è stato promosso dalle Associazioni: Legambiente Circolo Matelda di Ravenna e Libertà e Giustizia circolo di Ravenna.
In quell’occasione, Corrado Del Bò, docente di Filosofia del diritto all’Università degli Studi di Milano e di Etica e filosofia al corso di laurea in Scienze del turismo presso la Fondazione Campus, a Lucca, mi ha gentilmente rilasciato un’intervista, che riporto qui di seguito, esponendomi il contenuto del libro.
Professore, perché ha sentito il bisogno di scrivere un libro che indaga sulle principali questioni morali legate al turismo?
«Dopo sei anni di insegnamento mi sono reso conto che non esistevano testi in italiano di Critica del turismo per come la intendo io; gli ottimi lavori di esperti come Marco Aime e Duccio Canestrini mettono in luce con grande competenza alcuni problemi morali legati al turismo (soprattutto al turismo “esotico”) ma pur sempre dal punto di vista dell’antropologia culturale. Avendo accumulato diverso materiale, ho deciso di scrivere questo libro, realizzando una discussione filosofica dei principali problemi di etica del turismo, nel tentativo di colmare, almeno parzialmente, questa lacuna».

Il diverso materiale raccolto negli anni chiarisce, da una parte, che cosa sia l’etica e, dall’altra, che cosa sia nello specifico l’etica del turismo e i suoi fondamenti teorici e concettuali. Può parlarmi dell’impianto del libro?
«La struttura che ho voluto dare al lavoro è relativamente semplice. Il primo capitolo è una breve analisi filosofica del turismo dedicata a una mappatura di ciò che si può considerare fare turismo, e affronta il problema della differenza tra turista e viaggiatore, della turistofobia e dei casi incerti del turismo: quello religioso e quello sessuale. Nel secondo capitolo cerco invece di delineare in che cosa consista il complesso disciplinare che va sotto il nome di etica, quali le sue partizioni interne, che cosa sia l’etica del turismo, i suoi fondamenti teorici e concettuali. I quattro capitoli successivi sono dedicati a quattro idee centrali che si trovano nel Codice Mondiale di Etica del Turismo. Il terzo capitolo approfondisce la nozione di responsabilità in relazione al turismo e affronta le questioni di quando il turismo può essere dannoso, in che senso può essere sbagliato e se è giusto praticare il boicottaggio delle mete turistiche. Nel quarto capitolo mi soffermo sull’idea di sostenibilità, parlando di cosa significa richiedere un “turismo sostenibile”, sul perché i beni d’interesse turistico dovrebbero essere tutelati e sui doveri verso le generazioni future. Nel quinto capitolo parlo di equità approfondendo il significato di equa distribuzione dei proventi del turismo, dei rapporti di lavoro che espongono a rischi più o meno gravi i lavoratori del settore del turismo e di come regolare l’accesso ai beni turistici in modo da evitare la congestione ma senza discriminare nessuno. Nel sesto capitolo ho analizzato il tema dell’idea di differenza culturale e la querelle sul relativismo e il tema dell’alterità soffermandomi anche sul turismo etnico».

Cosa intende per turismo etnico?
«Intendo quel turismo in cui le persone vanno a vedere certe comunità per conoscere usi, costumi, stili di vita, tradizioni che, da un punto di vista sociale e antropologico, sono diversi dai nostri».

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Bambini in Mozambico

Può farmi un esempio?
«Nel Nord della Thailandia, vive un sottogruppo dell’etnia Karen, i Kayan o Padaung, le cui donne sono note in Occidente come “donne dal collo lungo” o, secondo un’espressione irriguardosa, “donne giraffa”. L’allungamento del collo è ottenuto con l’abbassamento della cassa toracica, che consegue a sua volta al fatto che le donne karen sin dai quattro o cinque anni indossano anelli di ottone al collo che nel corso dell’esistenza posso arrivare anche ai venticinque centimetri di lunghezza e ai dieci chilogrammi di peso, e che non possono essere tolti senza mettere a rischio la loro salute. Questa tradizione ha una spiegazione di carattere simbolico-religioso e svolge funzione di consolidamento del clan; difatti adottare la pratica degli anelli di ottone è condizione necessaria per non essere allontanate dalla famiglia di origine e dal gruppo patriarcale di appartenenza. Oggi però indossare gli anelli è diventata soprattutto un’attività economica redditizia. Sta di fatto che non è chiaro quanto volontaria sia la scelta delle donne karen di indossare gli anelli, vuoi perché gli anelli sono messi in età infantile, vuoi perché esistono pressioni sociali perché continuino a indossarli. Pressioni dovute al fatto che, da un lato, non esiste per i Karen una reale alternativa al reddito garantito dall’esposizione delle donne allo sguardo dei turisti e perché è indubbiamente il turismo che fornisce ai Karen i mezzi di sussistenza; dall’altro le autorità e i tour operator traggono proventi notevoli dai flussi turistici verso i villaggi karen, molto maggiori di quanto arrivi ai Karen. Del resto, l’opzione di lasciare il villaggio è per le donne karen più teorica che reale; giunte in Thailandia dalla Birmania nel 1988, sono formalmente profughe, con tutti gli svantaggi giuridici che ciò comporta in termini di opportunità lavorative e di libertà di movimento.

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Donna Kayan, Myanmar

Quindi, se pur non si deve sbrigativamente liquidare una tradizione perché non soddisfa i nostri requisiti morali, è necessario resistere all’idea che la tradizione tutto scusa o fare assunzioni troppo rapide sulla volontarietà. In questo caso, ad esempio, la tradizione risente della situazione di vulnerabilità economica e sociale della comunità Padaung e della conseguente pressione cui sono esposte le donne di etnia Karen. La solidità della tradizione e, dunque, la reale volontarietà di indossare gli anelli, potrebbe essere paradossalmente saggiata escludendo i Karen dai circuiti turistici: a quel punto, non essendoci più un incentivo economico per farlo, si potrebbe verificare se la scelta di indossare gli anelli è volontaria. Le donne karen possono essere considerate vittime del cosiddetto effetto zoo: sono cioè trattate come gli animali che popolano i giardini zoologici, un modo inappropriato in quanto lesivo della loro dignità. A motivare questi comportamenti esecrabili c’è una distorsione nella mente del turista che tende all’esotico e al primitivo».

Può parlarci dei temi affrontati nell’ultimo capitolo del suo libro?
«Nell’ultimo capitolo del libro parlo di voyeurismo turistico: la scelta di visitare luoghi in cui sono avvenuti o stanno avvenendo disastri naturali, fatti di sangue o tragedie di vario genere. Prendendo spunto dal cosiddetto turismo del macabro o dark tourism, nel capitolo si affronta anche il tema di quale sia la distanza, temporale o spaziale, da porre tra un accadimento drammatico e l’attività turistica e la questione se la povertà possa essere oggetto di turismo».

 

 Il Codice Mondiale di Etica del Turismo

Il Codice Mondiale di Etica del Turismo, adottato mediante risoluzione dall’Assemblea Generale dell’Organizzazione Mondiale del Turismo di Santiago del Cile (27 settembre – 1° ottobre 1999), ha come obiettivo fondamentale quello di promuovere un turismo responsabile, sostenibile e accessibile a tutti.

Articolo 1: Il turismo quale strumento di comprensione e di rispetto reciproco tra i popoli e le società.
Al punto uno, si sottolinea che il turismo è uno degli strumenti che i popoli hanno per conoscersi, per apprezzare e rispettare le diversità.
Articolo 2: Il turismo quale mezzo di realizzazione individuale e collettiva.
Il turismo è l’attività più frequentemente associata al riposo, alla distensione, allo sport, all’accesso alla cultura e alla natura e in questo senso è da considerarsi come mezzo privilegiato per realizzazione individuale e collettiva.
Articolo 3: Il turismo quale fattore di sviluppo sostenibile.
L’articolo tre ci ricorda che il turismo può essere uno strumento molto importante per lo sviluppo sostenibile delle popolazioni locali. Per questo gli attori del settore turistico devono impegnarsi al fine di promuovere una crescita economica sana, tale da soddisfare in modo equo le necessità e le aspirazioni delle generazioni presenti e future.
Articolo 4: Il turismo come fruizione del patrimonio culturale dell’umanità e sostegno al suo arricchimento.
Questo è altro punto importante: il turismo permette di visitare i siti che sono Patrimonio mondiale dell’umanità. Le risorse finanziare derivanti dalla visita a questi siti e ai monumenti devono essere utilizzate, almeno in parte, per il mantenimento, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio stesso.
Articolo 5: Il turismo quale attività vantaggiosa per i paesi e le comunità ospitanti.
Questo articolo si collega al punto tre: le popolazioni locali devono essere partecipi dell’attività turistica e condividere in maniera equa i benefici economici, sociali e culturali in modo particolare per quanto riguarda la creazione diretta o indiretta dell’occupazione.
Articolo 6: Obblighi degli attori del settore turistico.
I professionisti del turismo devono fornire informazioni obiettive e oneste e devono garantire la sicurezza dei viaggiatori, vigilando sui turisti.
Articolo 7: Diritto al turismo.
Questo è un punto molto bello e lo riportiamo alla lettera: «La possibilità di accedere direttamente e personalmente alla scoperta ed al godimento delle ricchezze del pianeta rappresenta un diritto di cui tutti gli abitanti del mondo devono poter usufruire in modo paritario».
Articolo 8: Libertà di movimento a scopo turistico.
I turisti e i viaggiatori, nel rispetto delle leggi, hanno il diritto di circolare liberamente all’interno dei paesi da loro visitati senza dover subire eccessive formalità né discriminazione alcuna.
Articolo 9: Diritti dei lavoratori e degli imprenditori dell’industria turistica.
I lavoratori dell’industria turistica hanno il diritto e il dovere di acquisire una formazione idonea; tutte le persone che hanno le capacità e le qualità professionali necessarie hanno il diritto di condurre un’attività professionale nel turismo.
Articolo 10: Applicazione dei principi del Codice Mondiale di Etica del Turismo.
Gli attori del turismo si impegnano a vigilare che questi principi vengano applicati.